Bilancia pesapersone: così semplice eppure così importante

acquista bilancia pesapersone

Talmente diffusa e per certi versi “semplice” da non essere quasi considerata come un dispositivo medico ma come uno strumento domestico: stiamo parlando della bilancia pesapersone.

Se ne trova una in quasi tutte le case degli italiani, anche se la maggior parte è nascosta in qualche angolo del bagno inutilizzata da mesi o anni. Eppure, controllare regolarmente il proprio peso è un’attività tanto semplice quanto importante.

Se è vero che una delle cose più importanti in assoluto per mantenere una buona salute è imparare come mangiare in maniera corretta, come verificare i progressi più o meno evidenti del proprio regime alimentare attuale?

Una bilancia pesa persona non è solo uno strumento per misurare il peso di un paziente, ma il primo mezzo per stilare un piano efficace per aiutarlo a raggiungere un peso corporeo adeguato alla sua corporatura e alla sua età e un profilo metabolico nella norma in termini di glicemia, colesterolo, trigliceridi. 

Per riuscirci è necessario che il medico lavori sul regime alimentare e sullo stile di vita del paziente in termini di abitudini e attività fisica.

bilancia pesapersone ad uso medicale o privato

Pur essendo considerate come strumenti piuttosto semplici, non tutte le bilance sono effettivamente valide. Sicuramente le caratteristiche principali di una bilancia pesa persone efficiente sono precisione e la facilità d’uso.

Prima di tutto dobbiamo distinguere tra:

Quelle ad uso privato sono utilizzabili da tutti. Bilance ideali per uso domestico per tutte le persone che cercano dati precisi e affidabili e sicurezza del risultato.

Invece, le bilance pesapersone ad uso medicale, certificate, precise, robuste e validate clinicamente. Queste bilance possono essere utilizzate in tutti gli studi medici, nelle cliniche e negli ospedali per avere dati affidabili sul peso dei pazienti.

Digitale o analogica?

Tra le tante bilance in commercio dobbiamo distinguere tra bilancia analogica e bilancia digitale.

La bilancia pesapersone analogica è normalmente costituita da un ago o da una lancetta che indica il peso corporeo del paziente. Rispetto a quella digitale, è di norma meno precisa ma più durevole nel tempo. Le bilance analogiche professionali sono tuttavia ottimi strumenti di monitoraggio del peso, tant’è che le troviamo spesso negli studi medici di specialisti e medici.

Le bilance pesapersone digitali, come accennato sono più precise anche se più delicate di quelle analogiche. Tuttavia possono essere dotate di funzionalità e caratteristiche utili come la possibilità di avere uno storico del peso o di collegare la nostra bilancia digitale al nostro smartphone, attraverso il wi-fi o il Bluetooth.

Un discorso diverso è quello che riguarda le bilance impedenziometriche. Ovvero bilance innovative che, attraverso degli elettrodi posti sul piano d’appoggio,  inviano delle impercettibili (e indolori) scariche elettriche per il calcolo della massa corporea. La distinzione in questo caso riguarda la massa grassa e la massa magra (massa muscolare) del corpo in modo da poter intervenire su una o l’altra a seconda dei casi.

Non solo per adulti: la bilancia per neonati

Naturalmente fino a questo momento abbiamo visto le bilancia pesapersone per adulti, tuttavia queste sono poco funzionali per pesare un neonato che non può stare in piedi, fermo sul piatto della bilancia.

Per questo esistono apposite bilance per neonati sia per uso medicale che per uso privato. Si tratta di dispositivi completamente diversi dalle classiche bilance per adulti perché sono pensati per essere poggiate comodamente su un tavolo o su qualsiasi altro piano di appoggio e accogliere il neonato su un piatto – o meglio un vassoio – a culla che permette al piccolo di stare comodamente sdraiato.

Il controllo del peso durante i primi mesi di vita rappresenta un parametro fondamentale per capire se i bimbi vengano nutriti correttamente.

Per questo motivo, ogni pediatra misura regolarmente il peso del neonato ad ogni visita.
Oggi tuttavia le bilance pesaneonati per uso privato sono molto diffuse. Si tratta di dispositivi che rappresentano una pratica soluzione per i genitori che desiderano monitorare il peso dei propri bimbi con regolarità e precisione, senza dover ogni volta recarsi in ambulatorio o in farmacia. Anzi, a volte è il pediatra stesso che può consigliare di effettuare questa operazione anche a casa una o più volte alla settimana.

D’altra parte, come abbiamo già detto, monitorare regolarmente il peso di un neonato è fondamentale per capire se quest’ultimo sta assimilando correttamente tutti i nutrienti contenuti nel latte materno o artificiale che assume ogni giorno.

A differenza di quanto avviene per gli adulti, anche pochi grammi possono fare una grande differenza: per questo motivo, è fondamentale che una bilancia per neonati sia in grado di rilevare anche variazioni minime in termini di peso.
Per questo motivo è importante scegliere bilance per neonati con un grado di precisione della misurazione (divisione) piuttosto elevato.

In linea di massima possiamo dire che la maggior parte delle bilance per neonati analogiche ha una precisione di 10 grammi. Mentrele bilance digitali per neonati  possono arrivare anche a una divisione di 5 grammi.

Calcolare l’indice di massa corporea (BMI)

calcolo bmi

Grazie ad una bilancia pesa persona affidabile è possibile calcolare con precisione l’indice di massa corporea, il BMI (Body Mass Index).

Questo indice consiste semplicemente nel rapporto tra peso (espresso in kg) e l’altezza (espressa in m) di un paziente: Nello specifico:

BMI = m x a2

dove:

m= massa

a = altezza.

Se l’indice risultante è:

  • inferiore a 18: sottopeso piò o meno grave
  • compreso tra 18 e 22: normopeso
  • compreso tra 22.50 e 30: sovrappeso
  • superiore a 30: obesità piò o meno grave.

Ma cosa vuol dire controllare regolarmente il proprio peso? 

In primis farlo con una bilancia è utile se si definisce un momento della giornata per questa operazione e lo si conserva. Sappiamo bene che il peso corporeo può subire una certa variazione nell’arco della stessa giornata (dopo mangiato come dopo aver svolto esercizio fisico). 

Meglio pesarsi a digiuno. E non si tratta di un espediente motivazionale per “pesare meno” ma di un consiglio degli esperti proprio perché in risulato non sia influenzato dalle variazioni di peso a cui si è soggetti nel corso della giornata. Alterazioni anche importanti, legate sia al quantitativo e alla tipologia cibi che assumiamo sia ai liquidi corporei, la cosiddetta ritenzione idrica.

L’equazione mangiare di meno per dimagrire non è sempre corretta: infatti, il peso non aumenta solo perché mangiamo di più, magari anche perché, pur ingerendo la stessa quantità di cibo, mangiamo cibi più grassi o facciamo meno movimento del solito.

Quanto mangiare conta, ma è importante anche come farlo: mangiare lentamente è molto importante perché uno dei fattori che lo regolano è il livello di glicemia (la concentrazione di glucosio nel sangue), dipende dalla “rapidità” del pasto. Chi mangia lentamente, in generale, si sente sazio prima e si evita di riempire troppo lo stomaco. Inoltre, prestare più attenzione alla masticazione mangiando lentamente riduce le difficoltà digestive.

L’aumento di peso e le patologie

Non c’è solo un appetito da leoni alla base dell’aumento di peso ma sono diverse le cause che possono far prendere peso ad una persona anche se questa non assume più calorie del dovuto dai propri pasti.

Infatti, l’aumento di peso può essere causato da patologie come:

  • ipotiroidismo
  • intolleranze alimentari
  • sindrome dell’ovaio policistico

Se queste sono solo alcune delle patologie che possono causare un aumento di peso, ben più lungo è l’elenco dei rischi legati a questa condizione.

Un peso eccessivo comporta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari come ictus e infarto, disturbi che comprendono malattie metaboliche come il diabete e la dislipidemia, problemi a carico delle articolazioni e e patologie respiratorie come le apnee notturne.
Infine va ricordato che la presenza di obesità aumenta il rischio di sviluppo di alcuni tumori quali ad esempio il tumore endometriale (un tipo di tumore dell’utero), il tumore colorettale, della colecisti e della mammella.

A proposito di rischi per la salute, è bene sottolineare il crescente problema dell’obesità nei bambini e negli adolescenti. Si tratta di soggetti maggiormente esposti fin dall’età infantile a difficoltà respiratorie, problemi articolari, mobilità ridotta con il rischio di sviluppare precocemente fattori di rischio di natura cardiovascolare come l’ipertensione e condizioni di alterato metabolismo, come il diabete di tipo 2 o l’ipercolesterolemia.

Ecco perché non è solo importante avere una bilancia pesapersone, ma quello che fa la differenza è il suo utilizzo costante per ridurre ogni fattore di rischio.

Stetoscopio o fonendoscopio. Quali sono le differenze?

Meglio utilizzare uno stetoscopio o un fonendoscopio? Spesso questi due termini vengono utilizzati come sinonimi. Eppure, le cose non stanno esattamente così.

Intendiamoci: stetoscopio e fonendoscopio rappresentano sicuramente dispositivi medici  simili. Sono tra i più utilizzati in assoluto dai medici (non è un caso che, nell’immaginario collettivo, il medico ne porta sempre uno al collo, sopra il proprio camice) ed entrambi sono utili per avere una valutazione dello stato generale di salute di un paziente con modalità simili, ovvero ascoltando – o meglio auscultando – i suoni prodotti all’interno dell’organismo.  

All’apparenza molto simili tra loro, tant’è che entrambi sono dotati di:

  • Padiglione, ovvero l’elemento a diretto contatto con la pelle del paziente. Il padiglione, a sua volta, può essere composto da:
  • Membrana o diaframma (stetoscopio)
  • Campana (fonendoscopio)
  • Base
    • La membrana, o diaframma, è la parte piatta del padiglione e permette di ascoltare i suoni a frequenza media e alta.
    • La campana è l’elemento che consente di captare i suoni a bassa frequenza. I dispositivi medici composti da una membrana e una campana sono chiamati a doppio padiglione
    • La base collega il padiglione al tubo.
  • Il tubo è l’elemento di gomma all’interno del quale si propagano le onde sonore e connette l’archetto al padiglione.
  • L’archetto è la parte metallica dello stetoscopio 
  • Aste auricolari
  • Olivette auricolari

Ecco perché nelle prossime righe vedremo quale è la differenza tra stetoscopio e fonendoscopio, e soprattutto quale usare a seconda delle loro caratteristiche di utilizzo.

Stetoscopio o Fonendoscopio:cosa cambia

Iniziamo subito con la differenza principale tra stetoscopio e fonendoscopio.

  • Lo stetoscopio viene utilizzato per auscultare il torace,
  • Il fonendoscopio viene usato per l’auscultazione dei visceri in generale.

Inoltre, molti dispositivi sono dotati sia di una membrana piatta utilizzata per auscultare i suoni cardiaci (alta frequenza) che di una campana per l’auscultazione dei suoni polmonari in bassa frequenza.

Mentre per l’auscultazione polmonare è sufficiente una lieve pressione della campana, nel caso si utilizzi il diaframma è necessaria una pressione più decisa sulla pelle del paziente affinché si possano auscultare in maniera chiara i suoni ad alta frequenza. Questo perché le alte frequenze sono più complesse da intercettare.

Gli Stetofonendoscopi

Talmente simili ma diversi che, negli ultimi anni, è stato introdotto un dispositivo che include le funzionalità dell’uno e dell’altro. Stiamo parlano dello stetofonendoscopio che grazie ad un doppio padiglione rotante e campane sostituibili che consente entrambi i tipi di auscultazione.

Stile e personalità in corsia

Detto che gli stetoscopi Littmann (Gruppo 3M) rappresentano un’eccellenza assoluta in termini di standard qualitativi, tra gli altri brand di questo settore che si distinguono per qualità e design c’è senz’altro MDF Instruments, marchio americano di dispositivi medici con sede nella splendida isola di Porto Rico.

Leggi il nostro approfondimento: stetoscopi: MDF vs. Littmann

MDF ha recentemente lanciato una linea di stetoscopi davvero originale con dispositivi a doppia testina per l’auscultazione sia delle frequenze alte che delle frequenze basse di diversi colori e stili per accontentare i gusti di tutti i medici e gli infermieri.

La storia delle cuffie chirurgiche nella sanità

La cuffia è un indumento tipico da migliaia di anni che ha attraversato epoche molto diverse, eppure le cuffie chirurgiche sono state introdotte solo all’alba del novecento…

Le cuffie chirurgiche sono diventate parte integrante dell’abbigliamento protettivo e servono ad evitare che i germi presenti nei capelli e sul cuoio capelluto del personale medico vadano a contaminare la sala operatoria. Che siano in stoffa o in materiale monouso, ormai tutti i membri del personale sanitario le indossano sia durante un intervento chirurgico che in svariate altre circostanze.

Oggi sappiamo che la maggior parte delle infezioni chirurgiche post operatorie in sito sono contratte al momento dell’intervento, quando c’è la possibilità che i microorganismi raggiungano la ferita aperta

Le fonti dei microorganismi sono: endogena (paziente stesso) oppure esogena (ovvero da parte del personale, degli oggetti presenti in sala o da altri pazienti).
 
Le principali barriere in fatto di indumenti che aiutano a contenere il rischio di infezioni sono: cotone, tessuto non tessuto (tnt) oppure tessuti tecnici riutilizzabili.

Partiamo da un presupposto curioso: la cuffia è un indumento antichissimo già utilizzato all’epoca degli antichi egizi e successivamente in epoca romana sotto forma di reticella avvolgente per i capelli.

Non solo un indumento femminile dal momento che nell’età medioevale persino i cavalieri usavano un particolare tipo di cuffia, realizzato in maglia di metallo, che faceva parte dell’armatura per proteggere la testa il collo e le spalle dai colpi del nemico in battaglia.

Eppure, nonostante abbia attraversato secoli e culture diverse, l’utilizzo della cuffia in ambito medico è piuttosto recente.

Dobbiamo attendere i primi del ‘900 affinché l’uso di cuffie e guanti diventi uno standard in sala operatoria.

Von Mikulicz-Radecki e l’uso delle cuffie in sala operatoria

Fu il medico austriaco Johann von Mikulicz-Radecki, a stabilire  l’uso della cuffia, della maschera e dei guanti di cotone durante le operazioni chirurgiche alla fine del 1800.

Per la verità, Luis Pasteur aveva già dato indicazioni puntuali, nella sua comunicazione del 29 aprile 1878 all’Accademia delle Scienze, sulla necessità di trattare tutti i tessuti e altro materiale che entra in contatto con il campo operatorio (bende, spugne, legacci) a 130° – 150°. Le vesti bianche sterilizzate in Sala operatoria, con braccia scoperte, sono testimoniate a cavallo fra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo.

Questo perché, negli ultimi anni, le ricerche in ambito batterilogico avevano iniziato a dimostrare l’importanza di presidi e accortezze fino al quel momento poco utilizzati. 

Le mascherine vengono introdotte progressivamente (dal 1897 a seguito delle osservazioni di Carl Flügge e di von Mikulicz-Radecki e del francese Paul Berger) con un bendaggio della bocca, poi evolute in specifici prodotti all’inizio degli anni trenta. Dobbiamo anche considerare che molti chirurghi (e molti uomini in generale) in quegli anni erano soliti portare fluenti barbe.

Von Mikulicz-Radecki fu il primo a introdurre la nozione di infezione dovuta ad inalazione di patogeni respiratori sospesi in goccioline respiratorie esalate da altri individui già infetti (“infezione per goccioline respiratorie”). 

Cuffie monouso o copricapo?

cuffia chirurgica ippocrateshop

Oggi i componenti dell’équipe chirurgica, durante l’intervento, devono indossare una mascherina che copra adeguatamente bocca e naso, una cuffia o copricapo per coprire capelli e barba nonché guanti sterili (dopo aver indossato un camice sterile).

In Europa, l’Associazione di Infermieri di Sala Operatoria (EORNA) nelle sue Linee Guida 2015 e a proposito del copricapo sostiene che: “il personale sanitario dovrebbe entrare nelle aree soggette a restrizione dei blocchi operatori, con dei copricapo che coprano tutti i capelli, le basette e la barba, preferibilmente monouso. Questo per proteggere i pazienti dalle infezioni dovute allo spargimento di squame del cuoio capelluto o dai peli. I copricapo di cotone, personalizzati sono accettati solo se coperti da quelli monouso”. Leggi l’articolo su Nursetimes).

La normativa e gli standard da seguire

La normativa di riferimento a livello europeo per la produzione e l’uso di cuffie per la sala operatoria è la UNI EN 13795:2013 “Teli chirurgici, camici e tute per blocchi operatori, utilizzati come dispositivi medici per pazienti, personale clinico e attrezzature – Requisiti generali per fabbricanti, operatori e prodotti, metodi di prova, requisiti di prestazione e livelli di prestazione”.

Questa disciplina specifica le informazioni riguardanti i dispositivi medici, le informazioni che devono essere fornite agli utilizzatori e alle terze parti verificatrici e, soprattutto, fornisce informazioni di fabbricazione e lavorazione sui dispositivi medici, in particolar modo sulle caratteristiche di camici chirurgici monouso e riutilizzabili, teli chirurgici e tute per blocchi operatori utilizzati come dispositivi medici, per pazienti, personale clinico e attrezzature al fine di prevenire la trasmissione di agenti infettivi tra pazienti e personale clinico durante gli interventi chirurgici e altre procedure invasive. Infine, specifica i metodi di prova per valutare le caratteristiche individuate dei teli chirurgici, camici e tute per blocchi operatori e stabilisce i requisiti di questi prodotti.

Telerefertazione, cosa è e come funziona

Ultimamente si parla spesso di telemedicina per la cura domiciliare di pazienti cronici e qualcuno tende a confondere telemedicina e telerefertazione.

In realtà, la telerefertazione (o refertazione a distanza) è solo uno degli aspetti della telemedicina nella sua accezione più ampia. 

Quando si parla di telemedicina ci si riferisce alla possibilità di monitorare alcuni parametri vitali di un paziente (telemonitoraggio) ed eseguire dei percorsi terapeutici senza che il paziente sia costretto a recarsi ogni volta nello studio medico. Se i dispositivi medici oggi dispongono della tecnologia necessaria (e soprattutto accessibile) per inviare informazioni in tempo reale al proprio medico da remoto, possiamo dire che la telerefertazione ha in qualche modo fatto da apripista per tutto il mondo ehealth.

In alcuni campi come la cardiologia e la radiologia, la telerefertazione è uno strumento piuttosto avanzato che ha permesso di compiere passi da gigante nel rapporto medico-paziente.

Quando si vive nelle città o in centri particolarmente urbanizzati, tutti i servizi, compresi quelli socio sanitari, sono a portata di mano. Questo significa che per recarsi da uno specialista per un consulto basta una passeggiata. O comunque un giro in macchina di pochi minuti.

Ma la verità è nel paese dei borghi e dei mille campanili, non tutte le zone presentano servizi e comodità di questo tipo. Anzi. Ed è probabilmente per questo che, dopo qualche tentennamento iniziale, la telemedicina sta finalmente prendendo piede anche a da noi.

In alcune zone poi potrebbero esserci problemi di banda limitata, ma oggi abbiamo gli strumenti per inviare tracciati ecg di pochissimi kilobyte di peso formato pdf con la possibilità di ricevere i relativi referti (sempre in formato elettronico) in breve tempo.

Cosa è la telerefertazione

La definizione fornita dalla Commissione europea di telerefetazione è: “l’integrazione, monitoraggio e gestione dei pazienti, nonché l’educazione dei pazienti e del personale, usando sistemi che consentano un pronto accesso alla consulenza di esperti ed alle informazioni del paziente, indipendentemente da dove il paziente o le informazioni risiedano”

Molto semplicemente, possiamo dire che la refertazione a distanza offre ad un medico la possibilità di effettuare la diagnosi su un paziente che non è fisicamente nel suo stesso e fornire un’opinione clinica a distanza supportata da dati diagnostici.

Come si è sempre detto, il compito della telemedicina non è quello di “sostituire” il medico ma piuttosto di offrigli nuovi strumenti per migliorare e semplificare il suo lavoro e la telerefertazione ne è la prova.  

Come abbiamo accennato in precedenza, il problema logistico degli spostamenti non è un dettaglio nella maggior parte dei comuni italiani. Questo fa capire come refertare a distanza possa rappresentare una svolta anche nelle cure per tutte quelle persone che soffrono per la difficoltà di collegamenti e per la carenza di servizi medici adeguati. Pensiamo a tutti quei paesi in via di sviluppo dove raggiungere un villaggio può voler dire incamminarsi per ore.

Questione di timing

Senza arrivare a questi estremi, il punto è che la refertazione a distanza è preziosa non solo nelle aree più remote del pianeta ma in qualsiasi nazione.

Ma cosa fa la differenza in un servizio di refertazione a distanza? Senza dubbio il timing. Oggi che viviamo in un’epoca iper connessa in cui siamo abituati a trovare tutto quello di cui abbiamo bisogno in tempo reale e persino di ricevere comodamente a casa prodotti che acquistiamo nel giro di poche ore, i tempi di fornitura sono essenziali.

Ecco perché i migliori centri di refertazione possono arrivare a garantire l’invio del referto entro 24/48 ore.

Ma il compito della refertazione a distanza è anche quello di indicare ad un paziente quale è il comportamento corretto da tenere in base ai parametri rilevati.

Pensiamo solo a un paziente che soffre di fibrillazione atriale o altre patologie cardiache. In questo caso, la registrazione autonoma di un tracciato con dispositivi come ecg palmari e dispositivi per la telecardiologia può consentire di individuare eventi altrimenti difficili da diagnosticare.

Una volta ricevuto il tracciato, il medico ha la possibilità  di studiarlo attentamente ingrandendo le immagini o agendo sulle funzionalità informatiche disponibili, suggerendo al paziente il da farsi.

Verso l’era della telemedicina

La telemedicina, che oggi sta acquisendo nuovi e più importanti spazi all’interno del SSN, ha dimostrato di poter contribuire a migliorare davvero la qualità dell’assistenza sanitaria consentendo la fruibilità di cure, servizi di diagnosi e consulenza medica a distanza, oltre al costante monitoraggio di parametri vitali, al fine di ridurre il rischio d’insorgenza di complicazioni in persone a rischio o affette da patologie croniche.

Noi di Ippocrateshop crediamo da tempo nella telerefertazione, specie in ambito cardiologico. Non a caso abbiamo attivato da anni una serie di servizi per la refertazione a distanza.

 

Matilde Montoya, la donna che “rivoluzionò” il Messico

Matilde Montoya fu la prima donna messicana a laurearsi in medicina nel 1877. Una storia di coraggio e lotta ai pregiudizi…

La storia di Matilde Montoya, è quella di una donna speciale nel mondo della medicina. Perché fu la prima donna messicana a laurearsi in medicina e chirurgia; una pioniera che col suo coraggio aprì la strada per molte altre giovani donne. Per rendersi conto della portata di questa storia non basta limitarsi a pensare che Matilde Petra Montoya Lafragua si laureò in medicina e ottenne l’abilitazione il 24 agosto del 1877 ma dobbiamo immergerci nella società messicana del tempo. Un “viaggio virtuale” per comprendere a fondo come il solo fatto di frequentare quella facoltà fu di per sé rivoluzionario. matilde montoya prima donna medico in messico Nella società messicana e latinoamericana dell’800 (come del resto in gran parte di quella occidentale) si viveva un forte sbilanciamento e le relazioni tra uomini e donne che soffrono una pesante impronta di tipo patriarcale. Ovvero un sistema sociale in cui l’uomo l’uomo gestisce tutte le relazioni gerarchiche di potere. Stiamo parlando di un modello per cui la donna veniva considerata “per sua natura” una madre abnegata, subordinata all’autorità del capo famiglia. Ciò significa che la sua realizzazione come individuo è vista possibile solo in ambito domestico. Un modello a cui Montoya si ribellò con i fatti prima ancora che con le parole. Lavorando inizialmente come ostetrica, divenne una delle prime donne a frequentare e diplomarsi alla Scuola di Medicina, conseguendo il dottorato nel 1887. Montoya ha avuto un ruolo importante nel consolidamento sociale dei diritti delle donne e nei movimenti per l’istruzione e l’occupazione femminile. Prima di allora non c’era una sola donna medico in tutto il paese. Per questo, il 24 agosto 1887 Matilde Montoya fece la storia del Messico e della medicina in generale. Non a caso, quando sostenne il suo esame di laurea alla Scuola Nazionale di Medicina per ottenere l’abilitazione come medico lo fece alla presenza dell’élite messicana, dei massimi esperti della medicina dei giornalisti e dello stesso presidente della Repubblica in quegli anni, Porfirio Díaz. Matilde Montoya nasce il 14 marzo 1857 a Città del Messico. Nel maggio 1870 si iscrive alla scuola di ostetricia presso la Scuola Nazionale di Medicina, ma solo un anno dopo la abbandona a causa delle difficoltà economiche della sua famiglia e della morte del padre. Dal 1871 inizia a lavorare come ostetrica a Morelos, Città del Messico, Veracruz e Puebla. Superate queste difficoltà, decise di fare domanda per l’iscrizione alla Scuola Nazionale di Medicina, dove fu accettata nel 1882. Cinque anni dopo, Matilde Montoya diventa la prima dottoressa del Messico, provocando appunto reazioni eclatanti (e contrastanti) nella società messicana dell’epoca. Se ci fu chi riconobbe, fin da subito, l’inizio di un epocale cambiamento del posto della donna nella società, non mancò chi mise in dubbio la validità degli sforzi di Matilde sostenendo che non era “naturale” per una donna essere incline a una professione del genere. Ma a Matilde Montoya questi giudizi non importavano granché perché lei, in fondo, la sua sfida più grande l’aveva già vinta. E se oggi in Messico le donne costituiscono oltre il 40% del personale medico e oltre l’80% di quello infermieristico il merito è soprattutto di Matilde Montoya.

René Favaloro: il padre del bybass aorto-coronarico

La vita di René Favaloro, cardio chirurgo argentino che per primo eseguì con successo un intervento di bypass aorto-cornarico somilgia molto ad un romanzo. Per la verità, qualcuno ha già scritto la sua storia. Una storia avventurosa alla quale manca una cosa sola: il lieto fine.

Chiunque vada in cerca di un happy end rimarrà deluso. Perché René Favaloro morirà suicida a 77 anni in una giornata di fine luglio del 2000. Solo e senza una lira. Anzi, senza un peso.

Cominciare dalla fine la storia di un “medico eroe” sembra inconsueto, ma nel caso di questo dottore il cui cognome, come quello di tanti argentini, “tradisce” le chiare origini italiane, può aiutare a comprendere la portata di uomo a cui Google il 12 luglio del 2019 dedicò uno dei suoi celebri Doodle.

Chi era René Favaloro

rené favaloro medico

Già, perché luglio non è solo il mese in cui si tolse la vita ma anche quello che, diversi anni prima, lo vide venire alla luce in una casa di La Plata. Era il 12 luglio 1923 e René Geronimo venne al mondo in una famiglia di umili origini, figlio di un carpentiere e di una sarta.

 I nonni, originari della splendida Isola di Salina nell’arcipelago delle Eolie, si trasferirono oltre oceano verso la fine dell’800. Erano dei viticoltori che aveva deciso – o meglio erano stati costretti – a cambiare vita e ricominciare daccapo, messi in ginocchio da un parassita che aveva distrutto tutte le loro coltivazioni di viti.

Brillante studente, si laureò in medicina nel 1949. Eppure, la prima cosa che fece fu quella di trasferirsi a Jacinto Aràuz, una cittadina di poco più di 2mila abitanti nel centro del Paese, più precisamente nella Provincia di La Pampa. Lì iniziò a lavorare come medico cittadino e sempre lì conobbe María Antonia Delgado che sarebbe diventata sua sposa pochi anni più tardi, nel 1951. 

Favaloro iniziò ad interessarsi alla chirurgia toracica e cardiovascolare, una disciplina ancora poco esplorata dalla medicina del tempo. Una passione che lo portò a viaggiare ancora e trasferirsi, questa volta a decine di migliaia di chilometri di distanza. Volò negli Stati Uniti nel 1962 per studiare chirurgia cardiovascolare e toracica alla Cleveland Clinic.  Tornò in Argentina solo 10 anni più tardi e fondò l’Istituto di Cardiologia e Chirurgia Cardiovascolare Fondazione Favaloro, che esiste ancora oggi.

Il bypass coronarico

bypass aorto coronarico

Fatto sta che questa procedura, meglio nota come bypass coronarico (CABG), ha rivoluzionato il modo in cui vengono trattati i pazienti cardiovascolari. Secondi i dati forniti dal New England Journal of Medicine, il bypass coronarico è tra le principali procedure chirurgiche eseguite più comunemente, con circa 400mila operazioni eseguite ogni anno solo negli Stati Uniti.

Ma c’è di più perché Favaloro non ha ha eseguito il primo intervento di bypass coronarico, ma ha anche effettuato il primo trapianto di cuore in Argentina. Un uomo così dovrebbe essere celebrato come un eroe nazionale penserà forse chi non conosce bene la sua storia… E in effetti Favaloro è divenuto una sorta di “eroe dei due mondi” (argentino ed italiano), peccato che la maggior parte della gloria e degli onori gli sia stata riconosciuta postuma.

Ma procediamo con ordine.

Perché prima di tornare nella sua terra, Favaloro eseguì l’intervento chirurgico che lo avrebbe consegnato alla storia. Era il 9 maggio 1967 e il medico argentino di origini italiane eseguì l’intervento tramite un auto-innesto di vena safena per rimpiazzare un segmento stenotico di arteria coronarica destra.

Oggi, il bypass aorto-coronarico è un intervento sicuro e meno invasivo grazie allo sviluppo di tecniche più moderne che permettono di superare un condotto vascolare (anche quando totalmente ostruito), ed è possibile eseguire procedure molto meno invasive come l’angioplastica che prevede la dilatazione della stenosi mediante un palloncino che si gonfia all’interno della coronaria.

Ma se lui, quel giorno di maggio del ‘67 non avesse tentato l’intervento rivoluzionario, oggi la medicina non sarebbe a questo punto e milioni di persone oggi non avrebbero una storia da raccontare, perché le vite salvate in questi anno grazie a questo tipo di bypass non si contano. 

Gli ultimi anni

Ma Favaloro non era tipo da sedersi sugli allori né tantomeno, uno che amava essere definito “medico eroe”. Non amava celebrazioni e riconoscimenti.

Come abbiamo già detto, la storia di Favaloro non è fatta per Hollywood. Perché la crisi che all’inizio del nuovo millennio ha portato l’Argentina al default ha colpito anche il celebre medico.

I fondi per la sanità, ridotti all’osso, avevano messo in ginocchio il sistema sanitario argentino oltre che ridotto in povertà molte persone. Senza troppi peli sulla lingua, Favaloro prese carta e penna e denunciò la situazione all’allora presidente della repubblica argentina. Un ultimo gesto disperato, prima di togliersi la vita con un colpo di pistola dritto al cuore. Quello stesso cuore di cui lui era diventato un “maestro”.

Ecg portatile: il caso dell’ecg 90 A di Contec

Non c’è solo il prezzo dietro il successo di un ecg portatile che è senza dubbio tra i più venduti su Ippocrateshop e non solo. Stiamo parlando dell’ecg 90A di Contec.

Senza dubbio si tratta di un dispositivo dal prezzo davvero vantaggioso (oggi, tra l’altro, tutti gli ecg su Ippocrateshop sono disponibili con iva agevolata al 5%), ma c’è dell’altro…

Ecg portatili, le dimensioni contano…

ECG 90A Contec è un elettrocardiografo a 12 derivazioni portatile interpretativo con stampante integrata. Un dispositivo medico lungo 20 centimetri e dal peso di appena 800 grammi. Questo significa che è davvero portatile. 

Peso e dimensioni ridotte d’altra parte, sono aspetti da prendere in considerazione quando si sceglie un ecg portatile perché la praticità è un fattore decisivo. Come probabilmente ben saprete, spesso rientrano nella categoria degli elettrocardiografi portatili dispositivi con un peso superiore ai 2 kg.

Ovviamente, i medici competenti che visitano presso le sedi aziendali oppure tutti i professionisti che si muovono tra diversi ambulatori e visite a domicilio non vogliono certo trasportare apparecchi pesanti e ingombranti.

Da un punto di vista tecnico, quello che forse fa la differenza è la possibilità di contare su 12 derivazioni e 3 canali di stampa. Questo significa che il tracciato elettrocardiografico potrà dunque essere stampato nei formati 3×4, 2×6 e 1×12 a seconda delle vostre preferenze in fatto di archiviazione e refertazione dei tracciati ecg.

Da ecg portatile a pc-ecg

nuovo software per ecg 90A versione 1.3.6

In più, grazie al software in dotazione questo ecg portatile si trasforma in un comodo PC-ecg.

Infatti, basta collegare l’elettrocardiografo con il cavo USB al vostro computer e il dispositivo permetterà la registrazione dei tracciati e la loro refertazione permettendo al medico che lo sta usando di scegliere se stampare gli ecg o salvarli in PDF e archiviarli in una cartella.

In più, lo schermo touchscreen, nonostante le dimensioni ridotte, è preciso e semplice da utilizzare. Caratteristica che aumenta la facilità d’uso di un ecg portatile che fa dell’intuitività uno dei suoi principali punti di forza.

Rientro al lavoro, cosa deve fare il medico competente

Inizia la fase 2 e tante aziende riaprono i battenti. Ecco cosa deve fare il medico competente per gestire al meglio il rientro al lavoro

Molte aziende hanno già riaperto dopo il periodo di lockdown a seguito dell’emergenza covid-19, altre lo faranno nei prossimi giorni.

Questo significa che milioni di lavoratori stanno tornando sul proprio posto di lavoro proprio in queste ore mentre altri proseguiranno con forme di smart working e lavoro a distanza.

Ma quale sarà il ruolo del medico competente per gestire al meglio questo rientro? Il suo è un compito attivo perché dovrà collaborare alla definizione di ogni elemento di carattere:

  • procedurale
  • organizzativo
  • tecnologico

affinché ogni azienda possa seguire il Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19 del 14 marzo scorso.

Il compito del medico competente è quello di accompagnare l’azienda in questa fase 2, fornendo una valutazione razionale in merito a quando e come i lavoratori con dei profilo di rischio possono riprendere il lavoro in sicurezza.

Vediamo nel dettaglio quali sono i compiti principali del medico…

Come il medico competente deve accompagnare il lavoratore nel rientro al lavoro

Il medico competente deve valutare le caratteristiche intrinseche dell’attività lavorativa per il rischio contagio, ed in seguito stilare una previsione al fine di prevenire o almeno mitigare il rischio di contagio del singolo lavoratore in funzione della sua propria suscettibilità.

Si tratta della definizione del “Profilo di rischio COVID-19 riferito alle caratteristiche dell’ambito lavorativo” e del contestuale “Profilo di rischio del COVID-19 del singolo lavoratore”, dal cui incrocio emerge la valutazione della possibilità di ripresa del lavoro, oltre che l’eventuale revisione e l’affinamento delle misure di contenimento attuate.

Il medico è anche chiamato a valutare periodicamente la presenza in azienda delle condizioni sanitarie minime necessarie come:

  • Adeguatezza dei locali
  • Disponibilità dei dispostivi di protezione individuali (DPI)
  • Presenza di referti di esami strumentali
  • Programmare visite per evitare affollamento

Indicatori per la definizione del rischio di contagio personale del lavoratore

Sappiamo tutti che l’epidamia di covid-19 in Italia si è diffusa in modo disomogeneo. Il rischio di contagio per la popolazione in generale è quindi diverso da zona da zona ed è in continua evoluzione.

Dunque per il medico competente non è semplice profilare il livello di rischio del lavoratore è arduo. Per riuscirci è necessario considerare la “geografia del contagio” per attribuire un peso differenziato al rischio che il lavoratore può incontrare tanto in azienda quanto nel percorso casa-lavoro.

➡️ Indicatore T: tragitto casa/lavoro

➡️ Indicatore AL: parametri per la definizione del rischio azienda

➡️ Indicatore M: parametro relativo alla mansione – Organizzazione del lavoro

Gestione delle persone “fragili” al lavoro 

Secondo l’articolo 3, comma 1, lettera b) del DPCM 8 marzo 2020: “[…] è fatta espressa raccomandazione a tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere una distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”.

Questo significa che i medici competenti devono gestire con attenzione casi di persone con forme di immunodepressione, malattie croniche o patologie specifiche come:

▶️ patologie oncologiche

▶️ patologie cardiache

▶️ forme di immunodepressione e/o immunodeficienza

▶️ patologie broncopolmonari

▶️ diabete mellito

▶️ insufficienza renale

Ulteriori informazioni

Per tutte le altre informazioni che riguardano il comportamento delle aziende e del medico competente di fronte a soggetti postivi o sospetti postivi al covid-19 vi rimandiamo all’articolo che avevamo scritto poche settimane fa dal titolo: Coronavirus: come devono comportarsi le aziende  e consultate il Vademecum Anma.

Coronavirus, come si devono comportare le aziende

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Misurare la febbre all’ingresso e tutelare la privacy del lavoratore. Ecco come devono comportarsi le aziende in questo periodo di emergenza Covid-19

medico competente anma misurazione febbre in azienda

Misurare la febbre ma non solo. Sono molti i consigli utili e i comportamenti da mettere in campo in questo periodo per la tutela della salute in azienda. Se molte imprese hanno temporaneamente sospeso la propria attività a seguito del DPCM del 22 marzo 2020, quelle che proseguono sono chiamate ad uno sforzo di responsabilità nell’interesse di tutti.

Cosa dice il protocollo?

Il “Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro del 14.03.2020” regola le modalità di accesso in azienda e, al punto 2 prevede espressamente che: “Il personale, prima dell’accesso al luogo di lavoro potrà essere sottoposto al controllo della temperatura corporea. Se tale temperatura risulterà superiore ai 37,5° non sarà consentito l’accesso ai luoghi di lavoro. Le persone in tale condizione – nel rispetto delle indicazioni riportate in nota – saranno momentaneamente isolate e fornite di mascherine, non dovranno recarsi al Pronto Soccorso e/o nelle infermerie di sede, ma dovranno contattare nel più breve tempo possibile il proprio Medico curante e seguire le sue indicazioni ”.

Il protocollo varato dal Governo e sottoscritto dall’Anma (Associazione Nazionale Medici d’Azienda e Competenti) prevede una serie di indicazioni, spetta poi al singolo Datore di Lavoro adattare le misure che, si legge nel documento, si applicano “… tenendo conto della specificità di ogni singola realtà produttiva e delle situazioni territoriali ”.

La misurazione della temperatura

Questo è senza dubbio uno dei punti più importanti del provvedimento e prevede la possibilità da parte del datore di lavoro di misurare la temperatura al momento dell’accesso al luogo di lavoro di dipendenti e collaboratori.

La misurazione può avvenire:

  • direttamente  in loco all’ingresso in azienda.

  • attraverso  raccolta quotidiana dell’autocertificazione del monitoraggio della temperatura corporea da parte di ogni lavoratore.

Uno strumento di screening importante ma non definitivo dal momento che una persona può essere totalmente asintomatica ma essere portatore del virus e trasmetterlo. Allo stesso modo il termometro a raggi può fornire anche dei falsi positivi (per questo è necessario effettuare più misurazioni).

Tra sicurezza e privacy

La questione, nei giorni scorsi, aveva innescato un’aspra polemica. Su Il Corriere della Sera era apparso infatti un articolo dal titolo: “Coronavirus, misurare la febbre ai dipendenti? Scoppia il caso privacy”. Nel pezzo (che qui potete leggere integralmente) si ipotizzava che… “Immaginate che cosa può succedere se in un grande impianto industriale si verifichi solo un caso di contagio di coronavirus. Varrebbero le disposizioni sanitarie che valgono per tutti: rischio di chiusura dell’impianto per 14 giorni, quarantena per tutti i colleghi. L’authority della privacy, guidata da Antonello Soro, interrogata sostiene di aver comunicato le proprie linee guida il 2 marzo, precedenti però al blocco negli spostamenti esteso da oggi a tutta l’Italia. Il Garante ha spiegato che le misure di carattere sanitario, come la rilevazione della febbre dei dipendenti, vanno coordinate e gestite dagli enti preposti, come le autorità sanitarie e la protezione civile, le uniche al momento tenute a farlo ma stentiamo a credere che possano farlo ora in questo momento di emergenza”.

Il protocollo e la tutela della privacy

Il documento appena siglato si è occupato anche di privacy, stabilendo in sostanza che la rilevazione in tempo reale della temperatura corporea, quando eseguita da terzi, costituisce di fatto un trattamento di dati personali e, pertanto, deve avvenire ai sensi della disciplina della privacy. A tal fine si suggerisce di:

  • rilevare il dato senza registrare temperature inferiori  a 37,5°C in quanto non ostacolano l’accesso in azienda.
  • rilevare il dato e registrare temperature quando pari o superiori a 37,5°C in quanto la norma specifica che “è possibile identificare l’interessato e registrare il superamento della soglia di temperatura solo qualora sia necessario a documentare le ragioni che hanno impedito l’accesso ai locali aziendali ”

Fermo restando che ognuno può optare per la modalità di registrazione che ritiene più idonea, purché praticata nel rispetto delle disposizioni della normativa sulla privacy. E a questo proposito si specifica come i dati possono essere trattati esclusivamente per finalità di prevenzione dal contagio da COVID- 19 e non devono essere diffusi o comunicati a terzi al di fuori delle specifiche previsioni normative. E in caso di isolamento momentaneo dovuto al superamento della soglia di temperatura assicurare modalità tali da garantire la riservatezza e la dignità del lavoratore.

Come comportarsi di fronte a lavoratori con febbre

Ovviamente avere la febbre non vuol dire essere positivi al covid-19 perché solo il tampone può fornire questo responso. Ma come comportarsi in azienda se una persona con temperatura pari o superiore a 37,5°C è asintomatica o senza disturbi evidenti? Bisogna invitarla a rientrare immediatamente al proprio domicilio e a rivolgersi al proprio Medico di Medicina Generale curante, previa fornitura di una mascherina chirurgica

Se, invece il lavoratore presenta sintomi come mal di testa, naso che cola, tosse, gole infiammata o febbre si dovrà procedere al suo isolamento in base alle disposizioni dell’autorità sanitaria e ad avvertire le Autorità Sanitarie competenti e i numeri di emergenza per il COVID-19 forniti dalla Regione o dal Ministero della Salute.

 

Leggi tutte le indicazioni operative

 

 
 
 

Dallo smartwatch al mini ecg Smartcardio: quando la telemedicina salva la vita

La telemedicina, attraverso la possibilità di registrare tracciati ecg e parametri vitali e condividerli in tempo reale con medici e operatori sanitari, sta rivoluzionando il rapporto tra medico e paziente e non solo…

A proposito di telemedicina, la notizia è di qualche giorno fa: Stefano, un imprenditore 33enne della provincia di Lecce ha scoperto di avere una tachicardia ventricolare grazie al suo smartwatch (regalo della moglie per Natale) che gli ha salvato la vita.

smartwatch ecg

La telemedicina che salva la vita

Il dispositivo, tra le altre funzioni, era dotato anche di una app ECG, che in pochi secondi è in grado di eseguire un elettrocardiogramma e di notificare un eventuale ritmo cardiaco irregolare.

Una sera, dopo l’attività fisica, il suo nuovo orologio dice che qualcosa non va, e rileva un’aritmia. Così Stefano spedisce l’ecg, il tracciato in formato pdf, generato tramite l’app dello smartphone direttamente all’ospedale al Città di Lecce.

ecg a distanza

La malattia di Stefano si chiama tachicardia ventricolare, ed è un’anomalia del funzionamento di un ventricolo. Per il resto il suo cuore è sano: nessuna cardiopatia strutturale. Quindi dopo una tac coronarica e una risonanza magnetica cardiaca lo abbiamo sottoposto ad ablazione transcatetere inserendo un catetere nella vena femorale destra”, spiega Saverio Iacopino, responsabile del servizio di Aritmologia Clinica ed Elettrofisiologia del Maria Cecilia Hospital di Cotignola, in provincia di Ravenna, dove l’intervento è stato eseguito (leggi l’articolo completo sul quotidiano La Repubblica).

Una notizia vera e una storia a lieto fine che dimostrano ancora una volta l’importanza della telemedicina per la diagnosi tempestiva di anomalie cardiache e non solo. Una tecnologia che noi di Ippocrateshop conosciamo bene e studiamo ormai da anni e che è alla base di Smart Cardio, il mini ecg per smartphone già utilizzato in alcuni triage italiani.

smartcardio mini ecg palmare per telemedicina

Cosa è Smartcardio

Il mini ecg per smartphone Smartcardio è un comodo ecg palmare che permette al soggetto cardiopatico di inviare un tracciato ecg al proprio cardiologo (o al nostro centro di refertazione a distanza attivo 24 ore su 24) nel momento in cui avverte strane palpitazioni, svenimenti o improvvisi mal di testa.

Grazie alla sua semplicità di utilizzo, il mini ecg Smartcardio assicura una tempestiva registrazione del tracciato ellettrocardiografico grazie al dispositivo e all’app gratuita in dotazione (disponibile sia per Apple che per Android) che consente di registrare e inviare il tracciato nei formati più comuni via mail.

Scopri tutto sul mini ecg Smartcardio

Come funziona Smartcardio

Smartcardio registra 30 secondi di elettrocardiogramma e permette l’invio del tracciato al proprio medico o al nostro centro cardiologico, tutto in pochi clic e in soli 2 minuti. La telemedicina è ormai una realtà che permette di annullare le distanze tra medico e paziente. Il mini ecg Smartcardio semplifica il lavoro del cardiologo e tranquillizza il paziente che potrà sapere che il suo cuore è sempre controllato.

tracciato ecg

Anzi, una volta terminata la registrazione del tracciato, potrà già controllare l’interpretazione automatica dei risultati, utilizzando un pratico “stile semaforico” che caratterizza l’interfaccia degli esiti.

  • Verde: nessuna aritmia e qualità della registrazione ottima

  • Giallo: rilevata una leggera aritmia

  • Rosso: rilevata una aritmia

Insomma, quando si parla di telemedicina, saper sfruttare le innovazioni tecnologiche per monitorare meglio la salute dei pazienti e migliorare il rapporto tra medico e paziente fa la differenza.