Mini ecg per smartphone a confronto: Smart Cardio vs Kardia

Smart Cardio vs Kardia: pregi e difetti di due fra i più celebri mini ecg per smartphone in commercio. Una sfida all’ultimo ecg…

I dispositivi per la telecardiologia

Il mondo della telemedicina è in continua e costante evoluzione e, specie i dispositivi per il monitoraggio cardiologico online come i mini ecg per smartphone, rappresentano una nuova frontiera sia per cardiologici che per pazienti.

Smart Cardio e Kardia: mini ecg a confronto

smart cardio mini ecg e kardia

Smart Cardio e Kardia sono due perfetti esempi di questa tendenza che sta rivoluzionando il rapporto tra cardiologi e pazienti. Due dispositivi all’insegna di tecnologia e portatili eppure profondamente diversi tra loro.

Aspetto e dimensioni

Sia Smart Cardio che Kardia sono senz’altro mini ecg dall’aspetto gradevole e dalle dimensioni contenute. Entrambi realizzati all’insegna di un pregevole stile minimal.

Smart Cardio pesa meno di 35 grammi, è spesso solo 7 millimetri ed è lungo pochi centimetri.

Addirittura più contenute le misure di Kardia che misura 8.1 x 3.6 x 0.5 cm e pesa solo 9 grammi.

Quest’ultimo ha delle piastre antiscivolo leggermente zigrinate che migliorano la presa. Perché sono proprio le dimensioni dell’apparecchio, forse fin troppo ridotte, a rendere la sua maneggevolezza buona ma, a nostro parere, non ottimale.

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Piuttosto, per quanto riguarda Kardia è bene utilizzare l’accessorio cover che permette di attaccare il dispositivo al retro del proprio smartphone per non correre il rischio di perderlo.

Connessione: bluetooth vs microfono

Per quanto riguarda le modalità di connessione dei due mini ecg allo smartphone, le differenze sono marcate. Smart Cardio opta per una connessione bluetooth mentre Kardia sceglie il microfono del cellulare.

Una differenza non di poco conto che segna decisamente un punto a favore di Smart Cardio perché la connessione bluetooth risulta decisamente più stabile e affidabile.

bluetooth

Il segnale bluetooth permette una connessione sicura fino quasi a 10 metri di distanza mentre la connessione tramite microfono risulta molto più incerta.

Di fatto, la misurazione attraverso Kardia e il microfono del cellulare deve avvenire a pochissimi centimetri di distanza e bisogna assolutamente evitare di spostare anche solo leggermente uno dei due per evitare che il segnale perda di intensità.

microfono kardia

Ma questo non è l’unico handicap della connessione tramite microfono, come vedremo in seguito da alcuni test che abbiamo effettuato…

Filtri e misurazioni

Adesso cominciamo ad entrare nel vivo di questo confronto tra mini ecg per smartphone: Smart Cardio e Kardia.

Come anticipato nel paragrafo precedente, la modalità di connessione rappresenta senz’altro la più grande e importante differenza tra i due dispositivi per la telecardiologia.

La connessione tramite microfono scelta da Kardia ha imposto l’applicazione di un filtro da 50 Hz per isolare rumori e interferenze. Questo filtro rende il tracciato estremamente chiaro e gradevole, anche se si tratta pur sempre di un adattamento “artificiale” della misurazione.

Smart Cardio non necessita di alcun filtro, il che rende quest’ultimo senz’altro più “affidabile”.

Per quanto concerne il capitolo misurazioni, ecco un altro aspetto nel quale Smart Cardio sembra avere una marcia in più rispetto a Kardia. Perché Smart Cardio, oltre al tracciato, consente di ottenere altri misurazioni del segmento QRS, QT, RR, e PR.

Smart Cardio e Kardia: un tracciato in soli 30 secondi

Entrambi sono davvero rapidi! Bastano 30 secondi per registrare un tracciato ecg e condividerlo con il proprio cardiologo.

 

App per smartphone

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Da questo punto di vista, Kardia sembra avere qualcosa in più, perché l’interfaccia della app appare più curata e gradevole.

Entrambe le app di gestione sono disponibili sia per Android che per Apple e sono gratuite.

Anche la app di gestione di Smart Cardio è user friendly, ma se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, possiamo dire che la app Kardia risulta più gradevole nel layout e curata oltre alla possibilità di connettersi all’Health Apple.

La app Kardia è gradevole e curata nel layout mentre quella di Smart Cardio è più spartana. Entrambe sono gratuite[/stextbox]

Prestazioni a confronto

 

Detto che entrambi i mini ecg impiegano soli 30 secondi per registrare un tracciato, nell’analisi delle prestazioni, Smart Cardio è a nostro avviso preferibile sopratttutto per quanto concerne l’affidabilità.

Dai test che abbiamo effettuato, abbiano notato che qualche improvviso colpo di tosse, a volte, è sufficiente ad impedire il completamento corretto della registrazione con Kardia mentre Smart Cardio si è dimostrato più “solido” per così dire.

 

Un caso pratico: bigemino vs fibrillazione atriale

Ecco un caso pratico a supporto di questo test di analisi delle prestazione di due dei mini ecg più venduti del momento, Smart Cardio e Kardia.

Uno dei membri del nostro staff che soffre di una lieve aritmia del cuore con regolare alternarsi di intervalli lunghi e brevi tra i battiti cardiaci, ovvero il classico bigemino (a lui noto da tempo), si è sottoposto alla registrazione del tracciato con entrambi i device. Come si evince dagli screenshot qui di seguito, al termine della registrazione, i “referti” di Smart Cardio e Kardia sono differenti. Mentre il primo ha rilevato una possibile fibrillazione atriale, il tracciato di Smart Cardio ha in effetti mostrato la possibile aritmia.

kardia fibrillazione atriale

 

ecg check con smart cardio

Conclusioni

In conclusione, possiamo affermare che questo confronto tra mini ecg per smartphone ci ha fatto preferire Smart Cardio rispetto a Kardia. Un giudizio basato più sull’affidabilità del dispositivo che si è rivelata superiore rispetto a quella del concorrente.

Kardia si è fatto comunque apprezzare sia per il layout dell’app che per alcune funzionalità come la connessione con iHealth. Purtroppo il suo limite resta la connessione che via microfono, come evidenziato più volte dai nostri test è sembrata incerta. Forse stilisticamente con un pizzico di appeal in meno, Smart Cardio ha messo in luce doti superiori come la possibilità di rilevare le misurazioni dei vari segmenti.

Una sfida comunque “avvincente” tra due dei mini ecg per smartphone più interessanti nel panorama della telemedicina.

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Stetoscopio o fonendoscopio. Quali sono le differenze?

Meglio utilizzare uno stetoscopio o un fonendoscopio? Spesso questi due termini vengono utilizzati come sinonimi. Eppure, le cose non stanno esattamente così. Intendiamoci: stetoscopio e fonendoscopio rappresentano sicuramente dispositivi medici  simili. Sono tra i più utilizzati in assoluto dai medici (non è un caso che, nell’immaginario collettivo, il medico ne porta sempre uno al collo, sopra il proprio camice) ed entrambi sono utili per avere una valutazione dello stato generale di salute di un paziente con modalità simili, ovvero ascoltando – o meglio auscultando – i suoni prodotti all’interno dell’organismo.   All’apparenza molto simili tra loro, tant’è che entrambi sono dotati di:
  • Padiglione, ovvero l’elemento a diretto contatto con la pelle del paziente. Il padiglione, a sua volta, può essere composto da:
  • Membrana o diaframma (stetoscopio)
  • Campana (fonendoscopio)
  • Base
    • La membrana, o diaframma, è la parte piatta del padiglione e permette di ascoltare i suoni a frequenza media e alta.
    • La campana è l’elemento che consente di captare i suoni a bassa frequenza. I dispositivi medici composti da una membrana e una campana sono chiamati a doppio padiglione
    • La base collega il padiglione al tubo.
  • Il tubo è l’elemento di gomma all’interno del quale si propagano le onde sonore e connette l’archetto al padiglione.
  • L’archetto è la parte metallica dello stetoscopio 
  • Aste auricolari
  • Olivette auricolari
Ecco perché nelle prossime righe vedremo quale è la differenza tra stetoscopio e fonendoscopio, e soprattutto quale usare a seconda delle loro caratteristiche di utilizzo.

Stetoscopio o Fonendoscopio:cosa cambia

Iniziamo subito con la differenza principale tra stetoscopio e fonendoscopio.
  • Lo stetoscopio viene utilizzato per auscultare il torace,
  • Il fonendoscopio viene usato per l’auscultazione dei visceri in generale.
Inoltre, molti dispositivi sono dotati sia di una membrana piatta utilizzata per auscultare i suoni cardiaci (alta frequenza) che di una campana per l’auscultazione dei suoni polmonari in bassa frequenza. Mentre per l’auscultazione polmonare è sufficiente una lieve pressione della campana, nel caso si utilizzi il diaframma è necessaria una pressione più decisa sulla pelle del paziente affinché si possano auscultare in maniera chiara i suoni ad alta frequenza. Questo perché le alte frequenze sono più complesse da intercettare.

Gli Stetofonendoscopi

Talmente simili ma diversi che, negli ultimi anni, è stato introdotto un dispositivo che include le funzionalità dell’uno e dell’altro. Stiamo parlano dello stetofonendoscopio che grazie ad un doppio padiglione rotante e campane sostituibili che consente entrambi i tipi di auscultazione.

Stile e personalità in corsia

Detto che gli stetoscopi Littmann (Gruppo 3M) rappresentano un’eccellenza assoluta in termini di standard qualitativi, tra gli altri brand di questo settore che si distinguono per qualità e design c’è senz’altro MDF Instruments, marchio americano di dispositivi medici con sede nella splendida isola di Porto Rico.

Leggi il nostro approfondimento: stetoscopi: MDF vs. Littmann

MDF ha recentemente lanciato una linea di stetoscopi davvero originale con dispositivi a doppia testina per l’auscultazione sia delle frequenze alte che delle frequenze basse di diversi colori e stili per accontentare i gusti di tutti i medici e gli infermieri.

Telecardiologia: una risorsa preziosa per tutta la sanità italiana

La telecardiologia è una parte importante della telemedicina in tutto il mondo, in un certo senso la cardiologia è stata la specialità medica che per prima e con più successo si è affacciata al mondo della telemedicina. La telecardiologia infatti esiste da molti anni anche in Italia grazie a vari progetti sviluppati da centri specialistici cardiologi come il centro cardiologico Monzino e alle numerose centrali di refertazione cardiologica sviluppate in tutto il paese.

Ma che cos’è esattamente la telecardiologia? Ne parliamo più approfonditamente in questo articolo…

Che cos’è la telecardiologia?

Con telecardiologia si intendono tutte quelle pratiche mediche che riguardano la cardiologia che vengono svolte in una o più parti in remoto. La telecardiologia mette in contatto sia il paziente con il cardiologo che il cardiologo con altre figure professionali come medici di medicina generale, infermieri o farmacisti.

La telecardiologia si avvale di moltissime tecnologie diverse e in continua evoluzione. Prima di tutto ricordiamo i pc-ecg senza fili che trasmettono l’ecg via Bluetooth e che per esempio sono davvero comodi in uno studio medico di grandi dimensioni e che semplificano sicuramente il lavoro del cardiologo che non sarà intralciato dai fili. Ma anche i software per gli elettrocardiografi sono strumenti per la telecardiologia perché permettono di trasferire gli esami dall’ellettrocardiografo stesso al pc e da qui di condividerli con il paziente o con altri professionisti. I software degli elettrocardiografi pc-ecg però non fanno solo questo, infatti sono creati per aiutare il cardiologo nell’interpretazione degli elettrocardiogrammi grazie alla presenza di moduli analitici e filtri. Queste tecnologie poi non si limitano solo agli elettrocardiografi a riposo ma riguardano anche gli elettrocardiografi per prove da sforzo e gli holter cardiaci che servono a registrare il tracciato per più giorni consecutivi. Anche gli holter sono entrati a far parte della telecardiologia grazie alla digitalizzazione dei tracciati e a software sempre più sofisticati in grado di aiutare i medici refertatori nella diagnosi.

Infine dobbiamo ricordare alcuni dispositivi medici per la telecardiologia di più recente sviluppo che sono prodotti destinati ad essere utilizzati direttamente dal paziente. Fanno parte di questi prodottii dispositivi digitali come i cardiofrequenzimetri da polso, utilizzati per registrare la frequenza cardiaca, e soprattuto i cosiddetti “event recorder” per la aritmie parossistiche. Questi ultimi sono prodotti davvero utili nella cura e nella prevenzione delle aritmie e della fibrillazione atriale, infatti questi prodotti sono piccoli, comodi da usare e hanno un prezzo contenuto. Vengono utilizzati dal paziente nel momento in cui questo sente i sintomi dell’aritmia e velocemente potrà registrare un breve tracciato da iniviare immediatamente al suo cardiologo o al suo medico comodamente dal cellulare. Questi strumenti permettono di trovare e identificare aritmie altrimenti difficilmente identificabili anche con gli holter cardiaci sulle 24/72 ore perché rare e non continuative.

Alcuni esempi di telecardiologia: la telerefertazione.

 Un esempio fondamentale di quello che può significare la telecardiologica è la telerefertazione. Si parla di telecardiologia infatti quando viene eseguito un elettrocardiogramma su un paziente in un determinato luogo ma la refertazione dell’ecg viene eseguita da un cardiologo che si trova in un’altra sede. La telerefertazione è un servizio estremamente importante e ormai molto sviluppato. La telerefertazione viene utilizzata da moltissime figure sanitarie professionali che hanno bisogno del parere e della conoscenza di un cardiologo per esaminare gli elettrocardiogrammi dei loro pazienti: farmacie, infermieri, medici del lavoro…

La telerefertazione è un’attività ormai svolta professionalmente da molti centri organizzati con a disposizione cardiologi professionisti certificati e reperibili tutto il giorno. Le telerefertazioni cardiologiche vengono vendute spesso a pacchetti con prezzi variabili soprattutto in base al tempo entro il quale si vorrà ricevere l’elettrocardiogramma refertato. Anche su Ippocrateshop sono disponibili pacchetti di refertazione effettuate da un centro di Milano con cui collaboriamo da tempo.

La teleriabilitazione cardiologica

Un altro aspetto da non sottovalutare della telecardiologia è quello della riabilitazione cardiologica a distanza. Questa pratica è meno sviluppata ma comincia ad essere adottata in molti centri che si dedicano alla riabilitazione cardiaca dei pazienti che hanno avuto infarti o scompensi o hanno subito interventi al cuore.

La teleriabilitazione cardiologica permette di effettuare tutti gli esercizi normalmente previsti in caso di riabilitazione cardiaca, non più solo in presenza di un medico, ma anche in centri collegati a distanza con il cardiologo in cui quindi sarà necessaria solo la presenza di personale infermieristico o di fisioterapisti. Addirittura poi la teleriabilitazione cardiaca permette di effettuare la registrazione dell’ecg necessaria durante lo sforzo riabilitativo anche all’aperto grazie ad apparecchiature con collegamenti wireless Bluetooth.

Il telemonitoraggio cardiaco

L’ultimo esempio di digitalizzazione cardiologica che permette di migliorare la cure e la prevenzione cardiovascolare è sicuramente il telemonitoraggio cardiologico. Questa forma di telecardiologia si avvale della tecnologia portatile, digitale e bluetooth di cui parlavamo nel primo paragrafo: cardiofrequenzimetri da polso, orologi wireless ed event recorder con elettrodi da dito. Questi permettono al paziente con particolari esigenze, come chi ha già avuto episodi di aritmie e deve restare monitorato o pazienti in fase di recupero post operatorio, di registrare comodamente da casa il loro tracciato ecg per poterlo condividere con il medico. La condivisione può avvenire in modo semplice tramite messaggio, email o whattsapp oppure in modo più strutturato, come sta succedendo negli ultimi tempi, attraverso app e piattaforme appositamente studiate per il telemonitoraggio che permettono di inviare dati in modo più sicuro e rintraccabile.

La cardiologia è quindi un ambito della telemedicina che ha subito negli ultimi anni una fortissima accelerazione facendo da apripista anche per altri campi specialistici e per lo sviluppo di pratiche e forme di telemedicina più ampie e strutturate. Per questo motivo la telecardiologia risulta una risorsa davvero preziosa per i nostri medici e per il nostro sistema sanitario.  

La storia delle cuffie chirurgiche nella sanità

La cuffia è un indumento tipico da migliaia di anni che ha attraversato epoche molto diverse, eppure le cuffie chirurgiche sono state introdotte solo all’alba del novecento…

Le cuffie chirurgiche sono diventate parte integrante dell’abbigliamento protettivo e servono ad evitare che i germi presenti nei capelli e sul cuoio capelluto del personale medico vadano a contaminare la sala operatoria. Che siano in stoffa o in materiale monouso, ormai tutti i membri del personale sanitario le indossano sia durante un intervento chirurgico che in svariate altre circostanze.

Oggi sappiamo che la maggior parte delle infezioni chirurgiche post operatorie in sito sono contratte al momento dell’intervento, quando c’è la possibilità che i microorganismi raggiungano la ferita aperta

Le fonti dei microorganismi sono: endogena (paziente stesso) oppure esogena (ovvero da parte del personale, degli oggetti presenti in sala o da altri pazienti).
 
Le principali barriere in fatto di indumenti che aiutano a contenere il rischio di infezioni sono: cotone, tessuto non tessuto (tnt) oppure tessuti tecnici riutilizzabili.

Partiamo da un presupposto curioso: la cuffia è un indumento antichissimo già utilizzato all’epoca degli antichi egizi e successivamente in epoca romana sotto forma di reticella avvolgente per i capelli.

Non solo un indumento femminile dal momento che nell’età medioevale persino i cavalieri usavano un particolare tipo di cuffia, realizzato in maglia di metallo, che faceva parte dell’armatura per proteggere la testa il collo e le spalle dai colpi del nemico in battaglia.

Eppure, nonostante abbia attraversato secoli e culture diverse, l’utilizzo della cuffia in ambito medico è piuttosto recente.

Dobbiamo attendere i primi del ‘900 affinché l’uso di cuffie e guanti diventi uno standard in sala operatoria.

Von Mikulicz-Radecki e l’uso delle cuffie in sala operatoria

Fu il medico austriaco Johann von Mikulicz-Radecki, a stabilire  l’uso della cuffia, della maschera e dei guanti di cotone durante le operazioni chirurgiche alla fine del 1800.

Per la verità, Luis Pasteur aveva già dato indicazioni puntuali, nella sua comunicazione del 29 aprile 1878 all’Accademia delle Scienze, sulla necessità di trattare tutti i tessuti e altro materiale che entra in contatto con il campo operatorio (bende, spugne, legacci) a 130° – 150°. Le vesti bianche sterilizzate in Sala operatoria, con braccia scoperte, sono testimoniate a cavallo fra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo.

Questo perché, negli ultimi anni, le ricerche in ambito batterilogico avevano iniziato a dimostrare l’importanza di presidi e accortezze fino al quel momento poco utilizzati. 

Le mascherine vengono introdotte progressivamente (dal 1897 a seguito delle osservazioni di Carl Flügge e di von Mikulicz-Radecki e del francese Paul Berger) con un bendaggio della bocca, poi evolute in specifici prodotti all’inizio degli anni trenta. Dobbiamo anche considerare che molti chirurghi (e molti uomini in generale) in quegli anni erano soliti portare fluenti barbe.

Von Mikulicz-Radecki fu il primo a introdurre la nozione di infezione dovuta ad inalazione di patogeni respiratori sospesi in goccioline respiratorie esalate da altri individui già infetti (“infezione per goccioline respiratorie”). 

Cuffie monouso o copricapo?

cuffia chirurgica ippocrateshop

Oggi i componenti dell’équipe chirurgica, durante l’intervento, devono indossare una mascherina che copra adeguatamente bocca e naso, una cuffia o copricapo per coprire capelli e barba nonché guanti sterili (dopo aver indossato un camice sterile).

In Europa, l’Associazione di Infermieri di Sala Operatoria (EORNA) nelle sue Linee Guida 2015 e a proposito del copricapo sostiene che: “il personale sanitario dovrebbe entrare nelle aree soggette a restrizione dei blocchi operatori, con dei copricapo che coprano tutti i capelli, le basette e la barba, preferibilmente monouso. Questo per proteggere i pazienti dalle infezioni dovute allo spargimento di squame del cuoio capelluto o dai peli. I copricapo di cotone, personalizzati sono accettati solo se coperti da quelli monouso”. Leggi l’articolo su Nursetimes).

La normativa e gli standard da seguire

La normativa di riferimento a livello europeo per la produzione e l’uso di cuffie per la sala operatoria è la UNI EN 13795:2013 “Teli chirurgici, camici e tute per blocchi operatori, utilizzati come dispositivi medici per pazienti, personale clinico e attrezzature – Requisiti generali per fabbricanti, operatori e prodotti, metodi di prova, requisiti di prestazione e livelli di prestazione”.

Questa disciplina specifica le informazioni riguardanti i dispositivi medici, le informazioni che devono essere fornite agli utilizzatori e alle terze parti verificatrici e, soprattutto, fornisce informazioni di fabbricazione e lavorazione sui dispositivi medici, in particolar modo sulle caratteristiche di camici chirurgici monouso e riutilizzabili, teli chirurgici e tute per blocchi operatori utilizzati come dispositivi medici, per pazienti, personale clinico e attrezzature al fine di prevenire la trasmissione di agenti infettivi tra pazienti e personale clinico durante gli interventi chirurgici e altre procedure invasive. Infine, specifica i metodi di prova per valutare le caratteristiche individuate dei teli chirurgici, camici e tute per blocchi operatori e stabilisce i requisiti di questi prodotti.

Telerefertazione, cosa è e come funziona

Ultimamente si parla spesso di telemedicina per la cura domiciliare di pazienti cronici e qualcuno tende a confondere telemedicina e telerefertazione.

In realtà, la telerefertazione (o refertazione a distanza) è solo uno degli aspetti della telemedicina nella sua accezione più ampia. 

Quando si parla di telemedicina ci si riferisce alla possibilità di monitorare alcuni parametri vitali di un paziente (telemonitoraggio) ed eseguire dei percorsi terapeutici senza che il paziente sia costretto a recarsi ogni volta nello studio medico. Se i dispositivi medici oggi dispongono della tecnologia necessaria (e soprattutto accessibile) per inviare informazioni in tempo reale al proprio medico da remoto, possiamo dire che la telerefertazione ha in qualche modo fatto da apripista per tutto il mondo ehealth.

In alcuni campi come la cardiologia e la radiologia, la telerefertazione è uno strumento piuttosto avanzato che ha permesso di compiere passi da gigante nel rapporto medico-paziente.

Quando si vive nelle città o in centri particolarmente urbanizzati, tutti i servizi, compresi quelli socio sanitari, sono a portata di mano. Questo significa che per recarsi da uno specialista per un consulto basta una passeggiata. O comunque un giro in macchina di pochi minuti.

Ma la verità è nel paese dei borghi e dei mille campanili, non tutte le zone presentano servizi e comodità di questo tipo. Anzi. Ed è probabilmente per questo che, dopo qualche tentennamento iniziale, la telemedicina sta finalmente prendendo piede anche a da noi.

In alcune zone poi potrebbero esserci problemi di banda limitata, ma oggi abbiamo gli strumenti per inviare tracciati ecg di pochissimi kilobyte di peso formato pdf con la possibilità di ricevere i relativi referti (sempre in formato elettronico) in breve tempo.

Cosa è la telerefertazione

La definizione fornita dalla Commissione europea di telerefetazione è: “l’integrazione, monitoraggio e gestione dei pazienti, nonché l’educazione dei pazienti e del personale, usando sistemi che consentano un pronto accesso alla consulenza di esperti ed alle informazioni del paziente, indipendentemente da dove il paziente o le informazioni risiedano”

Molto semplicemente, possiamo dire che la refertazione a distanza offre ad un medico la possibilità di effettuare la diagnosi su un paziente che non è fisicamente nel suo stesso e fornire un’opinione clinica a distanza supportata da dati diagnostici.

Come si è sempre detto, il compito della telemedicina non è quello di “sostituire” il medico ma piuttosto di offrigli nuovi strumenti per migliorare e semplificare il suo lavoro e la telerefertazione ne è la prova.  

Come abbiamo accennato in precedenza, il problema logistico degli spostamenti non è un dettaglio nella maggior parte dei comuni italiani. Questo fa capire come refertare a distanza possa rappresentare una svolta anche nelle cure per tutte quelle persone che soffrono per la difficoltà di collegamenti e per la carenza di servizi medici adeguati. Pensiamo a tutti quei paesi in via di sviluppo dove raggiungere un villaggio può voler dire incamminarsi per ore.

Questione di timing

Senza arrivare a questi estremi, il punto è che la refertazione a distanza è preziosa non solo nelle aree più remote del pianeta ma in qualsiasi nazione.

Ma cosa fa la differenza in un servizio di refertazione a distanza? Senza dubbio il timing. Oggi che viviamo in un’epoca iper connessa in cui siamo abituati a trovare tutto quello di cui abbiamo bisogno in tempo reale e persino di ricevere comodamente a casa prodotti che acquistiamo nel giro di poche ore, i tempi di fornitura sono essenziali.

Ecco perché i migliori centri di refertazione possono arrivare a garantire l’invio del referto entro 24/48 ore.

Ma il compito della refertazione a distanza è anche quello di indicare ad un paziente quale è il comportamento corretto da tenere in base ai parametri rilevati.

Pensiamo solo a un paziente che soffre di fibrillazione atriale o altre patologie cardiache. In questo caso, la registrazione autonoma di un tracciato con dispositivi come ecg palmari e dispositivi per la telecardiologia può consentire di individuare eventi altrimenti difficili da diagnosticare.

Una volta ricevuto il tracciato, il medico ha la possibilità  di studiarlo attentamente ingrandendo le immagini o agendo sulle funzionalità informatiche disponibili, suggerendo al paziente il da farsi.

Verso l’era della telemedicina

La telemedicina, che oggi sta acquisendo nuovi e più importanti spazi all’interno del SSN, ha dimostrato di poter contribuire a migliorare davvero la qualità dell’assistenza sanitaria consentendo la fruibilità di cure, servizi di diagnosi e consulenza medica a distanza, oltre al costante monitoraggio di parametri vitali, al fine di ridurre il rischio d’insorgenza di complicazioni in persone a rischio o affette da patologie croniche.

Noi di Ippocrateshop crediamo da tempo nella telerefertazione, specie in ambito cardiologico. Non a caso abbiamo attivato da anni una serie di servizi per la refertazione a distanza.

 

Che cos’è il test sierologico per Sars-cov-2? Quando si consiglia di eseguire il test sierologico? Quali tipi di test per Covid-19 esistono? Cosa vogliono dire i risultati del test sierologico per sars-cov-2?

Il test sierologico è uno strumento molto utile nella lotta e nella prevenzione verso il contagio da Covid-19 nella popolazione e di cui si parla ormai moltissimo. Esistono diversi test per la rilevazione del virus Sars-cov-2 tutti con specifiche e scopi diversi. Con questo articolo evidenzieremo quali sono le differenze ponendo particolare enfasi al test sierologico rapido con pungidito, approfondendo il suo utilizzo, la sua validità e i casi in cui è utile effettuarlo.

Quali tipi di test per Covid-19 esistono in commercio e a cosa servono?

In commercio esistono molte tipologie di test e analisi per rilevare la presenza del virus Sars-cov-2. I principali e più utilizzati sono 3: il tampone molecolare, il tampone rapido antigenico e il test sierologico. Vediamo velocemente come funzionano e a cosa servono:

  • Tampone molecolare: si tratta del test diagnostico maggiormente utilizzato e che viene effettuato per identificare un’eventuale infezione in corso. Questo test, considerato molto affidabile per rilevare la presenza del virus all’interno del corpo e quindi un avvenuto contagio che richiede isolamento e quarantena, deve essere svolto da personale medico e poi elaborato in appositi laboratori. La procedura del tampone è delicata e deve essere svolta da personale autorizzato. Si tratta di un prelievo di cellule superficiali, muco e secrezioni respiratorie dalle cavità nasali e dalla gola. Il campione prelevato viene poi processato in specifici laboratori dotati di macchinari per la tecnica PCR che è un metodo di amplificazione che permette di rilevare anche le più piccole tracce dell’RNA (acido nucleico) del virus. Questo metodo è estremamente preciso ed efficace ed è da utilizzare quando si hanno sintomi riconducibili a Covid-19 o quando si è stati a stretto contatto con un caso risultato positivo. Poiché il test viene eseguito solo da operatori sanitari e viene elaborato solo in pochi laboratori attrezzati, questo test è il più costoso e quello che richiede più tempo per conoscere il risultato, mediamente 1-2 giorni.
  • Tampone rapido antigenico: il tampone rapido è un test eseguito, almeno nella prima fase, esattamente come il tampone molecolare per Sars-cov-2, quindi da personale sanitario tramite il prelievo con un tampone di cellule, muco e secrezioni da naso e gola. Quello che cambia è il test in sé, il tampone rapido infatti va alla ricerca non dell’Rna ma dell’antigene in sé, quindi della proteina spike presente nel virus, e lo si fa utilizzando gli anticorpi specifici che sono presenti nel test. Questo processo non deve essere effettuato in laboratorio ma può essere reso visibile a occhio nudo utilizzando specifici reagenti e lettori molto semplici da utilizzare. Il tampone rapido è considerato molto affidabile, anche se non sempre è in grado di rilevare casi asintomatici con lieve carica virale. Il tampone rapido antigenico per Sars-cov-2 è uno strumento davvero prezioso per effettuare molti test rapidamente, infatti i risultati sono pressoché immediati (10-15 minuti al massimo) e i costi sono decisamente inferiori poiché non prevedono l’utilizzo di specifici strumenti.
  • Test sierologici: i test sierologici si differenziano molto dai due test precedenti, sia per la modalità di prelievo che per la tipologia di ricerca. I test sierologici si effettuano con il prelievo di sangue e rilevano la presenza non del virus, bensì degli anticorpi contro sars-cov-2. I test sierologici possono essere facilmente effettuati anche da personale non sanitario poiché richiedono solo il prelievo di sangue capillare con un semplice pungidito. Il sangue viene poi messo a contatto con un reagente e un lettore che contiene proteine ricombinante del virus SARS-COV-2, in questo modo sarà subito visibile facilmente se il risultato del test è negativo o positivo. I test sierologici cercano due tipi di anticorpi (IgG e IgM, il primo indica un contatto recente con il virus, il secondo un contatto più datato) che indicano se la persona è entrata in contatto con il virus e ha sviluppato gli anticorpi specifici per combatterlo.

Quando eseguire il test sierologico per sars-cov-2?

Il test sierologico è utile in diversi casi, anche se ricordiamo, non sostituisce il tampone rino-faringeo e non evidenzia un’infezione in corso. Il test rapido sierologico per Covid-19 è un metodo per capire se in passato la persona che vi si sottopone è entrata in contatto con il virus, magari in modo asintomatico, senza accorgersene, e ora ha sviluppato delle difese immunitarie che potrebbero proteggerlo da eventuali reinfezioni. Il test sierologico poi è molto utile a livello statistico per capire se una determinata popolazione, che magari non ha potuto sottoporsi puntualmente al tampone durante la fase acuta del contagio, è entrata in contatto con il virus e a che livello. Infine il test sierologico può diventare molto utile anche adesso in fase di vaccinazione. Infatti un soggetto vaccinato potrà effettuare un test sierologico dopo i tempi stabiliti per l’immunizzazione per capire se ha effettivamente sviluppato gli anticorpi necessari.

Come interpretare i risultati di un test sierologico per covid-19?

I test sierologici per la rilevazione di anticorpi contro Covid-19 sono solitamente test rapidi eseguibili con pungidito, facili da effettuare e con un costo piuttosto contenuto. I test rapidi possono dare 4 tipi di risultati, vediamo quali:

quando è presente solo la linea di controllo visibile significa che la persona non ha mai sviluppato anticorpi specifici per il SARS-CoV-2

Se vengono evidenziate solo la linea di controllo e la linea IgM significa che persona è entrata in contatto con il virus recentemente e ha sviluppato anticorpi.

Linea di controllo, linea IgG e linea IgM visibili: significa che la persona è entrata in contatto con il virus tra i 10 e 15 giorni precedenti
 

Se compaiono la linea di controllo e la linea IgG significa che la persona è entrata in contatto con il virus tempo fa (almeno 15 giorni) e ha sviluppato anticorpi specifici per il coronavirus in questione. La linea è visibile anche nelle persone vaccinate di recente.

Su Ippocrateshop sono disponibili i test sierologici rapidi per covid-19 che hanno una sensibilità del 98,8% e una specificità del 98,7%.

Matilde Montoya, la donna che “rivoluzionò” il Messico

Matilde Montoya fu la prima donna messicana a laurearsi in medicina nel 1877. Una storia di coraggio e lotta ai pregiudizi…

La storia di Matilde Montoya, è quella di una donna speciale nel mondo della medicina. Perché fu la prima donna messicana a laurearsi in medicina e chirurgia; una pioniera che col suo coraggio aprì la strada per molte altre giovani donne. Per rendersi conto della portata di questa storia non basta limitarsi a pensare che Matilde Petra Montoya Lafragua si laureò in medicina e ottenne l’abilitazione il 24 agosto del 1877 ma dobbiamo immergerci nella società messicana del tempo. Un “viaggio virtuale” per comprendere a fondo come il solo fatto di frequentare quella facoltà fu di per sé rivoluzionario. matilde montoya prima donna medico in messico Nella società messicana e latinoamericana dell’800 (come del resto in gran parte di quella occidentale) si viveva un forte sbilanciamento e le relazioni tra uomini e donne che soffrono una pesante impronta di tipo patriarcale. Ovvero un sistema sociale in cui l’uomo l’uomo gestisce tutte le relazioni gerarchiche di potere. Stiamo parlando di un modello per cui la donna veniva considerata “per sua natura” una madre abnegata, subordinata all’autorità del capo famiglia. Ciò significa che la sua realizzazione come individuo è vista possibile solo in ambito domestico. Un modello a cui Montoya si ribellò con i fatti prima ancora che con le parole. Lavorando inizialmente come ostetrica, divenne una delle prime donne a frequentare e diplomarsi alla Scuola di Medicina, conseguendo il dottorato nel 1887. Montoya ha avuto un ruolo importante nel consolidamento sociale dei diritti delle donne e nei movimenti per l’istruzione e l’occupazione femminile. Prima di allora non c’era una sola donna medico in tutto il paese. Per questo, il 24 agosto 1887 Matilde Montoya fece la storia del Messico e della medicina in generale. Non a caso, quando sostenne il suo esame di laurea alla Scuola Nazionale di Medicina per ottenere l’abilitazione come medico lo fece alla presenza dell’élite messicana, dei massimi esperti della medicina dei giornalisti e dello stesso presidente della Repubblica in quegli anni, Porfirio Díaz. Matilde Montoya nasce il 14 marzo 1857 a Città del Messico. Nel maggio 1870 si iscrive alla scuola di ostetricia presso la Scuola Nazionale di Medicina, ma solo un anno dopo la abbandona a causa delle difficoltà economiche della sua famiglia e della morte del padre. Dal 1871 inizia a lavorare come ostetrica a Morelos, Città del Messico, Veracruz e Puebla. Superate queste difficoltà, decise di fare domanda per l’iscrizione alla Scuola Nazionale di Medicina, dove fu accettata nel 1882. Cinque anni dopo, Matilde Montoya diventa la prima dottoressa del Messico, provocando appunto reazioni eclatanti (e contrastanti) nella società messicana dell’epoca. Se ci fu chi riconobbe, fin da subito, l’inizio di un epocale cambiamento del posto della donna nella società, non mancò chi mise in dubbio la validità degli sforzi di Matilde sostenendo che non era “naturale” per una donna essere incline a una professione del genere. Ma a Matilde Montoya questi giudizi non importavano granché perché lei, in fondo, la sua sfida più grande l’aveva già vinta. E se oggi in Messico le donne costituiscono oltre il 40% del personale medico e oltre l’80% di quello infermieristico il merito è soprattutto di Matilde Montoya.

Come si usa il fonendoscopio?

Il fonendoscopio è uno strumento utilizzato nella pratica medica per auscultare i suoni provenienti dalle visceri, al contrario dello stetoscopio che è comunemente utilizzato per l’auscultazione del torace. Normalmente i fonendoscopi sono dotati di doppia testina per permettere entrambe le tipologie di auscultazione (suoni ad alta frequenza e suoni bassa frequenza) e vengono quindi tecnicamente definiti stetofonendoscopi ma ormai è entrato nell’uso comune utilizzare questi termini senza troppa distinzione oppure chiamare lo strumento semplicemente stetoscopio o fonendoscopio. Ma come funziona esattamente un fonendoscopio e come va utilizzato? Scopriamolo insieme.

 

Come è fatto uno stetofonendoscopio?

Lo stetofonendoscopio è composto da 3 parti fondamentali: la campana, il tubo e gli auricolari. Alla base dello stetofonendoscopio si trovano una campana e un diaframma, le due parti hanno scopi diversi: la campana è in grado di amplificare i suoni con frequenze basse mentre la parte piatta, chiamata membrana, serve per amplificare le frequenze medio-alte. La membrana è utilizzata per auscultare i suoni provenienti dallo stomaco e dall’intestino. La membrana è in grado di percepire i suoni attraverso la vibrazione della pelle. Sopra la membrana troviamo il tubo che collega la campana alle orecchie e trasporta i suoni amplificati, isolandoli. Al termine del tubo troviamo l’archetto con gli auricolari da posizionare nelle orecchie per poter procedere all’auscultazione con il fonendoscopio.

Come auscultare i polmoni con il fonendoscopio?

L’auscultazione del torace è una parte fondamentale di una visita medica. L’auscultazione avviene utilizzando il fonendoscopio con il paziente a riposo, lasciandolo respirare profondamente dalla bocca. L’auscultazione del torace deve essere effettuata nei punti indicati qui sotto, sia anteriormente che posteriormente:

Il rumore percepito durante l’auscultazione con il fonendoscopio in un paziente sano è il cosiddetto murmure vescicolare fisiologico, cioè il rumore respiratorio normale. Qualsiasi altro rumore percepito è da considerarsi patologico. I rumori patologici più comunemente riscontrabili durante un’auscultazione del torace con il fonendoscopio sono: i rantoli subcrepitanti, cioè rantoli o crepitii a bassa tonalità, presenti in caso di bronchite; i rantoli fini, anche detti rantoli crepitanti, tipici della broncopolmonite e i ronchi classici, detti anche gemiti, o i sibili, presenti in caso di broncocostrizione.

Come auscultare il cuore con lo stetofonendoscopio?

Durante l’auscultazione del cuore con il fonendoscopio il medico appoggia lo stetoscopio su 4 diverse zone del torace, come nell’illustrazione qua sotto:

Le zone auscultate in queste posizioni sono: regione aortica, regione polmonare, regione tricuspide e regione mitrale. Durante l’auscultazione del cuore il medico valuta il suono emesso dal cuore durante il battito, l’intervallo di tempo fra i battiti e l’intensità dei battiti stessi. Se in queste tre variabili vengono riscontrate delle anomalie durante l’auscultazione cardiaca con il fonendoscopio saranno necessari esami più approfonditi. Un’anomalia piuttosto comune è il cosiddetto “soffio al cuore”. Il soffio al cuore è la condizione in cui il flusso del sangue spinto dal muscolo cardiaco perde la normale e caratteristica silenziosità e genera un rumore udibile con lo stetoscopio. Spesso questo soffio è del tutto fisiologico e non indica alcuna patologia.

Lo steoscopio, o fonendoscopio o se preferite stetofonendoscopio è quindi uno strumento molto utile per una prima diagnosi sulla salute del paziente e quindi necessario in moltissime specialità mediche. Su Ippocrateshop potete trovare un’ampia selezione di fonendoscopi adatti a tutte le situazioni:

Termometri e termoscanner: cosa sono e come funzionano?

Il termoscanner è un oggetto che ormai tutti conosciamo, entrato di prepotenza nella nostra vita quotidiana a causa della pandemia da Sars-Cov-2. Il termoscanner viene utilizzato per misurare a distanza la temperatura delle persone prima dell’accesso in moltissimi luoghi pubblici: negozi, uffici, centri commerciali, treni, aerei, ecc. Ma che cos’è esattamente un termoscanner e come funziona? Cosa misura esattamente il termoscanner? Qual è la differenza con un termometro?

Con questo articolo cercheremo di rispondere a queste e a tante altre domande riguardo a un dispositivo ormai così tanto diffuso.

Un controllo della temperatura tramite termoscanner all’ingresso di un ristorante.

Che cos’è un termoscanner?

Un termoscanner è un dispositivo in grado di misurare la temperatura corporea delle persone. Ne esistono diverse tipologie che si presentano con forme molto distanti fra di loro: ci sono dei piccoli tablet con fotocamera annessa posti sopra dei totem o addirittura dei veri e propri portali molto simili ai “metal detector” degli aeroporti; e poi ci sono le tipiche “pistole” termoscanner, che si avvicinano alla fronte delle persone e premendo un pulsante viene effettuata la misurazione.

Come funzionano i termoscanner?

Tutti i termoscanner hanno in comune una cosa: la misurazione secondo la termografia a infrarossi. Il funzionamento è semplice: ogni corpo emette radiazioni elettromagnetiche e più un corpo è caldo più radiazioni emette. Le radiazioni emesse dal corpo umano sono radiazioni infrarosse e possono essere captate con le cosiddette telecamere termografiche o termocamere che sono appunto quelle presenti sui termoscanner.

Differenze fra termoscanner e termometri

Spesso i termoscanner vengono anche definiti termometri a distanza, ma i termoscanner sono davvero così simili ai termometri? Innanzitutto partiamo con lo spiegare che cos’è esattamente un termometro e come funziona. Il termometro è lo strumento più comune utilizzato per misurare la temperatura corporea. È un  dispositivo facile  da utilizzare basato su un fenomeno fisico noto da molti secoli: due corpi posti a contatto dopo un certo tempo si portano alla stessa temperatura (equilibrio termico). Ecco quindi la prima differenza fra i due dispositivi: il meccanismo di funzionamento. Ma c’è anche un’altra importante differenza: il termometro misura la temperatura corporea mentre il termoscanner misura la temperatura della pelle.

Perché utilizzare il termoscanner?

Il termoscanner quindi sicuramente non dà una misurazione precisa della temperatura corporea delle persone e sicuramente può essere soggetto a degli errori (ad es. se una persona ha preso tanto sole o è molto coperta la temperatura della pelle si può alzare) ma è un dispositivo davvero utile per effettuare uno screening veloce. Sarebbe impossibile ma soprattutto contrario alle norme per il contenimento del contagio misurare la temperatura corporea di tutte le persone che accedono a un luogo pubblico con un termometro da contatto. Il termoscanner risulta quindi essere la soluzione più efficiente ed efficace in questo momento. Rimane comunque consigliato per uso personale il termometro da contatto che permette di conoscere con maggiore precisione la presenza di stati febbrili.

Il Termoscanner in vendita su Ippocrateshop: certificato medicale IIa

Su Ippocrateshop è disponibile un termoscanner con tencologia infrarossi e forma a pistola per misurare la temperatura della pelle. Il nostro termoscanner è un dispositivo medicale certificato CE di grado IIa. Questo significa che ha passato tutti i controlli necessari per poter essere considerato uno strumento diagnostico medicale preciso e affidabile secondo le norme della commissione europea. Questo termoscanner può essere utilizzato in tutti i centri medici, negli ospedali, nelle cliniche, ma anche in uffici pubblici e scuole, per misurare la temperatura corporea all’ingresso e assicurarsi con la massima affidabilità che questa non superi i 37.5, limite massimo stabilito dall’ISS.

René Favaloro: il padre del bybass aorto-coronarico

La vita di René Favaloro, cardio chirurgo argentino che per primo eseguì con successo un intervento di bypass aorto-cornarico somilgia molto ad un romanzo. Per la verità, qualcuno ha già scritto la sua storia. Una storia avventurosa alla quale manca una cosa sola: il lieto fine. Chiunque vada in cerca di un happy end rimarrà deluso. Perché René Favaloro morirà suicida a 77 anni in una giornata di fine luglio del 2000. Solo e senza una lira. Anzi, senza un peso. Cominciare dalla fine la storia di un “medico eroe” sembra inconsueto, ma nel caso di questo dottore il cui cognome, come quello di tanti argentini, “tradisce” le chiare origini italiane, può aiutare a comprendere la portata di uomo a cui Google il 12 luglio del 2019 dedicò uno dei suoi celebri Doodle.

Chi era René Favaloro

rené favaloro medico Già, perché luglio non è solo il mese in cui si tolse la vita ma anche quello che, diversi anni prima, lo vide venire alla luce in una casa di La Plata. Era il 12 luglio 1923 e René Geronimo venne al mondo in una famiglia di umili origini, figlio di un carpentiere e di una sarta.  I nonni, originari della splendida Isola di Salina nell’arcipelago delle Eolie, si trasferirono oltre oceano verso la fine dell’800. Erano dei viticoltori che aveva deciso – o meglio erano stati costretti – a cambiare vita e ricominciare daccapo, messi in ginocchio da un parassita che aveva distrutto tutte le loro coltivazioni di viti. Brillante studente, si laureò in medicina nel 1949. Eppure, la prima cosa che fece fu quella di trasferirsi a Jacinto Aràuz, una cittadina di poco più di 2mila abitanti nel centro del Paese, più precisamente nella Provincia di La Pampa. Lì iniziò a lavorare come medico cittadino e sempre lì conobbe María Antonia Delgado che sarebbe diventata sua sposa pochi anni più tardi, nel 1951.  Favaloro iniziò ad interessarsi alla chirurgia toracica e cardiovascolare, una disciplina ancora poco esplorata dalla medicina del tempo. Una passione che lo portò a viaggiare ancora e trasferirsi, questa volta a decine di migliaia di chilometri di distanza. Volò negli Stati Uniti nel 1962 per studiare chirurgia cardiovascolare e toracica alla Cleveland Clinic.  Tornò in Argentina solo 10 anni più tardi e fondò l’Istituto di Cardiologia e Chirurgia Cardiovascolare Fondazione Favaloro, che esiste ancora oggi.

Il bypass coronarico

bypass aorto coronarico Fatto sta che questa procedura, meglio nota come bypass coronarico (CABG), ha rivoluzionato il modo in cui vengono trattati i pazienti cardiovascolari. Secondi i dati forniti dal New England Journal of Medicine, il bypass coronarico è tra le principali procedure chirurgiche eseguite più comunemente, con circa 400mila operazioni eseguite ogni anno solo negli Stati Uniti. Ma c’è di più perché Favaloro non ha ha eseguito il primo intervento di bypass coronarico, ma ha anche effettuato il primo trapianto di cuore in Argentina. Un uomo così dovrebbe essere celebrato come un eroe nazionale penserà forse chi non conosce bene la sua storia… E in effetti Favaloro è divenuto una sorta di “eroe dei due mondi” (argentino ed italiano), peccato che la maggior parte della gloria e degli onori gli sia stata riconosciuta postuma. Ma procediamo con ordine. Perché prima di tornare nella sua terra, Favaloro eseguì l’intervento chirurgico che lo avrebbe consegnato alla storia. Era il 9 maggio 1967 e il medico argentino di origini italiane eseguì l’intervento tramite un auto-innesto di vena safena per rimpiazzare un segmento stenotico di arteria coronarica destra. Oggi, il bypass aorto-coronarico è un intervento sicuro e meno invasivo grazie allo sviluppo di tecniche più moderne che permettono di superare un condotto vascolare (anche quando totalmente ostruito), ed è possibile eseguire procedure molto meno invasive come l’angioplastica che prevede la dilatazione della stenosi mediante un palloncino che si gonfia all’interno della coronaria. Ma se lui, quel giorno di maggio del ‘67 non avesse tentato l’intervento rivoluzionario, oggi la medicina non sarebbe a questo punto e milioni di persone oggi non avrebbero una storia da raccontare, perché le vite salvate in questi anno grazie a questo tipo di bypass non si contano. 

Gli ultimi anni

Ma Favaloro non era tipo da sedersi sugli allori né tantomeno, uno che amava essere definito “medico eroe”. Non amava celebrazioni e riconoscimenti. Come abbiamo già detto, la storia di Favaloro non è fatta per Hollywood. Perché la crisi che all’inizio del nuovo millennio ha portato l’Argentina al default ha colpito anche il celebre medico. I fondi per la sanità, ridotti all’osso, avevano messo in ginocchio il sistema sanitario argentino oltre che ridotto in povertà molte persone. Senza troppi peli sulla lingua, Favaloro prese carta e penna e denunciò la situazione all’allora presidente della repubblica argentina. Un ultimo gesto disperato, prima di togliersi la vita con un colpo di pistola dritto al cuore. Quello stesso cuore di cui lui era diventato un “maestro”.