Cavi paziente per ecg: come sceglierli?

Dovete comprare un cavo paziente a 12 derivazioni per il vostro elettrocardiografo e non sapete come scegliere quello giusto? Nessuna paura, con questo breve articolo vi spieghiamo le principali differenze e su cosa ragionare prima di scegliere il cavo per elettrocardiografo adatto alle vostre esigenze.

Scegliere un cavo per elettrocardiografo: la compatibilità.

La prima cosa per capire quale cavo ecg acquistare è conoscere la compatibilità del cavo con il vostro modello. Sul nostro sito potete trovare i prodotti divisi per brand e modelli, la compatibilità è chiara e precisa. La compatibilità ovviamente dipende dall’attacco del cavo, cioè la parte che verrà concretamente collegata al corpo dell’ecg e ogni modello o brand ha la sua.

Scegliere un cavo per elettrocardiografo: l’attacco per gli elettrodi.

Il secondo aspetto da considerare per scegliere il vostro ecg è con quale tipo di elettrodi lo utilizzerete? Esistono infatti 3 tipi di attacchi finali per collegare i vari cavi agli elettrodi che applicherete al paziente, vediamo insieme quali sono:

Il cavo paziente ecg con connettore a bottone

Questo connettore è sicuramente uno dei più richiesti dai medici che utilizzano gli elettrocardiografi perché è il cavo realizzato per utilizzare i tipici elettrodi monouso, cioè elettrodi ecg tondi o rettangolari, monouso e adesivi. Questi elettrodi si collegano al cavo con lo stesso meccanismo di un bottone ed è per questo il tipo di connettore è chiamato connettore a bottone.

Il cavo paziente ecg con connettore a banana

Il connettore del cavo paziente ecg a banana è quello che viene normalmente dato in dotazione al momento dell’acquisto dell’elettrocardiografo. Questo connettore viene chiamato a banana ed è composto da un piccolo tubicino in metallo, simile al jack delle vecchie cuffie o degli amplificatori. Questo tipo di connettore per cavi paziente ecg viene utilizzato con gli elettrodi riutilizzabili a ventosa e con le pinze periferiche, gli elettrodi che sono sempre presente nell’imballaggio originale di un elettrocardiografo. Sono infatti gli elettrodi ecg tradizionali che si utilizzano con il gel ecg a base acquosa.

Gli adattatori per cavi a banana – per trasformarli in cavi a bottone

Noi di Ippocrateshop sappiamo che la maggior parte dei cardiologi ormai utilizza gli elettrodi monouso adesivi per questioni di praticità e di igiene. Per questo motivo abbiamo aggiunto al nostro catalogo (e all’acquisto di un nuovo ecg li forniamo in omaggio) gli adattatori per elettrodi a bottone. Questi adattatori vanno posizionati sui terminali del cavo paziente ecg con connettore a banana e non creano alcun problema con la trasmissione del segnale ecg. Grazie a questi adattatori per elettrodi ecg a bottone sarà possibile utilizzare anche il cavo paziente ecg della dotazione originale con gli elettrodi monouso per ecg.

Il cavo paziente ecg con connettore a clip o a coccodrillo

Cavo paziente con attacco a clip o a coccodrillo

Questo cavo paziente con connettore a clip chiamato anche a coccodrillo è il cavo paziente per chi vuole utilizzare gli elettrodi monouso a francobollo, infatti la clip è una vera e propria “molletta” che si attacca all’elettrodo garantendo una buona conduzione del segnale. Gli elettrodi a francobollo vengono venduti in fogli e sono comodi perché garantiscono un’ottima conservazione e permettono di risparmiare spazio.

Gli adattattori per cavi a banana – per trasformarli in cavi a clip o coccodrillo

Anche per chi vuole utilizzare gli elettrodi a francobollo ma vuole comunque usare il cavo paziente ecg della dotazione originale del suo elettrocardiografo esistono gli adattatori per elettrodi a francobollo. Questi adattatori si inseriscono sul terminale a banana e lo trasformano in un terminale a clip per poter utilizzare gli elettrodi ecg monouso a francobollo.

Queste sono le due caratteristiche a cui dovete pensare nel momento in cui dovete acquistare un nuovo cavo paziente per il vostro ecg, oppure se volete semplicemente avere la possibilità di utilizzare il vostro cavo paziente ecg in dotazione con l’elettrocardiografo con degli elettrodi diversi vi basterà acquistare gli adattatori giusti per rendere il vostro cavo più versatile.

Farmacie rurali. Ecco i dispositivi medici agevolati dal PNRR

Rimborso fino a due terzi del costo unitario standard per ECG, spirometri, holter ECG e non solo. Le farmacie rurali possono acquistare o noleggiare tanti dispositivi…

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) elaborato dal Governo ha predisposto l’investimento di 15,63 miliardi di euro nel settore sanità, per lo più indicati nella Missione 6, dove si legge che:

“la pandemia ha reso ancora più evidenti alcuni aspetti critici di natura strutturale, che in prospettiva potrebbero essere aggravati dall’accresciuta domanda di cure derivante dalle tendenze demografiche, epidemiologiche e sociali in atto.”.

Tuttavia è in un’altra missione, la 5 “Coesione e inclusione” – interventi speciali per la coesione territoriale – che sono previste misure particolarmente interessanti per agevolare l’acquisto di dispositivi medici nelle farmacie rurali sussidiate ovvero quelle che si trovano nei paesi con meno di 3 mila abitanti, rimborsando i due terzi dell’investimento.

Ma procediamo con ordine.

Questa agevolazione prevede lo stanziamento di 100 milioni di euro a fondo perduto per favorire lo sviluppo di queste strutture e ricevere un contributo pari ai 2/3 dei costi totali di investimento (fino a un massimo di 44.260 euro).

Il bando, come detto, fa parte della sezione “Inclusione e Coesione” del piano e riguarda i cosiddetti “Interventi speciali per la coesione territoriale”.

Cosa sono le farmacie rurali

Secondo la normativa vigente, le farmacie rurali sono quelle ubicate in comuni, frazioni o centri abitati con popolazione inferiore a 3 mila abitanti. Stiamo parlando di oltre 6000 farmacie in tutta Italia che assicurano un servizio farmaceutico prezioso anche nelle zone rurali e nelle isole minori.

Infatti, le farmacie rurali, per la loro ubicazione in piccoli agglomerati, hanno un’importante funzione sociale, in quanto rappresentano spesso l’unico presidio sanitario esistente sul territorio, dove opera un professionista a disposizione degli utenti.

Proprio nelle realtà rurali in carenza delle strutture pubbliche, il cittadino trova nel farmacista il sanitario in grado di assicurargli senza ritardo non solo tutti i medicinali di cui ha necessità, ma anche gli eventuali interventi di prima assistenza.

Cosa prevede il bando PNRR per le farmacie rurali

In sostanza, il contributo finanziabile corrisponde ai due terzi (2/3) del costo standard riportato nel riepilogo, fino a concorrenza del massimale previsto di 44.260,00 euro.

Per partecipare al progetto, clicca QUI.

Questo contributo consentirà alle farmacie rurali di dotarsi di strumenti importanti e offrire nuovi servizi proprio come quelli di telemedicina.

In particolare, sono tre gli ambiti di intervento su cui opera il bando:

  • Ottimizzazione della dispensazione del farmaco: formazione sui farmaci innovativi, riorganizzazione e implementazione dell’area di dispensazione e dello stoccaggio, miglioramento del monitoraggio.
  • Partecipazione alla presa in carico del paziente cronico: formazione specialistica, dotazioni tecnologiche, informatiche e logistiche, teleconsulto.
  • Prestazione di servizi di primo e secondo livello: formazione, locazione o acquisto di dispositivi di telemedicina e analizzatori di sangue e urine.

I dispositivi medici che rientrano nel contributo

Vediamo nel dettaglio alcuni tra i dispositivi medici e/o gli interventi che rientrano in quelli oggetto del contributo. Tra questi ci sono:

Saturazione dell’ossigeno

Dispositivo professionale per la misurazione non invasiva saturazione percentuale di ossigeno con telerefertazione.

In questo caso le finalità riguardano ovviamente lo screening, la prevenzione e il monitoraggio dei pazienti con patologie respiratorie. Il costo standard per questo dispositivo è stimato in 294,25 euro quindi il contributo ammissibile dei ⅔ è di 196 euro mentre il numero massimo di dispositivi acquistabili è di 2 unità.

Pressione arteriosa

Registratore per il monitoraggio dinamico della pressione arteriosa. Si tratta di strumenti di telemedicina destinati alla prevenzione e al monitoraggio delle patologie cardiocircolatorie il cui costo standard è di 1.550 euro per un rimborso ammissibile fino a 1033 euro. Anche in questo caso, il numero massimo di dispositivi acquistabili è di 2 unità.

Spirometro

Per il monitoraggio delle patologie respiratorie, le farmacie potranno dotarsi di uno spirometro dal costo standard fino a 775,75 euro e con una quota rimborsabile di 504 euro

Elettrocardiografo

Anche gli elettrocardiografi rientrano tra i dispositivi acquistabili con questa particolare agevolazione. In questo caso si tratta ovviamente di dispositivi per la prevenzione e monitoraggio di patologie cardiache dal costo unitario standard di 1328 euro (a fronte di un rimborso di 886 euro per massimo un elettrocardiografo acquistabile.

tablet ecg lepu 12 derivazioni 10elettrodi
Elettrocardiogramma dinamico (holter ECG)

Dalla misurazione del tracciato ECG all’elettrocardiogramma dinamico per il quale il costo standard sale a 2.347 euro per un contributo rimborsabile fino a 1565 euro.

Noleggi

Non solo acquisti.  Anche i noleggi rientrano tra gli interventi finanziabili da questo capitolo del PNRR. Nello specifico si tratta sempre di noleggi triennali con assistenza di:

Missione 6: salute e SSN

Nella missione 6, invece, più strettamente legata al tema salute, gli obiettivi sono quelli di potenziare il SSN, allineando i servizi ai bisogni delle comunità e dei pazienti, anche alla luce delle criticità emerse durante l’emergenza pandemica.

  • Rafforzare le strutture e i servizi sanitari di prossimità e i servizi domiciliari
  • Sviluppare la telemedicina e a superare la frammentazione e la mancanza di omogeneità dei servizi
    sanitari offerti sul territorio.
  • Sviluppare soluzioni di telemedicina avanzate a sostegno dell’assistenza domiciliare

Per ulteriori informazioni: https://www.governo.it/sites/governo.it/files/PNRR.pdf

La borsa per il medico perfetta? Ecco come trovarla

La borsa per medico: dalla classica e intramontabile in pelle ai moderni zaini multi tasking. A ognuno la sua!

Nell’immaginario collettivo frutto di film, aneddoti ed esperienze personali, il dottore ha sempre con sé una grandissima borsa in pelle, con apertura a diligenza, consumata e piena di strumenti con cui visita i pazienti a domicilio.

Ma è davvero così?

Dipende…

Diciamo che la realtà non si discosta poi così tanto dai ricordi, perché il medico che è sempre in movimento ed effettua visite in casa oppure deve spostarsi in più studi ha bisogno di portare con sé moltissimo materiale e lo spazio della borsa non è mai abbastanza.

Oggi, per fortuna, esistono tante soluzioni comode per ogni esigenza: borse capienti e con materiali ergonomici e funzionali. Così anche il modello tradizionale di borsa per il medico è stato rivisitato e reso più confortevole. In questo articolo parliamo proprio delle varie possibilità di borse per il medico in vendita su Ippocrateshop e delle loro caratteristiche e specifiche funzioni

Borsa per il trasporto di ecg

L’ecg è uno dei tipici strumenti che possono essere utilizzati a domicilio, infatti sono molti i professionisti sanitari che offrono questo servizio. I nostri ecg portatili, come l’ecg 90 o l’ecg e30 di Biolight sono piccoli e facilmente trasportabili, ma è comunque necessario avere con sé una borsa dove riporli ordinatamente, insieme a tutti gli accessori necessari per effettuare un elettrocardiogramma: elettrodi a ventosa oppure elettori monouso pregellati, pinze periferiche, gel per ecg, carta termica e cavo paziente.

Non a caso, su Ippocrateshop potete trovare una comodissima borsa appositamente pensata per il trasporto dei nostri ecg: si tratta di una borsa impermeabile in ecopelle con comodissime tasche e alloggiamenti interni removibili e modulabili per adattarsi a tutti i vostri strumenti.

Borsa-zaino per il trasporto di materiale sanitario

Come dicevamo all’inizio, le borse medicali si sono evolute per essere più capienti, organizzate, funzionali ma soprattutto comode. Ne è un tipico esempio la nostra borsa-zaino per il trasporto di materiale sanitario. Grazie a questa borsa potrete trovare alloggio a tutti gli strumenti che possono servirvi durante una visita a domicilio, la borsa è particolarmente adatta ad esempio agli infermieri domiciliari che hanno bisogno di portare con sé moltissimo materiale monouso per medicazioni, drenaggi, flebo ecc. La particolarità di questa borsa è che pur essendo molto capiente e quindi potenzialmente pesante, può trasformarsi in uno zaino molto più semplice e comodo da trasportare.

La borsa isotermica per il trasporto di materiale biologico

Le borse per medici non servono solo a trasportare strumenti, a volte è necessario trasportare materiale biologico che deve essere mantenuto in un ambiente freddo e isolato, pensiamo ad esempio in questo periodo ai medici e agli infermieri che eseguono tamponi covid-19 a domicilio e poi devono trasportare i campioni in laboratorio ad analizzare. La borsa isotermica è pensata per queste situazioni. La nostra borsa isotermica è certificata per il trasporto di materiale biologico di tipo B secondo la norma UN 3373. Con tanto spazio, realizzata in materiale isolante e fornita con 12 sacchetti di gel freddo riutilizzabile, questa borsa può contenere fino a 300 campioni diagnostici e 36 campioni di urina.

Borse per emergenze e primo soccorso

Una categoria importante di borse medicali è sicuramente quella delle borse per emergenza e primo soccorso. Queste borse devono seguire infatti degli standard codificati e sono create per essere il più funzionali possibili. Le nostre borse sono di due grandezze diverse per interventi differenti. Una è uno zaino leggero e compatto, comodo ma comunque capiente e l’altra invece è una grande borsa impermeabile per emergenze e primo soccorso con la possibilità di trasportare più strumenti. Entrambe sono rosse e gialle con inserti rifrangenti e hanno moltissimi scompartimenti interni e piccoli astucci removibili e componibili con colori codificati in base al codice internazionale del primo soccorso.

La tradizionale borsa per medico in pelle

Infine, il classico che non passa mai di moda. Perché quando un oggetto tradizionale nasce con una funzionalità precisa, spesso è inutile stravolgerlo. Ecco quindi che anche noi di Ippocrateshop, nella nostra selezione, abbiamo scelto di proporre due borse per medico classiche, in pelle, con apertura a diligenza e fibbia. Si tratta di due soluzioni davvero eleganti e raffinate ma al tempo stesso comode e funzionali. Una tipica e fedele alla tradizione, in pregiata pelle blu con dettagli in ottone dorato e una invece marrone, più strutturata e con alcuni inserti più moderni in azzurro. Entrambe le borse sono comode e realizzate con i migliori materiali, resisteranno anni e anni e non vi deluderanno mai, permettendovi di avere sempre con voi gli strumenti essenziali per la vostra professione, senza rinunciare allo stile.

Le mascherine ffp2: come sono fatte e come funzionano

Le mascherine Ffp2 sono ormai fondamentali in tantissimi luoghi di lavoro e svago. Ecco perché preferirle alle mascherine chirurgiche

Medici, infermieri e operatori sanitari le indossano da tempo, eppure non tutti conoscono ancora le mascherine Ffp2. Per prima cosa bisogna sottolineare che il decreto legge n.221 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore il 24 Dicembre 2021 prevede, fra le altre cose, l’obbligo di utilizzo della mascherina FFP2 nei seguenti ambienti:

– cinema

– teatri

– in occasione di eventi sportivi

– per il personale scolastico nelle scuole dell’infanzia

– in tutti i mezzi pubblici

Ma cosa sono effettivamente le mascherine FFP2? Come funzionano e perché sono considerate migliori delle mascherine chirurgiche? Scopriamolo insieme in questo articolo.

Che cos’è una mascherina FFP2?

Una mascherina FFP2 è una mascherina con un’alta capacità filtrante superiore al 94%, sia verso l’esterno che verso l’interno. Questo significa che chi la indossa non sparge virus e microbi nell’aria e soprattutto non inala quelli che provengono dall’esterno. In sostanza le mascherine FFP2 proteggono sia chi le indossa che chi gli sta intorno da possibili contagi con virus e microbi, incluso SARS-COV-2.

Perché le mascherine FFP2 si chiamano così?

Perché queste mascherine si chiamano Ffp2?

FFP letteralmente è l’acronimo di: Filtering FacePiece, che si può tradurre in: “maschera filtrante per il viso”. Il numero accanto alla sigla FFP indica il grado standardizzato di protezione filtrante offerto. Esistono infatti mascherine FFP1 con un potere filtrante dell’aria dell’80%, mascherine FFP2 con una capacità filtrante di almeno il 94% e le FFP3 con una capacità filtrante del 99%.

Questa classificazione è nata perché in origine le mascherine FFP vengono utilizzate nell’industria per proteggere i lavoratori che possono venire a contatto con polveri e sostanze dannose e quindi in base alla quantità di queste sostanze nell’aria e alla grandezza delle sostanze stesse è obbligatorio indossare una maschera protettiva di una determinata fascia.

Come è fatta una mascherina FFP2?

Le mascherine FFP2 sono composte da vari strati, solitamente 5, realizzati in particolari materiali di tessuto-non-tessuto con una trama in grado di bloccare le particelle estranee e dotati di carica elettrostatica che le intrappola.

Questi tessuti di fatto filtrano l’aria, permettendo alle persone di respirare comodamente, ma impedendo a microbi, virus, polveri e batteri di passare. Le mascherine coprono naso e bocca e si indossano con degli elastici posti attorno alle orecchie. Sopra al naso le mascherine hanno all’interno del tessuto una fascetta in metallo morbido che permette di adattarla alla forma del proprio viso e fare in modo che aderiscano perfettamente e non lascino fuoriuscire ed entrare aria non filtrata.

Perché le mascherine FFP2 sono migliori delle mascherine chirurgiche?

Le mascherine chirurgiche, prima della pandemia, venivano utilizzate principalmente nelle sale operatorie e negli ospedali per proteggere il paziente durante un’operazione o in caso il paziente fosse particolarmente vulnerabile dal punto di vista del sistema immunitario.

Quindi, la mascherina chirurgica non è pensata per proteggere chi la indossa ma chi sta intorno alla persona che la indossa. Sapendo questo è facile comprendere perché sia meglio indossare una mascherina FFP2 rispetto a una chirurgica. Con la mascherina FFP2 si è molto più sicuri e protetti anche dal comportamento errato altrui nel caso ci si trovi in luoghi chiusi frequentati da altre persone.

Come capire se una mascherina FFP2 è affidabile?

Le mascherine FFP2 per poter entrare in commercio in Europa devono ricevere il certificato CE medicale da parte di enti europei accreditati e per farlo devono essere sottoposte a rigorosi test effettuati da laboratori esterni e non collegati all’azienda che le produce. Se cercate una mascherina FFP2 assicuratevi quindi che abbia una certificazione CE valida e che sulla mascherina sia ben visibile il numero CE dell’ente certificatore e le norme EN 149:2001 ai quali test significa che è stata sottoposta. Se avete dei dubbi poi chiedete al fabbricante di inviarvi direttamente la copia del certificato CE che per legge devono avere per poter commercializzare il prodotto.

 

Quanto costa una mascherina FFP2?

I prezzi delle mascherine FFP2 variano molto e sono variate moltissimo anche in questi 2 anni in base alle disponibilità sul mercato e alle richieste. Dopo il decreto del 24 Dicembre 2021 c’è stata una forte richiesta e alcuni fornitori hanno alzato molto i prezzi a causa dell’elevata domanda e delle scorte terminate in fretta, presto i prezzi dovrebbero riassestarsi e il prezzo che si può ritenere corretto per una mascherina FFP2 va da € 0,60 a massimo € 0,90 al pezzo. Questo costo è chiaramente più alto di quello delle mascherine chirurgiche ma si tratta di un prezzo più che giustificato dalla miglior efficacia protettiva data dalla maggior presenza di materiali filtranti.

Le nostre mascherine FFP2 in vendita online su Ippocrateshop

Tutte le mascherine FFP2 in vendita su Ippocrateshop sono certificate, sicure e affidabili, disponibili in confezioni da 100 pezzi imbustati singolarmente per assicurare la massima igiene e a un prezzo davvero competitivo sul mercato.

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Interpretazione ecg automatica e algoritmo di Glasgow: una breve storia, dagli albori ai giorni nostri

Ippocrateshop si occupa di cardiologia e di ecg da molti anni e l’interpretazione ecg automatica è un argomento molto importante per noi, per questo motivo quando ci siamo imbattuti in questo articolo scientifico pubblicato da Peter W. Macfarlane e Julie Kennedy dell’università di Glasgow abbiamo deciso di condividerlo con voi. L’articolo ripercorre le tappe che dal primo elettrocardiografo hanno portato ai moderni ecg con interpretazione automatica fino ai software dotati di intelligenza artificiale sui quali si sono concentrati moltissimi studi negli ultimi anni. In questo post vi proponiamo un breve riassunto dell’articolo per condividere con voi un aspetto della cardiologia che sicuramente continuerà a veder crescere la sua importanza nei prossimi decenni.

Introduzione all’elettrocardiogramma e alla sua storia

L’articolo ripercorre brevemente nella sua introduzione i primi esperimenti degli ultimi anni dell’800 che hanno portato all’invenzione ufficiale e al brevetto del primo elettrocardiografo da parte di Willem Einthoven che per questo ricevette anche il premio Nobel per la medicina del 1924. L’elettrocardiografo di Einthoven aveva tre derivazioni periferiche.

Il secondo passaggio più significativo per l’elettrocardiogramma come noi lo conosciamo oggi è stato sicuramente quello alla configurazione a 12 derivazioni con 10 elettrodi. Questo è lo standard che ancora oggi è considerato il più efficace e diagnosticamente significativo. L’interpretazione dell’elettrocardiogramma da quel momento veniva effettuata dai cardiologi attraverso l’osservazione degli schemi registrati e l’idea di rendere questo procedimento automatico cominciò già a farsi strada negli anni ’50. I primi approcci però furono possibili chiaramente solo con la nascita e lo sviluppo dei computer digitali.

La digitalizzazione dell’elettrocardiogramma

Il primo medico che studiò un metodo per trasferire l’ecg dal supporto analogico a quello digitale fu Hubert V. Pipberger, un vero pioniere, che già alla fine degli anni ’50 capì l’importanza e le potenzialità di una collaborazione fra medici, ingegneri elettrici, matematici e programmatori e diede vita  un team interdisciplinare che riuscì effettivamente  a digitalizzare il segnale ecg, utilizzando macchinari davvero grandi e ingombranti ma che di fatto sono stati gli antenati degli attuali ecg digitali portatili.

Un passo fondamentale per l’interpretazione ecg automatica: l’algoritmo di Glasgow

Un progetto fondamentale per lo sviluppo dell’interpretazione automatica dell’ecg è stato quello dell’università di Glasgow, con il programma C.A.R.E. o Computer Assisted Reporting of Electrocardiograms. Il progetto creò un sistema che convertiva l’ecg dal formato analogico a quello digitale e si trattava di un sistema più piccolo e trasportabile. Fu possibile con questo sistema accumulare una grande quantità di elettrocardiogrammi sia in formato digitale che in formato analogico. Grazie a questi sviluppi nel 1971 fu possibile creare il primo sistema di interpretazione automatica dell’ecg che venne utilizzato nella Glasgow Royal Infirmary e successivamente commercializzato a partire dagli anni ’80.

La raccolta dati e la creazione di database per l’interpretazione automatica degli elettrocardiogrammi

Negli anni ’70 la comunità europea creò un progetto di collaborazione fra gli istituti di varie nazioni con l’intento di unire le forze e le conoscenze per migliorare gli studi sull’interpretazione automatica degli elettrocardiogrammi. Il progetto si chiamava CSE (Common Standards for Quantitative Electrocardiography). Il comitato vantava importanti professori fra i migliori istituti cardiologici europei, inclusa una dottoressa italiana: Rosanna Degani dell’università di Padova. Uno dei principali meriti di questo progetto fu quello di creare dei database dei segmenti QRS degli elettrocardiogrammi e dei database per le interpretazioni ecg di pazienti le cui condizioni cliniche erano già documentate. Questi database sono ancora utilizzati ai giorni nostri come standard per verificare le interpretazioni degli ecg. Questi database infatti hanno permesso di stabilire dei QRS standard per riconoscere patologie, aritmie, e altre condizioni cliniche che sono validi tuttora. Il database diagnostico CSE è stato pubblicato nel 1991 con l’intento di confrontare vari programmi diagnostici con le diagnosi cliniche del database e le opinioni di un gruppo di 8 cardiologi. Ancora oggi, un’azienda che voglia mostrare dati sulle performance del suo programma di interpretazione spesso utilizza il database CSE come metro di giudizio.

I programmi per l’interpretazione automatica degli ecg: come funzionano.

Oltre al programma di interpretazione di Glasgow, fra gli anni 80 e 90 vennero commercializzati altri software interpretativi: il programma HES sviluppato all’università di Hannover, il programma MEANS dell’università di Rotterdam, Il programma di Marquette-general electric, il programma di Hewlett Packard-Philips e il programma Mortara, sviluppati dalle aziende stesse.

I programmi fin qui elencati utilizzano approcci diversi per arrivare alle interpretazioni automatiche degli ecg, questi due approcci possono essere racchiusi in due grandi correnti: una corrente clinica e una corrente statistica. Un tipico esempio di differenti interpretazioni fra le due si ha nell’identificazione dell’LVH, cioè ipertrofia ventricolare sinistra. I programmi che usano come gold standard le osservazioni cliniche dei cardiologi spesso davano come “ecg normale” un ecg che invece i programmi basati sui dati statistici davano come “LVH”. Questo problema rimane tuttora irrisolto e le differenze di risultati fra i vari programmi sono il motivo per cui l’interpretazione automatica deve ancora essere convalidata da un cardiologo esperto che tenga conto di altri fattori clinici del paziente e della sua esperienza sul campo.

Lo sviluppo della tecnologia e il Machine Learning

Gli ultimi decenni sono stati sicuramente caratterizzati da uno sviluppo tecnologico importante che è andato nella direzione di una maggiore velocità nell’interpretazione automatica e a una maggiore portabilità degli strumenti. Il prodotto più esemplificativo di queste tendenza è sicuramente l’ecg da polso, realizzato da diversi brand e ormai diventato parte della vita di molte persone. Chiaramente gli ecg da polso, come quello dell’Apple Watch, sono stati soggetti a molti studi clinici che hanno dato risultati contrastanti. L’ecg da polso è normalmente un ecg a 1 canale che utilizza filtri per dare un segnale stabile e leggibile, questo fa sì che le raccomandazioni delle autorità sanitarie siano quelle di utilizzare i dati provenienti da questi strumenti con estrema cautela, privilegiando sempre e comunque l’ecg a 12 canali come unico standard per la migliore efficacia diagnostica.

Lo sviluppo tecnologico dell’interpretazione automatica degli ecg non poteva non sfruttare una delle più importanti rivoluzioni degli ultimi anni: l’intelligenza artificale e il machine learning. Questa particolare forma di software per l’interpretazione automatica è in fase di studio e di sviluppo e siamo sicuri che nei prossimi anni diventerà parte integrante della pratica clinica. Al momento sono stati individuati importanti caratteristiche dei software dotati di algoritmi di IA che sono in grado ad esempio di identificare la sindrome da QT lungo nascosta anche in ecg dove l’intervallo QT è minore di 450 ms. Queste diagnosi sono poi state confermate dai test genetici.

La capacità di evolversi e immagazzinare un numero di diagnosi pressoché infinite, così come la possibilità di lavorare 24 ore su 24, sono caratteristiche che rendono l’IA per l’interpretazione automatica degli ecg una promessa di rivoluzione. Dovranno essere fatti ancora molti studi clinici e numerosi miglioramenti ma i primi test e i primi approcci sembrano davvero promettenti.

In conclusione, questo articolo mostra velocemente quali sono state le principali scoperte nel campo dell’interpretazione dell’elettrocardiogramma e apre una finestra sui futuri possibili. Rimane ancora molto da fare e sicuramente niente potrà mai sostituire l’esperienza umana basata sull’osservazione reale del paziente, ma siamo certi che i software per l’interpretazione automatica e lo sviluppo delle tecnologie di machine learning poteranno un aiuto importante e concreto a tutti i cardiologi nel rendere le diagnosi sempre più sicure ed efficaci. Noi di Ippocrateshop abbiamo già aperto un piccolo varco verso il futuro con un nuovo prodotto che ci ha subito colpito per la sua portabilità, la sua grafica user friendly e la sua velocità di interpretazione automatica: si tratta del nuovo tablet ecg Lepu neo S120. Un piccolo tablet ecg con collegamento alla rete dati, sia 4G che wifi, con un collegamento semplice a tutte le stampanti wi-fi e la possibilità di scaricare i vostri esami in pdf con interpretazione basata sull’algoritmo Glasgow in pochissimi secondi. Il tutto a un prezzo davvero conveniente!

Spirometri Usati – Consigli per scegliere lo spirometro usato e cosa controlliamo noi prima di acquistarli

Prima di acquistare degli spirometri usati è bene controllare 3 cose fondamentali: lo stato delle plastiche e dello schermo LCD, la capacità di carica della batteria e la funzionalità turbina. Questa guida è rivolta ai medici che decidono di acquistare uno spirometro usato da un collega, su ebay o all’interno del nostro sito nella categoria spirometri usati:

Lo spirometro è un dispositivo medicale imprescindibile per molte categorie di medici (pneumologi, medici del lavoro, medici dello sport ecc…) e il suo perfetto funzionamento è una caratteristica necessaria al fine di una diagnostica precisa e ripetibile. Uno spirometro in perfette condizioni può accompagnarvi nella vostra professione per anni, conosciamo medici con spirometri acquistati più di 15 anni fa che tuttora riescono a lavorare in modo ottimale.

I punti deboli degli spirometri usati e come testarli

Per scegliere al meglio uno spirometro usato bisogna analizzare quali sono i punti deboli degli spirometri, per esperienza vi possiamo dire che sono tre:

  • Schermo LCD e plastiche (la parte esterna dello strumento in sintesi)
  • La batteria (la parte non visibile)
  • La turbina (il cuore dello spirometro nonché la parte più importante ai fini diagnostici)

Quando decidete di acquistare degli spirometri usati dovrete dunque analizzare queste 3 cose. Se per le plastiche e lo schermo LCD non serve un grande sforzo, batteria e turbina richiedono un po’ più di impegno e conoscenza, niente di troppo difficile, ma bisogna sapere come fare a testarle.

Come controllare Plastiche e schermo LCD di uno spirometro usato

Le plastiche e lo schermo LCD sono la parte più semplice da analizzare prima di acquistare degli spirometri usati. Essendo facilmente visibili “l’ispezione” pre acquisto sarà molto agevole e immediata.

Le plastiche

Bisogna partire da un semplice assunto, le plastiche con il tempo si ingialliscono se i dispositivi sono bianchi e si scoloriscono se sono colorati.

Lo spirometro Cosmed Pony Fx e il nuovo MIr Spirolab New con touchscreen, per esempio, essendo bianchi, tendono ad ingiallire con il passare del tempo. Da un brillante bianco perlato dopo anni di utilizzo avrete un bianco tendente al giallo, questo è il frutto della pulizia eseguita con liquidi troppo aggressivi o al contatto continuativo con fonti di calore e di luce (caloriferi vicini, finestre ampie ecc…). Va da sé che osservando questo dettaglio potremo valutare in modo veloce e approssimativo l’anno di produzione e come sono stati utilizzati. Il giallo delle plastiche non ha nulla a che fare con lo stato funzionale dello spirometro ma può dirci molto, quindi bisogna prestare molta attenzione.

Altra cosa che va esaminata sono graffi e eventuali “botte”, più lo spirometro è graffiato e “bozzato” e maggiori saranno le possibilità che lo chassis sia internamente danneggiato, questo presuppone che le schede non siano allineate perfettamente con un conseguente danno funzionale che potrà manifestarsi anche qualche mese dopo il suo acquisto.

Ultima cosa da controllare a livello estetico e funzionale sono gli innesti a clic e micro usb che collegano lo spirometro al lettore turbina flowmeter e al Pc. Dovrete provare ad inserire i vari accessori e controllare che non ci sia un gioco eccessivo e i cavi inseriti non “ballino” o tendano ad uscire dalla sede.  In caso notaste questo problema vi sconsigliamo l’acquisto perché lavorare in condizioni precarie non è divertente (dover tenere adeso il cavo del lettore turbina allo spirometro con le mani durante il test è stressante mentalmente e fisicamente) e sostituire quel tipo di innesti ha un costo superiore al prezzo d’acquisto dello spirometro usato

Schermo LCD

Lo spirometro va sempre acceso prima dell’acquisto e lo schermo non deve avere nessun Pixel danneggiato. Per pixel danneggiati intendiamo quei puntini infinitamente piccoli che servono per comporre le immagini che vedete sullo schermo e che, in caso di guasto, presentano un colore diverso rispetto a quelli che gli stanno attorno o risultano completamente neri.

Il pixel danneggiato è il preludio alla macchia sullo schermo (un insieme di più pixel danneggiati e contigui) che affligge tanti possessori di Pony fx e MIR Spirolab. Sconsigliamo vivamente di acquistare uno spirometro che presenta pixel danneggiati anche perché, una volta formatasi la tanto temuta goccia sullo schermo, l’unico modo per intervenire è sostituirlo. La sostituzione dell’LCD di un dispositivo medicale sommando i pezzi di ricambio e le ore di lavoro dei tecnici è un intervento che potrebbe costare più di quanto avete pagato lo spirometro usato.

Come controllare lo stato della batteria degli spirometri usati.

Per controllare al meglio lo stato della batteria di uno spirometro usato il test per eccellenza è il ciclo di carica e scarica. Purtroppo è un test che possiamo fare solo noi rivenditori di spirometri usati e nuovi che abbiamo tutto il tempo a disposizione per testarli e decidere se rivenderli o usarli come pezzi di ricambio.

Il test consiste nel mettere in carica lo spirometro per almeno 8 ore e poi, disabilitando lo spegnimento automatico, farlo scaricare completamente. A seconda di quanto tempo lo spirometro impiega per spegnersi possiamo dedurre lo stato della batteria.

Per lo spirometro Cosmed Pony Fx, ma solo per questo modello, ci viene in aiuto il Led di ricarica. Nel momento in cui il led diventa giallo (dopo qualche ora di ricarica) significa che lo spirometro è carico e la batteria funziona perfettamente, in caso contrario il led continuerà ad illuminarsi ad intermittenza in verde e giallo o semplicemente resterà verde ad oltranza (come se stesse caricando senza mai raggiungere la piena ricarica).

Immaginando che questo non sia possibile in quel quarto d’ora/mezz’ora di tempo che avete per decidere se acquistare o meno il dispositivo spirometrico usato potete chiedere al venditore di provare a stampare consecutivamente 3 o 4 volte lo stesso test spirometrico. La stampa consecutiva di un test è un grosso stress per la batteria in quanto la stampante interna degli spirometri necessita di una buona quantità di energia. Uno spirometro con una buona batteria produrrà stampe sempre uguali con la stessa tonalità di nero mentre in un dispositivo con una batteria ormai poco performante noterete che i neri tenderanno al grigio e alcune parti della curva flusso-volume saranno realmente tenui soprattutto nelle ultime stampate.

A differenza di un LCD con pixel bruciati, che è un ottimo motivo per non comprare lo spirometro di seconda mano, se la batteria non dovesse essere perfettamente funzionante potrete sempre cambiarla e quindi potrete anche decidere di completare l’acquisto chiedendo uno sconto sul prezzo d’acquisto.

Quanto chiedere di sconto se la batteria dello spirometro usato ha dei problemi?

Bella domanda, in questo caso dipende dal dispositivo. Se è uno spirometro Cosmed Pony fx potrete procedere direttamente voi alla sostituzione della batteria acquistandola sul nostro sito, vi servirà semplicemente un cacciavite.

Ecco la guida per sostituire la batteria: https://www.ippocrateshop.com/blog/sostituire-la-batteria-del-pony-fx-cosmed/ e con 50 Euro circa di spesa avrete risolto il problema.

Nel caso lo spirometro usato fosse un MIR spirolab 3 o uno Spirolab new, il prezzo della sostituzione della batteria andrebbe a lievitare maggiormente per due motivi:

  1. il costo della batteria per Spirolab new e spirolab 3 è maggiore
  2. la procedura per la sostituzione della batteria negli spirometri MIR richiede più esperienza in quanto la batteria vecchia va dissaldata dalla scheda e successivamente saldata quella nuova. Niente di complicatissimo ma se non siete pratici con le saldature dovrete rivolgervi a qualcuno.

Quindi, se la batteria dello spirometro MIR usato non fosse in buone condizioni, lo sconto da richiedere deve essere molto più consistente, tenendo conto del costo della batteria e del lavoro da fare per sostituirla, dovrebbe aggirarsi attorno ai 140/150 Euro.

Come controllare la turbina di uno spirometro usato

Ultima cosa da controllare quando decidete di acquistare uno spirometro usato da un collega medico o da un rivenditore è la turbina.

La turbina è l’anima diagnostica dello spirometro, va da sé che in caso di malfunzionamento l’esame sarà falsato e impossibile da leggere e refertare.

Il funzionamento della turbina è semplice, l’anima della turbina (la parte centrale) gira su stessa in caso venga sottoposta ad un flusso d’aria, il software dello spirometro trasforma il numero di giri della turbina in litri di aria espirati durante il test.

Cosa controllare?
  • La turbina va estratta dal lettore turbina e rimessa al suo interno un paio di volte, se l’ingresso e la fuoriuscita sono troppo agevoli, senza un minimo di resistenza, potrebbe essere un campanello d’allarme. Solitamente la resistenza tende a scemare con il passare del tempo ma comunque, anche se minima, non dovrebbe permettere alla turbina di muoversi liberamente all’interno dell’anello del lettore turbina.
  • Nel caso non ci fossero problemi di eccessivo movimento possiamo passare ad esaminare la turbina. Prima cosa da controllare è la retina che protegge l’anima della turbina, se rovinata o non troppo adesa alla plastica quella turbina sarà sicuramente da sostituire prima o poi (più prima che poi per esperienza). Accertate le condizioni della retina possiamo passare all’anima della turbina. Soffiando sopra la retina in modo impercettibile la turbina dovrebbe comunque iniziare a girare, nel caso non lo facesse ha sicuramente dei problemi.
  • Ultima cosa da fare sarebbe effettuare una calibrazione con siringa da 3 o 5 L e verificare se i valori di offset sono nel range di normalità con quelli forniti dal produttore. Sappiamo benissimo che quasi nessuno ha una siringa di calibrazione e dunque il modo più semplice per testare il funzionamento della turbina è effettuare un test FVC conoscendo in precedenza i nostri valori spirometrici. Se FVC, FEV1 e PEF sono in linea con quelli che solitamente facciamo registrare la turbina funziona egregiamente.

E se la turbina fosse rotta o malfunzionante lo spirometro usato non va acquistato?

Anche in questo caso dipende se il venditore è disposto o meno a farvi un buono sconto sul prezzo di acquisto. Lo sconto applicato sullo spirometro dovrebbe aggirarsi più o meno intorno al prezzo della turbina dello spirometro che state andando ad acquistare. Per essere più precisi, una turbina per un Cosmed Pony Fx costa all’incirca 150 euro mentre quella per uno Spirolab 3 o uno Spirolab New 350 euro.

Mini ecg per smartphone a confronto: Smart Cardio vs Kardia

Smart Cardio vs Kardia: pregi e difetti di due fra i più celebri mini ecg per smartphone in commercio. Una sfida all’ultimo ecg…

I dispositivi per la telecardiologia

Il mondo della telemedicina è in continua e costante evoluzione e, specie i dispositivi per il monitoraggio cardiologico online come i mini ecg per smartphone, rappresentano una nuova frontiera sia per cardiologici che per pazienti.

Smart Cardio e Kardia: mini ecg a confronto

smart cardio mini ecg e kardia

Smart Cardio e Kardia sono due perfetti esempi di questa tendenza che sta rivoluzionando il rapporto tra cardiologi e pazienti. Due dispositivi all’insegna di tecnologia e portatili eppure profondamente diversi tra loro.

Aspetto e dimensioni

Sia Smart Cardio che Kardia sono senz’altro mini ecg dall’aspetto gradevole e dalle dimensioni contenute. Entrambi realizzati all’insegna di un pregevole stile minimal.

Smart Cardio pesa meno di 35 grammi, è spesso solo 7 millimetri ed è lungo pochi centimetri.

Addirittura più contenute le misure di Kardia che misura 8.1 x 3.6 x 0.5 cm e pesa solo 9 grammi.

Quest’ultimo ha delle piastre antiscivolo leggermente zigrinate che migliorano la presa. Perché sono proprio le dimensioni dell’apparecchio, forse fin troppo ridotte, a rendere la sua maneggevolezza buona ma, a nostro parere, non ottimale.

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Piuttosto, per quanto riguarda Kardia è bene utilizzare l’accessorio cover che permette di attaccare il dispositivo al retro del proprio smartphone per non correre il rischio di perderlo.

Connessione: bluetooth vs microfono

Per quanto riguarda le modalità di connessione dei due mini ecg allo smartphone, le differenze sono marcate. Smart Cardio opta per una connessione bluetooth mentre Kardia sceglie il microfono del cellulare.

Una differenza non di poco conto che segna decisamente un punto a favore di Smart Cardio perché la connessione bluetooth risulta decisamente più stabile e affidabile.

bluetooth

Il segnale bluetooth permette una connessione sicura fino quasi a 10 metri di distanza mentre la connessione tramite microfono risulta molto più incerta.

Di fatto, la misurazione attraverso Kardia e il microfono del cellulare deve avvenire a pochissimi centimetri di distanza e bisogna assolutamente evitare di spostare anche solo leggermente uno dei due per evitare che il segnale perda di intensità.

microfono kardia

Ma questo non è l’unico handicap della connessione tramite microfono, come vedremo in seguito da alcuni test che abbiamo effettuato…

Filtri e misurazioni

Adesso cominciamo ad entrare nel vivo di questo confronto tra mini ecg per smartphone: Smart Cardio e Kardia.

Come anticipato nel paragrafo precedente, la modalità di connessione rappresenta senz’altro la più grande e importante differenza tra i due dispositivi per la telecardiologia.

La connessione tramite microfono scelta da Kardia ha imposto l’applicazione di un filtro da 50 Hz per isolare rumori e interferenze. Questo filtro rende il tracciato estremamente chiaro e gradevole, anche se si tratta pur sempre di un adattamento “artificiale” della misurazione.

Smart Cardio non necessita di alcun filtro, il che rende quest’ultimo senz’altro più “affidabile”.

Per quanto concerne il capitolo misurazioni, ecco un altro aspetto nel quale Smart Cardio sembra avere una marcia in più rispetto a Kardia. Perché Smart Cardio, oltre al tracciato, consente di ottenere altri misurazioni del segmento QRS, QT, RR, e PR.

Smart Cardio e Kardia: un tracciato in soli 30 secondi

Entrambi sono davvero rapidi! Bastano 30 secondi per registrare un tracciato ecg e condividerlo con il proprio cardiologo.

 

App per smartphone

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Da questo punto di vista, Kardia sembra avere qualcosa in più, perché l’interfaccia della app appare più curata e gradevole.

Entrambe le app di gestione sono disponibili sia per Android che per Apple e sono gratuite.

Anche la app di gestione di Smart Cardio è user friendly, ma se è vero che anche l’occhio vuole la sua parte, possiamo dire che la app Kardia risulta più gradevole nel layout e curata oltre alla possibilità di connettersi all’Health Apple.

La app Kardia è gradevole e curata nel layout mentre quella di Smart Cardio è più spartana. Entrambe sono gratuite[/stextbox]

Prestazioni a confronto

 

Detto che entrambi i mini ecg impiegano soli 30 secondi per registrare un tracciato, nell’analisi delle prestazioni, Smart Cardio è a nostro avviso preferibile sopratttutto per quanto concerne l’affidabilità.

Dai test che abbiamo effettuato, abbiano notato che qualche improvviso colpo di tosse, a volte, è sufficiente ad impedire il completamento corretto della registrazione con Kardia mentre Smart Cardio si è dimostrato più “solido” per così dire.

 

Un caso pratico: bigemino vs fibrillazione atriale

Ecco un caso pratico a supporto di questo test di analisi delle prestazione di due dei mini ecg più venduti del momento, Smart Cardio e Kardia.

Uno dei membri del nostro staff che soffre di una lieve aritmia del cuore con regolare alternarsi di intervalli lunghi e brevi tra i battiti cardiaci, ovvero il classico bigemino (a lui noto da tempo), si è sottoposto alla registrazione del tracciato con entrambi i device. Come si evince dagli screenshot qui di seguito, al termine della registrazione, i “referti” di Smart Cardio e Kardia sono differenti. Mentre il primo ha rilevato una possibile fibrillazione atriale, il tracciato di Smart Cardio ha in effetti mostrato la possibile aritmia.

kardia fibrillazione atriale

 

ecg check con smart cardio

Conclusioni

In conclusione, possiamo affermare che questo confronto tra mini ecg per smartphone ci ha fatto preferire Smart Cardio rispetto a Kardia. Un giudizio basato più sull’affidabilità del dispositivo che si è rivelata superiore rispetto a quella del concorrente.

Kardia si è fatto comunque apprezzare sia per il layout dell’app che per alcune funzionalità come la connessione con iHealth. Purtroppo il suo limite resta la connessione che via microfono, come evidenziato più volte dai nostri test è sembrata incerta. Forse stilisticamente con un pizzico di appeal in meno, Smart Cardio ha messo in luce doti superiori come la possibilità di rilevare le misurazioni dei vari segmenti.

Una sfida comunque “avvincente” tra due dei mini ecg per smartphone più interessanti nel panorama della telemedicina.

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Telecardiologia: una risorsa preziosa per tutta la sanità italiana

La telecardiologia è una parte importante della telemedicina in tutto il mondo, in un certo senso la cardiologia è stata la specialità medica che per prima e con più successo si è affacciata al mondo della telemedicina. La telecardiologia infatti esiste da molti anni anche in Italia grazie a vari progetti sviluppati da centri specialistici cardiologi come il centro cardiologico Monzino e alle numerose centrali di refertazione cardiologica sviluppate in tutto il paese.

Ma che cos’è esattamente la telecardiologia? Ne parliamo più approfonditamente in questo articolo…

Che cos’è la telecardiologia?

Con telecardiologia si intendono tutte quelle pratiche mediche che riguardano la cardiologia che vengono svolte in una o più parti in remoto. La telecardiologia mette in contatto sia il paziente con il cardiologo che il cardiologo con altre figure professionali come medici di medicina generale, infermieri o farmacisti.

La telecardiologia si avvale di moltissime tecnologie diverse e in continua evoluzione. Prima di tutto ricordiamo i pc-ecg senza fili che trasmettono l’ecg via Bluetooth e che per esempio sono davvero comodi in uno studio medico di grandi dimensioni e che semplificano sicuramente il lavoro del cardiologo che non sarà intralciato dai fili. Ma anche i software per gli elettrocardiografi sono strumenti per la telecardiologia perché permettono di trasferire gli esami dall’ellettrocardiografo stesso al pc e da qui di condividerli con il paziente o con altri professionisti. I software degli elettrocardiografi pc-ecg però non fanno solo questo, infatti sono creati per aiutare il cardiologo nell’interpretazione degli elettrocardiogrammi grazie alla presenza di moduli analitici e filtri. Queste tecnologie poi non si limitano solo agli elettrocardiografi a riposo ma riguardano anche gli elettrocardiografi per prove da sforzo e gli holter cardiaci che servono a registrare il tracciato per più giorni consecutivi. Anche gli holter sono entrati a far parte della telecardiologia grazie alla digitalizzazione dei tracciati e a software sempre più sofisticati in grado di aiutare i medici refertatori nella diagnosi.

Infine dobbiamo ricordare alcuni dispositivi medici per la telecardiologia di più recente sviluppo che sono prodotti destinati ad essere utilizzati direttamente dal paziente. Fanno parte di questi prodottii dispositivi digitali come i cardiofrequenzimetri da polso, utilizzati per registrare la frequenza cardiaca, e soprattuto i cosiddetti “event recorder” per la aritmie parossistiche. Questi ultimi sono prodotti davvero utili nella cura e nella prevenzione delle aritmie e della fibrillazione atriale, infatti questi prodotti sono piccoli, comodi da usare e hanno un prezzo contenuto. Vengono utilizzati dal paziente nel momento in cui questo sente i sintomi dell’aritmia e velocemente potrà registrare un breve tracciato da iniviare immediatamente al suo cardiologo o al suo medico comodamente dal cellulare. Questi strumenti permettono di trovare e identificare aritmie altrimenti difficilmente identificabili anche con gli holter cardiaci sulle 24/72 ore perché rare e non continuative.

Alcuni esempi di telecardiologia: la telerefertazione.

 Un esempio fondamentale di quello che può significare la telecardiologica è la telerefertazione. Si parla di telecardiologia infatti quando viene eseguito un elettrocardiogramma su un paziente in un determinato luogo ma la refertazione dell’ecg viene eseguita da un cardiologo che si trova in un’altra sede. La telerefertazione è un servizio estremamente importante e ormai molto sviluppato. La telerefertazione viene utilizzata da moltissime figure sanitarie professionali che hanno bisogno del parere e della conoscenza di un cardiologo per esaminare gli elettrocardiogrammi dei loro pazienti: farmacie, infermieri, medici del lavoro…

La telerefertazione è un’attività ormai svolta professionalmente da molti centri organizzati con a disposizione cardiologi professionisti certificati e reperibili tutto il giorno. Le telerefertazioni cardiologiche vengono vendute spesso a pacchetti con prezzi variabili soprattutto in base al tempo entro il quale si vorrà ricevere l’elettrocardiogramma refertato. Anche su Ippocrateshop sono disponibili pacchetti di refertazione effettuate da un centro di Milano con cui collaboriamo da tempo.

La teleriabilitazione cardiologica

Un altro aspetto da non sottovalutare della telecardiologia è quello della riabilitazione cardiologica a distanza. Questa pratica è meno sviluppata ma comincia ad essere adottata in molti centri che si dedicano alla riabilitazione cardiaca dei pazienti che hanno avuto infarti o scompensi o hanno subito interventi al cuore.

La teleriabilitazione cardiologica permette di effettuare tutti gli esercizi normalmente previsti in caso di riabilitazione cardiaca, non più solo in presenza di un medico, ma anche in centri collegati a distanza con il cardiologo in cui quindi sarà necessaria solo la presenza di personale infermieristico o di fisioterapisti. Addirittura poi la teleriabilitazione cardiaca permette di effettuare la registrazione dell’ecg necessaria durante lo sforzo riabilitativo anche all’aperto grazie ad apparecchiature con collegamenti wireless Bluetooth.

Il telemonitoraggio cardiaco

L’ultimo esempio di digitalizzazione cardiologica che permette di migliorare la cure e la prevenzione cardiovascolare è sicuramente il telemonitoraggio cardiologico. Questa forma di telecardiologia si avvale della tecnologia portatile, digitale e bluetooth di cui parlavamo nel primo paragrafo: cardiofrequenzimetri da polso, orologi wireless ed event recorder con elettrodi da dito. Questi permettono al paziente con particolari esigenze, come chi ha già avuto episodi di aritmie e deve restare monitorato o pazienti in fase di recupero post operatorio, di registrare comodamente da casa il loro tracciato ecg per poterlo condividere con il medico. La condivisione può avvenire in modo semplice tramite messaggio, email o whattsapp oppure in modo più strutturato, come sta succedendo negli ultimi tempi, attraverso app e piattaforme appositamente studiate per il telemonitoraggio che permettono di inviare dati in modo più sicuro e rintraccabile.

La cardiologia è quindi un ambito della telemedicina che ha subito negli ultimi anni una fortissima accelerazione facendo da apripista anche per altri campi specialistici e per lo sviluppo di pratiche e forme di telemedicina più ampie e strutturate. Per questo motivo la telecardiologia risulta una risorsa davvero preziosa per i nostri medici e per il nostro sistema sanitario.  

Che cos’è il test sierologico per Sars-cov-2? Quando si consiglia di eseguire il test sierologico? Quali tipi di test per Covid-19 esistono? Cosa vogliono dire i risultati del test sierologico per sars-cov-2?

Il test sierologico è uno strumento molto utile nella lotta e nella prevenzione verso il contagio da Covid-19 nella popolazione e di cui si parla ormai moltissimo. Esistono diversi test per la rilevazione del virus Sars-cov-2 tutti con specifiche e scopi diversi. Con questo articolo evidenzieremo quali sono le differenze ponendo particolare enfasi al test sierologico rapido con pungidito, approfondendo il suo utilizzo, la sua validità e i casi in cui è utile effettuarlo.

Quali tipi di test per Covid-19 esistono in commercio e a cosa servono?

In commercio esistono molte tipologie di test e analisi per rilevare la presenza del virus Sars-cov-2. I principali e più utilizzati sono 3: il tampone molecolare, il tampone rapido antigenico e il test sierologico. Vediamo velocemente come funzionano e a cosa servono:

  • Tampone molecolare: si tratta del test diagnostico maggiormente utilizzato e che viene effettuato per identificare un’eventuale infezione in corso. Questo test, considerato molto affidabile per rilevare la presenza del virus all’interno del corpo e quindi un avvenuto contagio che richiede isolamento e quarantena, deve essere svolto da personale medico e poi elaborato in appositi laboratori. La procedura del tampone è delicata e deve essere svolta da personale autorizzato. Si tratta di un prelievo di cellule superficiali, muco e secrezioni respiratorie dalle cavità nasali e dalla gola. Il campione prelevato viene poi processato in specifici laboratori dotati di macchinari per la tecnica PCR che è un metodo di amplificazione che permette di rilevare anche le più piccole tracce dell’RNA (acido nucleico) del virus. Questo metodo è estremamente preciso ed efficace ed è da utilizzare quando si hanno sintomi riconducibili a Covid-19 o quando si è stati a stretto contatto con un caso risultato positivo. Poiché il test viene eseguito solo da operatori sanitari e viene elaborato solo in pochi laboratori attrezzati, questo test è il più costoso e quello che richiede più tempo per conoscere il risultato, mediamente 1-2 giorni.
  • Tampone rapido antigenico: il tampone rapido è un test eseguito, almeno nella prima fase, esattamente come il tampone molecolare per Sars-cov-2, quindi da personale sanitario tramite il prelievo con un tampone di cellule, muco e secrezioni da naso e gola. Quello che cambia è il test in sé, il tampone rapido infatti va alla ricerca non dell’Rna ma dell’antigene in sé, quindi della proteina spike presente nel virus, e lo si fa utilizzando gli anticorpi specifici che sono presenti nel test. Questo processo non deve essere effettuato in laboratorio ma può essere reso visibile a occhio nudo utilizzando specifici reagenti e lettori molto semplici da utilizzare. Il tampone rapido è considerato molto affidabile, anche se non sempre è in grado di rilevare casi asintomatici con lieve carica virale. Il tampone rapido antigenico per Sars-cov-2 è uno strumento davvero prezioso per effettuare molti test rapidamente, infatti i risultati sono pressoché immediati (10-15 minuti al massimo) e i costi sono decisamente inferiori poiché non prevedono l’utilizzo di specifici strumenti.
  • Test sierologici: i test sierologici si differenziano molto dai due test precedenti, sia per la modalità di prelievo che per la tipologia di ricerca. I test sierologici si effettuano con il prelievo di sangue e rilevano la presenza non del virus, bensì degli anticorpi contro sars-cov-2. I test sierologici possono essere facilmente effettuati anche da personale non sanitario poiché richiedono solo il prelievo di sangue capillare con un semplice pungidito. Il sangue viene poi messo a contatto con un reagente e un lettore che contiene proteine ricombinante del virus SARS-COV-2, in questo modo sarà subito visibile facilmente se il risultato del test è negativo o positivo. I test sierologici cercano due tipi di anticorpi (IgG e IgM, il primo indica un contatto recente con il virus, il secondo un contatto più datato) che indicano se la persona è entrata in contatto con il virus e ha sviluppato gli anticorpi specifici per combatterlo.

Quando eseguire il test sierologico per sars-cov-2?

Il test sierologico è utile in diversi casi, anche se ricordiamo, non sostituisce il tampone rino-faringeo e non evidenzia un’infezione in corso. Il test rapido sierologico per Covid-19 è un metodo per capire se in passato la persona che vi si sottopone è entrata in contatto con il virus, magari in modo asintomatico, senza accorgersene, e ora ha sviluppato delle difese immunitarie che potrebbero proteggerlo da eventuali reinfezioni. Il test sierologico poi è molto utile a livello statistico per capire se una determinata popolazione, che magari non ha potuto sottoporsi puntualmente al tampone durante la fase acuta del contagio, è entrata in contatto con il virus e a che livello. Infine il test sierologico può diventare molto utile anche adesso in fase di vaccinazione. Infatti un soggetto vaccinato potrà effettuare un test sierologico dopo i tempi stabiliti per l’immunizzazione per capire se ha effettivamente sviluppato gli anticorpi necessari.

Come interpretare i risultati di un test sierologico per covid-19?

I test sierologici per la rilevazione di anticorpi contro Covid-19 sono solitamente test rapidi eseguibili con pungidito, facili da effettuare e con un costo piuttosto contenuto. I test rapidi possono dare 4 tipi di risultati, vediamo quali:

quando è presente solo la linea di controllo visibile significa che la persona non ha mai sviluppato anticorpi specifici per il SARS-CoV-2

Se vengono evidenziate solo la linea di controllo e la linea IgM significa che persona è entrata in contatto con il virus recentemente e ha sviluppato anticorpi.

Linea di controllo, linea IgG e linea IgM visibili: significa che la persona è entrata in contatto con il virus tra i 10 e 15 giorni precedenti
 

Se compaiono la linea di controllo e la linea IgG significa che la persona è entrata in contatto con il virus tempo fa (almeno 15 giorni) e ha sviluppato anticorpi specifici per il coronavirus in questione. La linea è visibile anche nelle persone vaccinate di recente.

Su Ippocrateshop sono disponibili i test sierologici rapidi per covid-19 che hanno una sensibilità del 98,8% e una specificità del 98,7%.

Come si usa il fonendoscopio?

Il fonendoscopio è uno strumento utilizzato nella pratica medica per auscultare i suoni provenienti dalle visceri, al contrario dello stetoscopio che è comunemente utilizzato per l’auscultazione del torace. Normalmente i fonendoscopi sono dotati di doppia testina per permettere entrambe le tipologie di auscultazione (suoni ad alta frequenza e suoni bassa frequenza) e vengono quindi tecnicamente definiti stetofonendoscopi ma ormai è entrato nell’uso comune utilizzare questi termini senza troppa distinzione oppure chiamare lo strumento semplicemente stetoscopio o fonendoscopio. Ma come funziona esattamente un fonendoscopio e come va utilizzato? Scopriamolo insieme.

 

Come è fatto uno stetofonendoscopio?

Lo stetofonendoscopio è composto da 3 parti fondamentali: la campana, il tubo e gli auricolari. Alla base dello stetofonendoscopio si trovano una campana e un diaframma, le due parti hanno scopi diversi: la campana è in grado di amplificare i suoni con frequenze basse mentre la parte piatta, chiamata membrana, serve per amplificare le frequenze medio-alte. La membrana è utilizzata per auscultare i suoni provenienti dallo stomaco e dall’intestino. La membrana è in grado di percepire i suoni attraverso la vibrazione della pelle. Sopra la membrana troviamo il tubo che collega la campana alle orecchie e trasporta i suoni amplificati, isolandoli. Al termine del tubo troviamo l’archetto con gli auricolari da posizionare nelle orecchie per poter procedere all’auscultazione con il fonendoscopio.

Come auscultare i polmoni con il fonendoscopio?

L’auscultazione del torace è una parte fondamentale di una visita medica. L’auscultazione avviene utilizzando il fonendoscopio con il paziente a riposo, lasciandolo respirare profondamente dalla bocca. L’auscultazione del torace deve essere effettuata nei punti indicati qui sotto, sia anteriormente che posteriormente:

Il rumore percepito durante l’auscultazione con il fonendoscopio in un paziente sano è il cosiddetto murmure vescicolare fisiologico, cioè il rumore respiratorio normale. Qualsiasi altro rumore percepito è da considerarsi patologico. I rumori patologici più comunemente riscontrabili durante un’auscultazione del torace con il fonendoscopio sono: i rantoli subcrepitanti, cioè rantoli o crepitii a bassa tonalità, presenti in caso di bronchite; i rantoli fini, anche detti rantoli crepitanti, tipici della broncopolmonite e i ronchi classici, detti anche gemiti, o i sibili, presenti in caso di broncocostrizione.

Come auscultare il cuore con lo stetofonendoscopio?

Durante l’auscultazione del cuore con il fonendoscopio il medico appoggia lo stetoscopio su 4 diverse zone del torace, come nell’illustrazione qua sotto:

Le zone auscultate in queste posizioni sono: regione aortica, regione polmonare, regione tricuspide e regione mitrale. Durante l’auscultazione del cuore il medico valuta il suono emesso dal cuore durante il battito, l’intervallo di tempo fra i battiti e l’intensità dei battiti stessi. Se in queste tre variabili vengono riscontrate delle anomalie durante l’auscultazione cardiaca con il fonendoscopio saranno necessari esami più approfonditi. Un’anomalia piuttosto comune è il cosiddetto “soffio al cuore”. Il soffio al cuore è la condizione in cui il flusso del sangue spinto dal muscolo cardiaco perde la normale e caratteristica silenziosità e genera un rumore udibile con lo stetoscopio. Spesso questo soffio è del tutto fisiologico e non indica alcuna patologia.

Lo steoscopio, o fonendoscopio o se preferite stetofonendoscopio è quindi uno strumento molto utile per una prima diagnosi sulla salute del paziente e quindi necessario in moltissime specialità mediche. Su Ippocrateshop potete trovare un’ampia selezione di fonendoscopi adatti a tutte le situazioni: