Bilancia pesapersone: così semplice eppure così importante

acquista bilancia pesapersone

Talmente diffusa e per certi versi “semplice” da non essere quasi considerata come un dispositivo medico ma come uno strumento domestico: stiamo parlando della bilancia pesapersone.

Se ne trova una in quasi tutte le case degli italiani, anche se la maggior parte è nascosta in qualche angolo del bagno inutilizzata da mesi o anni. Eppure, controllare regolarmente il proprio peso è un’attività tanto semplice quanto importante.

Se è vero che una delle cose più importanti in assoluto per mantenere una buona salute è imparare come mangiare in maniera corretta, come verificare i progressi più o meno evidenti del proprio regime alimentare attuale?

Una bilancia pesa persona non è solo uno strumento per misurare il peso di un paziente, ma il primo mezzo per stilare un piano efficace per aiutarlo a raggiungere un peso corporeo adeguato alla sua corporatura e alla sua età e un profilo metabolico nella norma in termini di glicemia, colesterolo, trigliceridi. 

Per riuscirci è necessario che il medico lavori sul regime alimentare e sullo stile di vita del paziente in termini di abitudini e attività fisica.

bilancia pesapersone ad uso medicale o privato

Pur essendo considerate come strumenti piuttosto semplici, non tutte le bilance sono effettivamente valide. Sicuramente le caratteristiche principali di una bilancia pesa persone efficiente sono precisione e la facilità d’uso.

Prima di tutto dobbiamo distinguere tra:

Quelle ad uso privato sono utilizzabili da tutti. Bilance ideali per uso domestico per tutte le persone che cercano dati precisi e affidabili e sicurezza del risultato.

Invece, le bilance pesapersone ad uso medicale, certificate, precise, robuste e validate clinicamente. Queste bilance possono essere utilizzate in tutti gli studi medici, nelle cliniche e negli ospedali per avere dati affidabili sul peso dei pazienti.

Digitale o analogica?

Tra le tante bilance in commercio dobbiamo distinguere tra bilancia analogica e bilancia digitale.

La bilancia pesapersone analogica è normalmente costituita da un ago o da una lancetta che indica il peso corporeo del paziente. Rispetto a quella digitale, è di norma meno precisa ma più durevole nel tempo. Le bilance analogiche professionali sono tuttavia ottimi strumenti di monitoraggio del peso, tant’è che le troviamo spesso negli studi medici di specialisti e medici.

Le bilance pesapersone digitali, come accennato sono più precise anche se più delicate di quelle analogiche. Tuttavia possono essere dotate di funzionalità e caratteristiche utili come la possibilità di avere uno storico del peso o di collegare la nostra bilancia digitale al nostro smartphone, attraverso il wi-fi o il Bluetooth.

Un discorso diverso è quello che riguarda le bilance impedenziometriche. Ovvero bilance innovative che, attraverso degli elettrodi posti sul piano d’appoggio,  inviano delle impercettibili (e indolori) scariche elettriche per il calcolo della massa corporea. La distinzione in questo caso riguarda la massa grassa e la massa magra (massa muscolare) del corpo in modo da poter intervenire su una o l’altra a seconda dei casi.

Non solo per adulti: la bilancia per neonati

Naturalmente fino a questo momento abbiamo visto le bilancia pesapersone per adulti, tuttavia queste sono poco funzionali per pesare un neonato che non può stare in piedi, fermo sul piatto della bilancia.

Per questo esistono apposite bilance per neonati sia per uso medicale che per uso privato. Si tratta di dispositivi completamente diversi dalle classiche bilance per adulti perché sono pensati per essere poggiate comodamente su un tavolo o su qualsiasi altro piano di appoggio e accogliere il neonato su un piatto – o meglio un vassoio – a culla che permette al piccolo di stare comodamente sdraiato.

Il controllo del peso durante i primi mesi di vita rappresenta un parametro fondamentale per capire se i bimbi vengano nutriti correttamente.

Per questo motivo, ogni pediatra misura regolarmente il peso del neonato ad ogni visita.
Oggi tuttavia le bilance pesaneonati per uso privato sono molto diffuse. Si tratta di dispositivi che rappresentano una pratica soluzione per i genitori che desiderano monitorare il peso dei propri bimbi con regolarità e precisione, senza dover ogni volta recarsi in ambulatorio o in farmacia. Anzi, a volte è il pediatra stesso che può consigliare di effettuare questa operazione anche a casa una o più volte alla settimana.

D’altra parte, come abbiamo già detto, monitorare regolarmente il peso di un neonato è fondamentale per capire se quest’ultimo sta assimilando correttamente tutti i nutrienti contenuti nel latte materno o artificiale che assume ogni giorno.

A differenza di quanto avviene per gli adulti, anche pochi grammi possono fare una grande differenza: per questo motivo, è fondamentale che una bilancia per neonati sia in grado di rilevare anche variazioni minime in termini di peso.
Per questo motivo è importante scegliere bilance per neonati con un grado di precisione della misurazione (divisione) piuttosto elevato.

In linea di massima possiamo dire che la maggior parte delle bilance per neonati analogiche ha una precisione di 10 grammi. Mentrele bilance digitali per neonati  possono arrivare anche a una divisione di 5 grammi.

Calcolare l’indice di massa corporea (BMI)

calcolo bmi

Grazie ad una bilancia pesa persona affidabile è possibile calcolare con precisione l’indice di massa corporea, il BMI (Body Mass Index).

Questo indice consiste semplicemente nel rapporto tra peso (espresso in kg) e l’altezza (espressa in m) di un paziente: Nello specifico:

BMI = m x a2

dove:

m= massa

a = altezza.

Se l’indice risultante è:

  • inferiore a 18: sottopeso piò o meno grave
  • compreso tra 18 e 22: normopeso
  • compreso tra 22.50 e 30: sovrappeso
  • superiore a 30: obesità piò o meno grave.

Ma cosa vuol dire controllare regolarmente il proprio peso? 

In primis farlo con una bilancia è utile se si definisce un momento della giornata per questa operazione e lo si conserva. Sappiamo bene che il peso corporeo può subire una certa variazione nell’arco della stessa giornata (dopo mangiato come dopo aver svolto esercizio fisico). 

Meglio pesarsi a digiuno. E non si tratta di un espediente motivazionale per “pesare meno” ma di un consiglio degli esperti proprio perché in risulato non sia influenzato dalle variazioni di peso a cui si è soggetti nel corso della giornata. Alterazioni anche importanti, legate sia al quantitativo e alla tipologia cibi che assumiamo sia ai liquidi corporei, la cosiddetta ritenzione idrica.

L’equazione mangiare di meno per dimagrire non è sempre corretta: infatti, il peso non aumenta solo perché mangiamo di più, magari anche perché, pur ingerendo la stessa quantità di cibo, mangiamo cibi più grassi o facciamo meno movimento del solito.

Quanto mangiare conta, ma è importante anche come farlo: mangiare lentamente è molto importante perché uno dei fattori che lo regolano è il livello di glicemia (la concentrazione di glucosio nel sangue), dipende dalla “rapidità” del pasto. Chi mangia lentamente, in generale, si sente sazio prima e si evita di riempire troppo lo stomaco. Inoltre, prestare più attenzione alla masticazione mangiando lentamente riduce le difficoltà digestive.

L’aumento di peso e le patologie

Non c’è solo un appetito da leoni alla base dell’aumento di peso ma sono diverse le cause che possono far prendere peso ad una persona anche se questa non assume più calorie del dovuto dai propri pasti.

Infatti, l’aumento di peso può essere causato da patologie come:

  • ipotiroidismo
  • intolleranze alimentari
  • sindrome dell’ovaio policistico

Se queste sono solo alcune delle patologie che possono causare un aumento di peso, ben più lungo è l’elenco dei rischi legati a questa condizione.

Un peso eccessivo comporta il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari come ictus e infarto, disturbi che comprendono malattie metaboliche come il diabete e la dislipidemia, problemi a carico delle articolazioni e e patologie respiratorie come le apnee notturne.
Infine va ricordato che la presenza di obesità aumenta il rischio di sviluppo di alcuni tumori quali ad esempio il tumore endometriale (un tipo di tumore dell’utero), il tumore colorettale, della colecisti e della mammella.

A proposito di rischi per la salute, è bene sottolineare il crescente problema dell’obesità nei bambini e negli adolescenti. Si tratta di soggetti maggiormente esposti fin dall’età infantile a difficoltà respiratorie, problemi articolari, mobilità ridotta con il rischio di sviluppare precocemente fattori di rischio di natura cardiovascolare come l’ipertensione e condizioni di alterato metabolismo, come il diabete di tipo 2 o l’ipercolesterolemia.

Ecco perché non è solo importante avere una bilancia pesapersone, ma quello che fa la differenza è il suo utilizzo costante per ridurre ogni fattore di rischio.

Interpretazione ecg automatica e algoritmo di Glasgow: una breve storia, dagli albori ai giorni nostri

Ippocrateshop si occupa di cardiologia e di ecg da molti anni e l’interpretazione ecg automatica è un argomento molto importante per noi, per questo motivo quando ci siamo imbattuti in questo articolo scientifico pubblicato da Peter W. Macfarlane e Julie Kennedy dell’università di Glasgow abbiamo deciso di condividerlo con voi. L’articolo ripercorre le tappe che dal primo elettrocardiografo hanno portato ai moderni ecg con interpretazione automatica fino ai software dotati di intelligenza artificiale sui quali si sono concentrati moltissimi studi negli ultimi anni. In questo post vi proponiamo un breve riassunto dell’articolo per condividere con voi un aspetto della cardiologia che sicuramente continuerà a veder crescere la sua importanza nei prossimi decenni.

Introduzione all’elettrocardiogramma e alla sua storia

L’articolo ripercorre brevemente nella sua introduzione i primi esperimenti degli ultimi anni dell’800 che hanno portato all’invenzione ufficiale e al brevetto del primo elettrocardiografo da parte di Willem Einthoven che per questo ricevette anche il premio Nobel per la medicina del 1924. L’elettrocardiografo di Einthoven aveva tre derivazioni periferiche.

Il secondo passaggio più significativo per l’elettrocardiogramma come noi lo conosciamo oggi è stato sicuramente quello alla configurazione a 12 derivazioni con 10 elettrodi. Questo è lo standard che ancora oggi è considerato il più efficace e diagnosticamente significativo. L’interpretazione dell’elettrocardiogramma da quel momento veniva effettuata dai cardiologi attraverso l’osservazione degli schemi registrati e l’idea di rendere questo procedimento automatico cominciò già a farsi strada negli anni ’50. I primi approcci però furono possibili chiaramente solo con la nascita e lo sviluppo dei computer digitali.

La digitalizzazione dell’elettrocardiogramma

Il primo medico che studiò un metodo per trasferire l’ecg dal supporto analogico a quello digitale fu Hubert V. Pipberger, un vero pioniere, che già alla fine degli anni ’50 capì l’importanza e le potenzialità di una collaborazione fra medici, ingegneri elettrici, matematici e programmatori e diede vita  un team interdisciplinare che riuscì effettivamente  a digitalizzare il segnale ecg, utilizzando macchinari davvero grandi e ingombranti ma che di fatto sono stati gli antenati degli attuali ecg digitali portatili.

Un passo fondamentale per l’interpretazione ecg automatica: l’algoritmo di Glasgow

Un progetto fondamentale per lo sviluppo dell’interpretazione automatica dell’ecg è stato quello dell’università di Glasgow, con il programma C.A.R.E. o Computer Assisted Reporting of Electrocardiograms. Il progetto creò un sistema che convertiva l’ecg dal formato analogico a quello digitale e si trattava di un sistema più piccolo e trasportabile. Fu possibile con questo sistema accumulare una grande quantità di elettrocardiogrammi sia in formato digitale che in formato analogico. Grazie a questi sviluppi nel 1971 fu possibile creare il primo sistema di interpretazione automatica dell’ecg che venne utilizzato nella Glasgow Royal Infirmary e successivamente commercializzato a partire dagli anni ’80.

La raccolta dati e la creazione di database per l’interpretazione automatica degli elettrocardiogrammi

Negli anni ’70 la comunità europea creò un progetto di collaborazione fra gli istituti di varie nazioni con l’intento di unire le forze e le conoscenze per migliorare gli studi sull’interpretazione automatica degli elettrocardiogrammi. Il progetto si chiamava CSE (Common Standards for Quantitative Electrocardiography). Il comitato vantava importanti professori fra i migliori istituti cardiologici europei, inclusa una dottoressa italiana: Rosanna Degani dell’università di Padova. Uno dei principali meriti di questo progetto fu quello di creare dei database dei segmenti QRS degli elettrocardiogrammi e dei database per le interpretazioni ecg di pazienti le cui condizioni cliniche erano già documentate. Questi database sono ancora utilizzati ai giorni nostri come standard per verificare le interpretazioni degli ecg. Questi database infatti hanno permesso di stabilire dei QRS standard per riconoscere patologie, aritmie, e altre condizioni cliniche che sono validi tuttora. Il database diagnostico CSE è stato pubblicato nel 1991 con l’intento di confrontare vari programmi diagnostici con le diagnosi cliniche del database e le opinioni di un gruppo di 8 cardiologi. Ancora oggi, un’azienda che voglia mostrare dati sulle performance del suo programma di interpretazione spesso utilizza il database CSE come metro di giudizio.

I programmi per l’interpretazione automatica degli ecg: come funzionano.

Oltre al programma di interpretazione di Glasgow, fra gli anni 80 e 90 vennero commercializzati altri software interpretativi: il programma HES sviluppato all’università di Hannover, il programma MEANS dell’università di Rotterdam, Il programma di Marquette-general electric, il programma di Hewlett Packard-Philips e il programma Mortara, sviluppati dalle aziende stesse.

I programmi fin qui elencati utilizzano approcci diversi per arrivare alle interpretazioni automatiche degli ecg, questi due approcci possono essere racchiusi in due grandi correnti: una corrente clinica e una corrente statistica. Un tipico esempio di differenti interpretazioni fra le due si ha nell’identificazione dell’LVH, cioè ipertrofia ventricolare sinistra. I programmi che usano come gold standard le osservazioni cliniche dei cardiologi spesso davano come “ecg normale” un ecg che invece i programmi basati sui dati statistici davano come “LVH”. Questo problema rimane tuttora irrisolto e le differenze di risultati fra i vari programmi sono il motivo per cui l’interpretazione automatica deve ancora essere convalidata da un cardiologo esperto che tenga conto di altri fattori clinici del paziente e della sua esperienza sul campo.

Lo sviluppo della tecnologia e il Machine Learning

Gli ultimi decenni sono stati sicuramente caratterizzati da uno sviluppo tecnologico importante che è andato nella direzione di una maggiore velocità nell’interpretazione automatica e a una maggiore portabilità degli strumenti. Il prodotto più esemplificativo di queste tendenza è sicuramente l’ecg da polso, realizzato da diversi brand e ormai diventato parte della vita di molte persone. Chiaramente gli ecg da polso, come quello dell’Apple Watch, sono stati soggetti a molti studi clinici che hanno dato risultati contrastanti. L’ecg da polso è normalmente un ecg a 1 canale che utilizza filtri per dare un segnale stabile e leggibile, questo fa sì che le raccomandazioni delle autorità sanitarie siano quelle di utilizzare i dati provenienti da questi strumenti con estrema cautela, privilegiando sempre e comunque l’ecg a 12 canali come unico standard per la migliore efficacia diagnostica.

Lo sviluppo tecnologico dell’interpretazione automatica degli ecg non poteva non sfruttare una delle più importanti rivoluzioni degli ultimi anni: l’intelligenza artificale e il machine learning. Questa particolare forma di software per l’interpretazione automatica è in fase di studio e di sviluppo e siamo sicuri che nei prossimi anni diventerà parte integrante della pratica clinica. Al momento sono stati individuati importanti caratteristiche dei software dotati di algoritmi di IA che sono in grado ad esempio di identificare la sindrome da QT lungo nascosta anche in ecg dove l’intervallo QT è minore di 450 ms. Queste diagnosi sono poi state confermate dai test genetici.

La capacità di evolversi e immagazzinare un numero di diagnosi pressoché infinite, così come la possibilità di lavorare 24 ore su 24, sono caratteristiche che rendono l’IA per l’interpretazione automatica degli ecg una promessa di rivoluzione. Dovranno essere fatti ancora molti studi clinici e numerosi miglioramenti ma i primi test e i primi approcci sembrano davvero promettenti.

In conclusione, questo articolo mostra velocemente quali sono state le principali scoperte nel campo dell’interpretazione dell’elettrocardiogramma e apre una finestra sui futuri possibili. Rimane ancora molto da fare e sicuramente niente potrà mai sostituire l’esperienza umana basata sull’osservazione reale del paziente, ma siamo certi che i software per l’interpretazione automatica e lo sviluppo delle tecnologie di machine learning poteranno un aiuto importante e concreto a tutti i cardiologi nel rendere le diagnosi sempre più sicure ed efficaci. Noi di Ippocrateshop abbiamo già aperto un piccolo varco verso il futuro con un nuovo prodotto che ci ha subito colpito per la sua portabilità, la sua grafica user friendly e la sua velocità di interpretazione automatica: si tratta del nuovo tablet ecg Lepu neo S120. Un piccolo tablet ecg con collegamento alla rete dati, sia 4G che wifi, con un collegamento semplice a tutte le stampanti wi-fi e la possibilità di scaricare i vostri esami in pdf con interpretazione basata sull’algoritmo Glasgow in pochissimi secondi. Il tutto a un prezzo davvero conveniente!

Spirometri Usati – Consigli per scegliere lo spirometro usato e cosa controlliamo noi prima di acquistarli

Prima di acquistare degli spirometri usati è bene controllare 3 cose fondamentali: lo stato delle plastiche e dello schermo LCD, la capacità di carica della batteria e la funzionalità turbina. Questa guida è rivolta ai medici che decidono di acquistare uno spirometro usato da un collega, su ebay o all’interno del nostro sito nella categoria spirometri usati:

Lo spirometro è un dispositivo medicale imprescindibile per molte categorie di medici (pneumologi, medici del lavoro, medici dello sport ecc…) e il suo perfetto funzionamento è una caratteristica necessaria al fine di una diagnostica precisa e ripetibile. Uno spirometro in perfette condizioni può accompagnarvi nella vostra professione per anni, conosciamo medici con spirometri acquistati più di 15 anni fa che tuttora riescono a lavorare in modo ottimale.

I punti deboli degli spirometri usati e come testarli

Per scegliere al meglio uno spirometro usato bisogna analizzare quali sono i punti deboli degli spirometri, per esperienza vi possiamo dire che sono tre:

  • Schermo LCD e plastiche (la parte esterna dello strumento in sintesi)
  • La batteria (la parte non visibile)
  • La turbina (il cuore dello spirometro nonché la parte più importante ai fini diagnostici)

Quando decidete di acquistare degli spirometri usati dovrete dunque analizzare queste 3 cose. Se per le plastiche e lo schermo LCD non serve un grande sforzo, batteria e turbina richiedono un po’ più di impegno e conoscenza, niente di troppo difficile, ma bisogna sapere come fare a testarle.

Come controllare Plastiche e schermo LCD di uno spirometro usato

Le plastiche e lo schermo LCD sono la parte più semplice da analizzare prima di acquistare degli spirometri usati. Essendo facilmente visibili “l’ispezione” pre acquisto sarà molto agevole e immediata.

Le plastiche

Bisogna partire da un semplice assunto, le plastiche con il tempo si ingialliscono se i dispositivi sono bianchi e si scoloriscono se sono colorati.

Lo spirometro Cosmed Pony Fx e il nuovo MIr Spirolab New con touchscreen, per esempio, essendo bianchi, tendono ad ingiallire con il passare del tempo. Da un brillante bianco perlato dopo anni di utilizzo avrete un bianco tendente al giallo, questo è il frutto della pulizia eseguita con liquidi troppo aggressivi o al contatto continuativo con fonti di calore e di luce (caloriferi vicini, finestre ampie ecc…). Va da sé che osservando questo dettaglio potremo valutare in modo veloce e approssimativo l’anno di produzione e come sono stati utilizzati. Il giallo delle plastiche non ha nulla a che fare con lo stato funzionale dello spirometro ma può dirci molto, quindi bisogna prestare molta attenzione.

Altra cosa che va esaminata sono graffi e eventuali “botte”, più lo spirometro è graffiato e “bozzato” e maggiori saranno le possibilità che lo chassis sia internamente danneggiato, questo presuppone che le schede non siano allineate perfettamente con un conseguente danno funzionale che potrà manifestarsi anche qualche mese dopo il suo acquisto.

Ultima cosa da controllare a livello estetico e funzionale sono gli innesti a clic e micro usb che collegano lo spirometro al lettore turbina flowmeter e al Pc. Dovrete provare ad inserire i vari accessori e controllare che non ci sia un gioco eccessivo e i cavi inseriti non “ballino” o tendano ad uscire dalla sede.  In caso notaste questo problema vi sconsigliamo l’acquisto perché lavorare in condizioni precarie non è divertente (dover tenere adeso il cavo del lettore turbina allo spirometro con le mani durante il test è stressante mentalmente e fisicamente) e sostituire quel tipo di innesti ha un costo superiore al prezzo d’acquisto dello spirometro usato

Schermo LCD

Lo spirometro va sempre acceso prima dell’acquisto e lo schermo non deve avere nessun Pixel danneggiato. Per pixel danneggiati intendiamo quei puntini infinitamente piccoli che servono per comporre le immagini che vedete sullo schermo e che, in caso di guasto, presentano un colore diverso rispetto a quelli che gli stanno attorno o risultano completamente neri.

Il pixel danneggiato è il preludio alla macchia sullo schermo (un insieme di più pixel danneggiati e contigui) che affligge tanti possessori di Pony fx e MIR Spirolab. Sconsigliamo vivamente di acquistare uno spirometro che presenta pixel danneggiati anche perché, una volta formatasi la tanto temuta goccia sullo schermo, l’unico modo per intervenire è sostituirlo. La sostituzione dell’LCD di un dispositivo medicale sommando i pezzi di ricambio e le ore di lavoro dei tecnici è un intervento che potrebbe costare più di quanto avete pagato lo spirometro usato.

Come controllare lo stato della batteria degli spirometri usati.

Per controllare al meglio lo stato della batteria di uno spirometro usato il test per eccellenza è il ciclo di carica e scarica. Purtroppo è un test che possiamo fare solo noi rivenditori di spirometri usati e nuovi che abbiamo tutto il tempo a disposizione per testarli e decidere se rivenderli o usarli come pezzi di ricambio.

Il test consiste nel mettere in carica lo spirometro per almeno 8 ore e poi, disabilitando lo spegnimento automatico, farlo scaricare completamente. A seconda di quanto tempo lo spirometro impiega per spegnersi possiamo dedurre lo stato della batteria.

Per lo spirometro Cosmed Pony Fx, ma solo per questo modello, ci viene in aiuto il Led di ricarica. Nel momento in cui il led diventa giallo (dopo qualche ora di ricarica) significa che lo spirometro è carico e la batteria funziona perfettamente, in caso contrario il led continuerà ad illuminarsi ad intermittenza in verde e giallo o semplicemente resterà verde ad oltranza (come se stesse caricando senza mai raggiungere la piena ricarica).

Immaginando che questo non sia possibile in quel quarto d’ora/mezz’ora di tempo che avete per decidere se acquistare o meno il dispositivo spirometrico usato potete chiedere al venditore di provare a stampare consecutivamente 3 o 4 volte lo stesso test spirometrico. La stampa consecutiva di un test è un grosso stress per la batteria in quanto la stampante interna degli spirometri necessita di una buona quantità di energia. Uno spirometro con una buona batteria produrrà stampe sempre uguali con la stessa tonalità di nero mentre in un dispositivo con una batteria ormai poco performante noterete che i neri tenderanno al grigio e alcune parti della curva flusso-volume saranno realmente tenui soprattutto nelle ultime stampate.

A differenza di un LCD con pixel bruciati, che è un ottimo motivo per non comprare lo spirometro di seconda mano, se la batteria non dovesse essere perfettamente funzionante potrete sempre cambiarla e quindi potrete anche decidere di completare l’acquisto chiedendo uno sconto sul prezzo d’acquisto.

Quanto chiedere di sconto se la batteria dello spirometro usato ha dei problemi?

Bella domanda, in questo caso dipende dal dispositivo. Se è uno spirometro Cosmed Pony fx potrete procedere direttamente voi alla sostituzione della batteria acquistandola sul nostro sito, vi servirà semplicemente un cacciavite.

Ecco la guida per sostituire la batteria: https://www.ippocrateshop.com/blog/sostituire-la-batteria-del-pony-fx-cosmed/ e con 50 Euro circa di spesa avrete risolto il problema.

Nel caso lo spirometro usato fosse un MIR spirolab 3 o uno Spirolab new, il prezzo della sostituzione della batteria andrebbe a lievitare maggiormente per due motivi:

  1. il costo della batteria per Spirolab new e spirolab 3 è maggiore
  2. la procedura per la sostituzione della batteria negli spirometri MIR richiede più esperienza in quanto la batteria vecchia va dissaldata dalla scheda e successivamente saldata quella nuova. Niente di complicatissimo ma se non siete pratici con le saldature dovrete rivolgervi a qualcuno.

Quindi, se la batteria dello spirometro MIR usato non fosse in buone condizioni, lo sconto da richiedere deve essere molto più consistente, tenendo conto del costo della batteria e del lavoro da fare per sostituirla, dovrebbe aggirarsi attorno ai 140/150 Euro.

Come controllare la turbina di uno spirometro usato

Ultima cosa da controllare quando decidete di acquistare uno spirometro usato da un collega medico o da un rivenditore è la turbina.

La turbina è l’anima diagnostica dello spirometro, va da sé che in caso di malfunzionamento l’esame sarà falsato e impossibile da leggere e refertare.

Il funzionamento della turbina è semplice, l’anima della turbina (la parte centrale) gira su stessa in caso venga sottoposta ad un flusso d’aria, il software dello spirometro trasforma il numero di giri della turbina in litri di aria espirati durante il test.

Cosa controllare?
  • La turbina va estratta dal lettore turbina e rimessa al suo interno un paio di volte, se l’ingresso e la fuoriuscita sono troppo agevoli, senza un minimo di resistenza, potrebbe essere un campanello d’allarme. Solitamente la resistenza tende a scemare con il passare del tempo ma comunque, anche se minima, non dovrebbe permettere alla turbina di muoversi liberamente all’interno dell’anello del lettore turbina.
  • Nel caso non ci fossero problemi di eccessivo movimento possiamo passare ad esaminare la turbina. Prima cosa da controllare è la retina che protegge l’anima della turbina, se rovinata o non troppo adesa alla plastica quella turbina sarà sicuramente da sostituire prima o poi (più prima che poi per esperienza). Accertate le condizioni della retina possiamo passare all’anima della turbina. Soffiando sopra la retina in modo impercettibile la turbina dovrebbe comunque iniziare a girare, nel caso non lo facesse ha sicuramente dei problemi.
  • Ultima cosa da fare sarebbe effettuare una calibrazione con siringa da 3 o 5 L e verificare se i valori di offset sono nel range di normalità con quelli forniti dal produttore. Sappiamo benissimo che quasi nessuno ha una siringa di calibrazione e dunque il modo più semplice per testare il funzionamento della turbina è effettuare un test FVC conoscendo in precedenza i nostri valori spirometrici. Se FVC, FEV1 e PEF sono in linea con quelli che solitamente facciamo registrare la turbina funziona egregiamente.

E se la turbina fosse rotta o malfunzionante lo spirometro usato non va acquistato?

Anche in questo caso dipende se il venditore è disposto o meno a farvi un buono sconto sul prezzo di acquisto. Lo sconto applicato sullo spirometro dovrebbe aggirarsi più o meno intorno al prezzo della turbina dello spirometro che state andando ad acquistare. Per essere più precisi, una turbina per un Cosmed Pony Fx costa all’incirca 150 euro mentre quella per uno Spirolab 3 o uno Spirolab New 350 euro.

Telecardiologia: una risorsa preziosa per tutta la sanità italiana

La telecardiologia è una parte importante della telemedicina in tutto il mondo, in un certo senso la cardiologia è stata la specialità medica che per prima e con più successo si è affacciata al mondo della telemedicina. La telecardiologia infatti esiste da molti anni anche in Italia grazie a vari progetti sviluppati da centri specialistici cardiologi come il centro cardiologico Monzino e alle numerose centrali di refertazione cardiologica sviluppate in tutto il paese.

Ma che cos’è esattamente la telecardiologia? Ne parliamo più approfonditamente in questo articolo…

Che cos’è la telecardiologia?

Con telecardiologia si intendono tutte quelle pratiche mediche che riguardano la cardiologia che vengono svolte in una o più parti in remoto. La telecardiologia mette in contatto sia il paziente con il cardiologo che il cardiologo con altre figure professionali come medici di medicina generale, infermieri o farmacisti.

La telecardiologia si avvale di moltissime tecnologie diverse e in continua evoluzione. Prima di tutto ricordiamo i pc-ecg senza fili che trasmettono l’ecg via Bluetooth e che per esempio sono davvero comodi in uno studio medico di grandi dimensioni e che semplificano sicuramente il lavoro del cardiologo che non sarà intralciato dai fili. Ma anche i software per gli elettrocardiografi sono strumenti per la telecardiologia perché permettono di trasferire gli esami dall’ellettrocardiografo stesso al pc e da qui di condividerli con il paziente o con altri professionisti. I software degli elettrocardiografi pc-ecg però non fanno solo questo, infatti sono creati per aiutare il cardiologo nell’interpretazione degli elettrocardiogrammi grazie alla presenza di moduli analitici e filtri. Queste tecnologie poi non si limitano solo agli elettrocardiografi a riposo ma riguardano anche gli elettrocardiografi per prove da sforzo e gli holter cardiaci che servono a registrare il tracciato per più giorni consecutivi. Anche gli holter sono entrati a far parte della telecardiologia grazie alla digitalizzazione dei tracciati e a software sempre più sofisticati in grado di aiutare i medici refertatori nella diagnosi.

Infine dobbiamo ricordare alcuni dispositivi medici per la telecardiologia di più recente sviluppo che sono prodotti destinati ad essere utilizzati direttamente dal paziente. Fanno parte di questi prodottii dispositivi digitali come i cardiofrequenzimetri da polso, utilizzati per registrare la frequenza cardiaca, e soprattuto i cosiddetti “event recorder” per la aritmie parossistiche. Questi ultimi sono prodotti davvero utili nella cura e nella prevenzione delle aritmie e della fibrillazione atriale, infatti questi prodotti sono piccoli, comodi da usare e hanno un prezzo contenuto. Vengono utilizzati dal paziente nel momento in cui questo sente i sintomi dell’aritmia e velocemente potrà registrare un breve tracciato da iniviare immediatamente al suo cardiologo o al suo medico comodamente dal cellulare. Questi strumenti permettono di trovare e identificare aritmie altrimenti difficilmente identificabili anche con gli holter cardiaci sulle 24/72 ore perché rare e non continuative.

Alcuni esempi di telecardiologia: la telerefertazione.

 Un esempio fondamentale di quello che può significare la telecardiologica è la telerefertazione. Si parla di telecardiologia infatti quando viene eseguito un elettrocardiogramma su un paziente in un determinato luogo ma la refertazione dell’ecg viene eseguita da un cardiologo che si trova in un’altra sede. La telerefertazione è un servizio estremamente importante e ormai molto sviluppato. La telerefertazione viene utilizzata da moltissime figure sanitarie professionali che hanno bisogno del parere e della conoscenza di un cardiologo per esaminare gli elettrocardiogrammi dei loro pazienti: farmacie, infermieri, medici del lavoro…

La telerefertazione è un’attività ormai svolta professionalmente da molti centri organizzati con a disposizione cardiologi professionisti certificati e reperibili tutto il giorno. Le telerefertazioni cardiologiche vengono vendute spesso a pacchetti con prezzi variabili soprattutto in base al tempo entro il quale si vorrà ricevere l’elettrocardiogramma refertato. Anche su Ippocrateshop sono disponibili pacchetti di refertazione effettuate da un centro di Milano con cui collaboriamo da tempo.

La teleriabilitazione cardiologica

Un altro aspetto da non sottovalutare della telecardiologia è quello della riabilitazione cardiologica a distanza. Questa pratica è meno sviluppata ma comincia ad essere adottata in molti centri che si dedicano alla riabilitazione cardiaca dei pazienti che hanno avuto infarti o scompensi o hanno subito interventi al cuore.

La teleriabilitazione cardiologica permette di effettuare tutti gli esercizi normalmente previsti in caso di riabilitazione cardiaca, non più solo in presenza di un medico, ma anche in centri collegati a distanza con il cardiologo in cui quindi sarà necessaria solo la presenza di personale infermieristico o di fisioterapisti. Addirittura poi la teleriabilitazione cardiaca permette di effettuare la registrazione dell’ecg necessaria durante lo sforzo riabilitativo anche all’aperto grazie ad apparecchiature con collegamenti wireless Bluetooth.

Il telemonitoraggio cardiaco

L’ultimo esempio di digitalizzazione cardiologica che permette di migliorare la cure e la prevenzione cardiovascolare è sicuramente il telemonitoraggio cardiologico. Questa forma di telecardiologia si avvale della tecnologia portatile, digitale e bluetooth di cui parlavamo nel primo paragrafo: cardiofrequenzimetri da polso, orologi wireless ed event recorder con elettrodi da dito. Questi permettono al paziente con particolari esigenze, come chi ha già avuto episodi di aritmie e deve restare monitorato o pazienti in fase di recupero post operatorio, di registrare comodamente da casa il loro tracciato ecg per poterlo condividere con il medico. La condivisione può avvenire in modo semplice tramite messaggio, email o whattsapp oppure in modo più strutturato, come sta succedendo negli ultimi tempi, attraverso app e piattaforme appositamente studiate per il telemonitoraggio che permettono di inviare dati in modo più sicuro e rintraccabile.

La cardiologia è quindi un ambito della telemedicina che ha subito negli ultimi anni una fortissima accelerazione facendo da apripista anche per altri campi specialistici e per lo sviluppo di pratiche e forme di telemedicina più ampie e strutturate. Per questo motivo la telecardiologia risulta una risorsa davvero preziosa per i nostri medici e per il nostro sistema sanitario.  

La storia delle cuffie chirurgiche nella sanità

La cuffia è un indumento tipico da migliaia di anni che ha attraversato epoche molto diverse, eppure le cuffie chirurgiche sono state introdotte solo all’alba del novecento…

Le cuffie chirurgiche sono diventate parte integrante dell’abbigliamento protettivo e servono ad evitare che i germi presenti nei capelli e sul cuoio capelluto del personale medico vadano a contaminare la sala operatoria. Che siano in stoffa o in materiale monouso, ormai tutti i membri del personale sanitario le indossano sia durante un intervento chirurgico che in svariate altre circostanze.

Oggi sappiamo che la maggior parte delle infezioni chirurgiche post operatorie in sito sono contratte al momento dell’intervento, quando c’è la possibilità che i microorganismi raggiungano la ferita aperta

Le fonti dei microorganismi sono: endogena (paziente stesso) oppure esogena (ovvero da parte del personale, degli oggetti presenti in sala o da altri pazienti).
 
Le principali barriere in fatto di indumenti che aiutano a contenere il rischio di infezioni sono: cotone, tessuto non tessuto (tnt) oppure tessuti tecnici riutilizzabili.

Partiamo da un presupposto curioso: la cuffia è un indumento antichissimo già utilizzato all’epoca degli antichi egizi e successivamente in epoca romana sotto forma di reticella avvolgente per i capelli.

Non solo un indumento femminile dal momento che nell’età medioevale persino i cavalieri usavano un particolare tipo di cuffia, realizzato in maglia di metallo, che faceva parte dell’armatura per proteggere la testa il collo e le spalle dai colpi del nemico in battaglia.

Eppure, nonostante abbia attraversato secoli e culture diverse, l’utilizzo della cuffia in ambito medico è piuttosto recente.

Dobbiamo attendere i primi del ‘900 affinché l’uso di cuffie e guanti diventi uno standard in sala operatoria.

Von Mikulicz-Radecki e l’uso delle cuffie in sala operatoria

Fu il medico austriaco Johann von Mikulicz-Radecki, a stabilire  l’uso della cuffia, della maschera e dei guanti di cotone durante le operazioni chirurgiche alla fine del 1800.

Per la verità, Luis Pasteur aveva già dato indicazioni puntuali, nella sua comunicazione del 29 aprile 1878 all’Accademia delle Scienze, sulla necessità di trattare tutti i tessuti e altro materiale che entra in contatto con il campo operatorio (bende, spugne, legacci) a 130° – 150°. Le vesti bianche sterilizzate in Sala operatoria, con braccia scoperte, sono testimoniate a cavallo fra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo.

Questo perché, negli ultimi anni, le ricerche in ambito batterilogico avevano iniziato a dimostrare l’importanza di presidi e accortezze fino al quel momento poco utilizzati. 

Le mascherine vengono introdotte progressivamente (dal 1897 a seguito delle osservazioni di Carl Flügge e di von Mikulicz-Radecki e del francese Paul Berger) con un bendaggio della bocca, poi evolute in specifici prodotti all’inizio degli anni trenta. Dobbiamo anche considerare che molti chirurghi (e molti uomini in generale) in quegli anni erano soliti portare fluenti barbe.

Von Mikulicz-Radecki fu il primo a introdurre la nozione di infezione dovuta ad inalazione di patogeni respiratori sospesi in goccioline respiratorie esalate da altri individui già infetti (“infezione per goccioline respiratorie”). 

Cuffie monouso o copricapo?

cuffia chirurgica ippocrateshop

Oggi i componenti dell’équipe chirurgica, durante l’intervento, devono indossare una mascherina che copra adeguatamente bocca e naso, una cuffia o copricapo per coprire capelli e barba nonché guanti sterili (dopo aver indossato un camice sterile).

In Europa, l’Associazione di Infermieri di Sala Operatoria (EORNA) nelle sue Linee Guida 2015 e a proposito del copricapo sostiene che: “il personale sanitario dovrebbe entrare nelle aree soggette a restrizione dei blocchi operatori, con dei copricapo che coprano tutti i capelli, le basette e la barba, preferibilmente monouso. Questo per proteggere i pazienti dalle infezioni dovute allo spargimento di squame del cuoio capelluto o dai peli. I copricapo di cotone, personalizzati sono accettati solo se coperti da quelli monouso”. Leggi l’articolo su Nursetimes).

La normativa e gli standard da seguire

La normativa di riferimento a livello europeo per la produzione e l’uso di cuffie per la sala operatoria è la UNI EN 13795:2013 “Teli chirurgici, camici e tute per blocchi operatori, utilizzati come dispositivi medici per pazienti, personale clinico e attrezzature – Requisiti generali per fabbricanti, operatori e prodotti, metodi di prova, requisiti di prestazione e livelli di prestazione”.

Questa disciplina specifica le informazioni riguardanti i dispositivi medici, le informazioni che devono essere fornite agli utilizzatori e alle terze parti verificatrici e, soprattutto, fornisce informazioni di fabbricazione e lavorazione sui dispositivi medici, in particolar modo sulle caratteristiche di camici chirurgici monouso e riutilizzabili, teli chirurgici e tute per blocchi operatori utilizzati come dispositivi medici, per pazienti, personale clinico e attrezzature al fine di prevenire la trasmissione di agenti infettivi tra pazienti e personale clinico durante gli interventi chirurgici e altre procedure invasive. Infine, specifica i metodi di prova per valutare le caratteristiche individuate dei teli chirurgici, camici e tute per blocchi operatori e stabilisce i requisiti di questi prodotti.

Telerefertazione, cosa è e come funziona

Ultimamente si parla spesso di telemedicina per la cura domiciliare di pazienti cronici e qualcuno tende a confondere telemedicina e telerefertazione.

In realtà, la telerefertazione (o refertazione a distanza) è solo uno degli aspetti della telemedicina nella sua accezione più ampia. 

Quando si parla di telemedicina ci si riferisce alla possibilità di monitorare alcuni parametri vitali di un paziente (telemonitoraggio) ed eseguire dei percorsi terapeutici senza che il paziente sia costretto a recarsi ogni volta nello studio medico. Se i dispositivi medici oggi dispongono della tecnologia necessaria (e soprattutto accessibile) per inviare informazioni in tempo reale al proprio medico da remoto, possiamo dire che la telerefertazione ha in qualche modo fatto da apripista per tutto il mondo ehealth.

In alcuni campi come la cardiologia e la radiologia, la telerefertazione è uno strumento piuttosto avanzato che ha permesso di compiere passi da gigante nel rapporto medico-paziente.

Quando si vive nelle città o in centri particolarmente urbanizzati, tutti i servizi, compresi quelli socio sanitari, sono a portata di mano. Questo significa che per recarsi da uno specialista per un consulto basta una passeggiata. O comunque un giro in macchina di pochi minuti.

Ma la verità è nel paese dei borghi e dei mille campanili, non tutte le zone presentano servizi e comodità di questo tipo. Anzi. Ed è probabilmente per questo che, dopo qualche tentennamento iniziale, la telemedicina sta finalmente prendendo piede anche a da noi.

In alcune zone poi potrebbero esserci problemi di banda limitata, ma oggi abbiamo gli strumenti per inviare tracciati ecg di pochissimi kilobyte di peso formato pdf con la possibilità di ricevere i relativi referti (sempre in formato elettronico) in breve tempo.

Cosa è la telerefertazione

La definizione fornita dalla Commissione europea di telerefetazione è: “l’integrazione, monitoraggio e gestione dei pazienti, nonché l’educazione dei pazienti e del personale, usando sistemi che consentano un pronto accesso alla consulenza di esperti ed alle informazioni del paziente, indipendentemente da dove il paziente o le informazioni risiedano”

Molto semplicemente, possiamo dire che la refertazione a distanza offre ad un medico la possibilità di effettuare la diagnosi su un paziente che non è fisicamente nel suo stesso e fornire un’opinione clinica a distanza supportata da dati diagnostici.

Come si è sempre detto, il compito della telemedicina non è quello di “sostituire” il medico ma piuttosto di offrigli nuovi strumenti per migliorare e semplificare il suo lavoro e la telerefertazione ne è la prova.  

Come abbiamo accennato in precedenza, il problema logistico degli spostamenti non è un dettaglio nella maggior parte dei comuni italiani. Questo fa capire come refertare a distanza possa rappresentare una svolta anche nelle cure per tutte quelle persone che soffrono per la difficoltà di collegamenti e per la carenza di servizi medici adeguati. Pensiamo a tutti quei paesi in via di sviluppo dove raggiungere un villaggio può voler dire incamminarsi per ore.

Questione di timing

Senza arrivare a questi estremi, il punto è che la refertazione a distanza è preziosa non solo nelle aree più remote del pianeta ma in qualsiasi nazione.

Ma cosa fa la differenza in un servizio di refertazione a distanza? Senza dubbio il timing. Oggi che viviamo in un’epoca iper connessa in cui siamo abituati a trovare tutto quello di cui abbiamo bisogno in tempo reale e persino di ricevere comodamente a casa prodotti che acquistiamo nel giro di poche ore, i tempi di fornitura sono essenziali.

Ecco perché i migliori centri di refertazione possono arrivare a garantire l’invio del referto entro 24/48 ore.

Ma il compito della refertazione a distanza è anche quello di indicare ad un paziente quale è il comportamento corretto da tenere in base ai parametri rilevati.

Pensiamo solo a un paziente che soffre di fibrillazione atriale o altre patologie cardiache. In questo caso, la registrazione autonoma di un tracciato con dispositivi come ecg palmari e dispositivi per la telecardiologia può consentire di individuare eventi altrimenti difficili da diagnosticare.

Una volta ricevuto il tracciato, il medico ha la possibilità  di studiarlo attentamente ingrandendo le immagini o agendo sulle funzionalità informatiche disponibili, suggerendo al paziente il da farsi.

Verso l’era della telemedicina

La telemedicina, che oggi sta acquisendo nuovi e più importanti spazi all’interno del SSN, ha dimostrato di poter contribuire a migliorare davvero la qualità dell’assistenza sanitaria consentendo la fruibilità di cure, servizi di diagnosi e consulenza medica a distanza, oltre al costante monitoraggio di parametri vitali, al fine di ridurre il rischio d’insorgenza di complicazioni in persone a rischio o affette da patologie croniche.

Noi di Ippocrateshop crediamo da tempo nella telerefertazione, specie in ambito cardiologico. Non a caso abbiamo attivato da anni una serie di servizi per la refertazione a distanza.

 

Che cos’è il test sierologico per Sars-cov-2? Quando si consiglia di eseguire il test sierologico? Quali tipi di test per Covid-19 esistono? Cosa vogliono dire i risultati del test sierologico per sars-cov-2?

Il test sierologico è uno strumento molto utile nella lotta e nella prevenzione verso il contagio da Covid-19 nella popolazione e di cui si parla ormai moltissimo. Esistono diversi test per la rilevazione del virus Sars-cov-2 tutti con specifiche e scopi diversi. Con questo articolo evidenzieremo quali sono le differenze ponendo particolare enfasi al test sierologico rapido con pungidito, approfondendo il suo utilizzo, la sua validità e i casi in cui è utile effettuarlo.

Quali tipi di test per Covid-19 esistono in commercio e a cosa servono?

In commercio esistono molte tipologie di test e analisi per rilevare la presenza del virus Sars-cov-2. I principali e più utilizzati sono 3: il tampone molecolare, il tampone rapido antigenico e il test sierologico. Vediamo velocemente come funzionano e a cosa servono:

  • Tampone molecolare: si tratta del test diagnostico maggiormente utilizzato e che viene effettuato per identificare un’eventuale infezione in corso. Questo test, considerato molto affidabile per rilevare la presenza del virus all’interno del corpo e quindi un avvenuto contagio che richiede isolamento e quarantena, deve essere svolto da personale medico e poi elaborato in appositi laboratori. La procedura del tampone è delicata e deve essere svolta da personale autorizzato. Si tratta di un prelievo di cellule superficiali, muco e secrezioni respiratorie dalle cavità nasali e dalla gola. Il campione prelevato viene poi processato in specifici laboratori dotati di macchinari per la tecnica PCR che è un metodo di amplificazione che permette di rilevare anche le più piccole tracce dell’RNA (acido nucleico) del virus. Questo metodo è estremamente preciso ed efficace ed è da utilizzare quando si hanno sintomi riconducibili a Covid-19 o quando si è stati a stretto contatto con un caso risultato positivo. Poiché il test viene eseguito solo da operatori sanitari e viene elaborato solo in pochi laboratori attrezzati, questo test è il più costoso e quello che richiede più tempo per conoscere il risultato, mediamente 1-2 giorni.
  • Tampone rapido antigenico: il tampone rapido è un test eseguito, almeno nella prima fase, esattamente come il tampone molecolare per Sars-cov-2, quindi da personale sanitario tramite il prelievo con un tampone di cellule, muco e secrezioni da naso e gola. Quello che cambia è il test in sé, il tampone rapido infatti va alla ricerca non dell’Rna ma dell’antigene in sé, quindi della proteina spike presente nel virus, e lo si fa utilizzando gli anticorpi specifici che sono presenti nel test. Questo processo non deve essere effettuato in laboratorio ma può essere reso visibile a occhio nudo utilizzando specifici reagenti e lettori molto semplici da utilizzare. Il tampone rapido è considerato molto affidabile, anche se non sempre è in grado di rilevare casi asintomatici con lieve carica virale. Il tampone rapido antigenico per Sars-cov-2 è uno strumento davvero prezioso per effettuare molti test rapidamente, infatti i risultati sono pressoché immediati (10-15 minuti al massimo) e i costi sono decisamente inferiori poiché non prevedono l’utilizzo di specifici strumenti.
  • Test sierologici: i test sierologici si differenziano molto dai due test precedenti, sia per la modalità di prelievo che per la tipologia di ricerca. I test sierologici si effettuano con il prelievo di sangue e rilevano la presenza non del virus, bensì degli anticorpi contro sars-cov-2. I test sierologici possono essere facilmente effettuati anche da personale non sanitario poiché richiedono solo il prelievo di sangue capillare con un semplice pungidito. Il sangue viene poi messo a contatto con un reagente e un lettore che contiene proteine ricombinante del virus SARS-COV-2, in questo modo sarà subito visibile facilmente se il risultato del test è negativo o positivo. I test sierologici cercano due tipi di anticorpi (IgG e IgM, il primo indica un contatto recente con il virus, il secondo un contatto più datato) che indicano se la persona è entrata in contatto con il virus e ha sviluppato gli anticorpi specifici per combatterlo.

Quando eseguire il test sierologico per sars-cov-2?

Il test sierologico è utile in diversi casi, anche se ricordiamo, non sostituisce il tampone rino-faringeo e non evidenzia un’infezione in corso. Il test rapido sierologico per Covid-19 è un metodo per capire se in passato la persona che vi si sottopone è entrata in contatto con il virus, magari in modo asintomatico, senza accorgersene, e ora ha sviluppato delle difese immunitarie che potrebbero proteggerlo da eventuali reinfezioni. Il test sierologico poi è molto utile a livello statistico per capire se una determinata popolazione, che magari non ha potuto sottoporsi puntualmente al tampone durante la fase acuta del contagio, è entrata in contatto con il virus e a che livello. Infine il test sierologico può diventare molto utile anche adesso in fase di vaccinazione. Infatti un soggetto vaccinato potrà effettuare un test sierologico dopo i tempi stabiliti per l’immunizzazione per capire se ha effettivamente sviluppato gli anticorpi necessari.

Come interpretare i risultati di un test sierologico per covid-19?

I test sierologici per la rilevazione di anticorpi contro Covid-19 sono solitamente test rapidi eseguibili con pungidito, facili da effettuare e con un costo piuttosto contenuto. I test rapidi possono dare 4 tipi di risultati, vediamo quali:

quando è presente solo la linea di controllo visibile significa che la persona non ha mai sviluppato anticorpi specifici per il SARS-CoV-2

Se vengono evidenziate solo la linea di controllo e la linea IgM significa che persona è entrata in contatto con il virus recentemente e ha sviluppato anticorpi.

Linea di controllo, linea IgG e linea IgM visibili: significa che la persona è entrata in contatto con il virus tra i 10 e 15 giorni precedenti
 

Se compaiono la linea di controllo e la linea IgG significa che la persona è entrata in contatto con il virus tempo fa (almeno 15 giorni) e ha sviluppato anticorpi specifici per il coronavirus in questione. La linea è visibile anche nelle persone vaccinate di recente.

Su Ippocrateshop sono disponibili i test sierologici rapidi per covid-19 che hanno una sensibilità del 98,8% e una specificità del 98,7%.

Matilde Montoya, la donna che “rivoluzionò” il Messico

Matilde Montoya fu la prima donna messicana a laurearsi in medicina nel 1877. Una storia di coraggio e lotta ai pregiudizi…

La storia di Matilde Montoya, è quella di una donna speciale nel mondo della medicina. Perché fu la prima donna messicana a laurearsi in medicina e chirurgia; una pioniera che col suo coraggio aprì la strada per molte altre giovani donne. Per rendersi conto della portata di questa storia non basta limitarsi a pensare che Matilde Petra Montoya Lafragua si laureò in medicina e ottenne l’abilitazione il 24 agosto del 1877 ma dobbiamo immergerci nella società messicana del tempo. Un “viaggio virtuale” per comprendere a fondo come il solo fatto di frequentare quella facoltà fu di per sé rivoluzionario. matilde montoya prima donna medico in messico Nella società messicana e latinoamericana dell’800 (come del resto in gran parte di quella occidentale) si viveva un forte sbilanciamento e le relazioni tra uomini e donne che soffrono una pesante impronta di tipo patriarcale. Ovvero un sistema sociale in cui l’uomo l’uomo gestisce tutte le relazioni gerarchiche di potere. Stiamo parlando di un modello per cui la donna veniva considerata “per sua natura” una madre abnegata, subordinata all’autorità del capo famiglia. Ciò significa che la sua realizzazione come individuo è vista possibile solo in ambito domestico. Un modello a cui Montoya si ribellò con i fatti prima ancora che con le parole. Lavorando inizialmente come ostetrica, divenne una delle prime donne a frequentare e diplomarsi alla Scuola di Medicina, conseguendo il dottorato nel 1887. Montoya ha avuto un ruolo importante nel consolidamento sociale dei diritti delle donne e nei movimenti per l’istruzione e l’occupazione femminile. Prima di allora non c’era una sola donna medico in tutto il paese. Per questo, il 24 agosto 1887 Matilde Montoya fece la storia del Messico e della medicina in generale. Non a caso, quando sostenne il suo esame di laurea alla Scuola Nazionale di Medicina per ottenere l’abilitazione come medico lo fece alla presenza dell’élite messicana, dei massimi esperti della medicina dei giornalisti e dello stesso presidente della Repubblica in quegli anni, Porfirio Díaz. Matilde Montoya nasce il 14 marzo 1857 a Città del Messico. Nel maggio 1870 si iscrive alla scuola di ostetricia presso la Scuola Nazionale di Medicina, ma solo un anno dopo la abbandona a causa delle difficoltà economiche della sua famiglia e della morte del padre. Dal 1871 inizia a lavorare come ostetrica a Morelos, Città del Messico, Veracruz e Puebla. Superate queste difficoltà, decise di fare domanda per l’iscrizione alla Scuola Nazionale di Medicina, dove fu accettata nel 1882. Cinque anni dopo, Matilde Montoya diventa la prima dottoressa del Messico, provocando appunto reazioni eclatanti (e contrastanti) nella società messicana dell’epoca. Se ci fu chi riconobbe, fin da subito, l’inizio di un epocale cambiamento del posto della donna nella società, non mancò chi mise in dubbio la validità degli sforzi di Matilde sostenendo che non era “naturale” per una donna essere incline a una professione del genere. Ma a Matilde Montoya questi giudizi non importavano granché perché lei, in fondo, la sua sfida più grande l’aveva già vinta. E se oggi in Messico le donne costituiscono oltre il 40% del personale medico e oltre l’80% di quello infermieristico il merito è soprattutto di Matilde Montoya.

Come si usa il fonendoscopio?

Il fonendoscopio è uno strumento utilizzato nella pratica medica per auscultare i suoni provenienti dalle visceri, al contrario dello stetoscopio che è comunemente utilizzato per l’auscultazione del torace. Normalmente i fonendoscopi sono dotati di doppia testina per permettere entrambe le tipologie di auscultazione (suoni ad alta frequenza e suoni bassa frequenza) e vengono quindi tecnicamente definiti stetofonendoscopi ma ormai è entrato nell’uso comune utilizzare questi termini senza troppa distinzione oppure chiamare lo strumento semplicemente stetoscopio o fonendoscopio. Ma come funziona esattamente un fonendoscopio e come va utilizzato? Scopriamolo insieme.

 

Come è fatto uno stetofonendoscopio?

Lo stetofonendoscopio è composto da 3 parti fondamentali: la campana, il tubo e gli auricolari. Alla base dello stetofonendoscopio si trovano una campana e un diaframma, le due parti hanno scopi diversi: la campana è in grado di amplificare i suoni con frequenze basse mentre la parte piatta, chiamata membrana, serve per amplificare le frequenze medio-alte. La membrana è utilizzata per auscultare i suoni provenienti dallo stomaco e dall’intestino. La membrana è in grado di percepire i suoni attraverso la vibrazione della pelle. Sopra la membrana troviamo il tubo che collega la campana alle orecchie e trasporta i suoni amplificati, isolandoli. Al termine del tubo troviamo l’archetto con gli auricolari da posizionare nelle orecchie per poter procedere all’auscultazione con il fonendoscopio.

Come auscultare i polmoni con il fonendoscopio?

L’auscultazione del torace è una parte fondamentale di una visita medica. L’auscultazione avviene utilizzando il fonendoscopio con il paziente a riposo, lasciandolo respirare profondamente dalla bocca. L’auscultazione del torace deve essere effettuata nei punti indicati qui sotto, sia anteriormente che posteriormente:

Il rumore percepito durante l’auscultazione con il fonendoscopio in un paziente sano è il cosiddetto murmure vescicolare fisiologico, cioè il rumore respiratorio normale. Qualsiasi altro rumore percepito è da considerarsi patologico. I rumori patologici più comunemente riscontrabili durante un’auscultazione del torace con il fonendoscopio sono: i rantoli subcrepitanti, cioè rantoli o crepitii a bassa tonalità, presenti in caso di bronchite; i rantoli fini, anche detti rantoli crepitanti, tipici della broncopolmonite e i ronchi classici, detti anche gemiti, o i sibili, presenti in caso di broncocostrizione.

Come auscultare il cuore con lo stetofonendoscopio?

Durante l’auscultazione del cuore con il fonendoscopio il medico appoggia lo stetoscopio su 4 diverse zone del torace, come nell’illustrazione qua sotto:

Le zone auscultate in queste posizioni sono: regione aortica, regione polmonare, regione tricuspide e regione mitrale. Durante l’auscultazione del cuore il medico valuta il suono emesso dal cuore durante il battito, l’intervallo di tempo fra i battiti e l’intensità dei battiti stessi. Se in queste tre variabili vengono riscontrate delle anomalie durante l’auscultazione cardiaca con il fonendoscopio saranno necessari esami più approfonditi. Un’anomalia piuttosto comune è il cosiddetto “soffio al cuore”. Il soffio al cuore è la condizione in cui il flusso del sangue spinto dal muscolo cardiaco perde la normale e caratteristica silenziosità e genera un rumore udibile con lo stetoscopio. Spesso questo soffio è del tutto fisiologico e non indica alcuna patologia.

Lo steoscopio, o fonendoscopio o se preferite stetofonendoscopio è quindi uno strumento molto utile per una prima diagnosi sulla salute del paziente e quindi necessario in moltissime specialità mediche. Su Ippocrateshop potete trovare un’ampia selezione di fonendoscopi adatti a tutte le situazioni:

Termometri e termoscanner: cosa sono e come funzionano?

Il termoscanner è un oggetto che ormai tutti conosciamo, entrato di prepotenza nella nostra vita quotidiana a causa della pandemia da Sars-Cov-2. Il termoscanner viene utilizzato per misurare a distanza la temperatura delle persone prima dell’accesso in moltissimi luoghi pubblici: negozi, uffici, centri commerciali, treni, aerei, ecc. Ma che cos’è esattamente un termoscanner e come funziona? Cosa misura esattamente il termoscanner? Qual è la differenza con un termometro?

Con questo articolo cercheremo di rispondere a queste e a tante altre domande riguardo a un dispositivo ormai così tanto diffuso.

Un controllo della temperatura tramite termoscanner all’ingresso di un ristorante.

Che cos’è un termoscanner?

Un termoscanner è un dispositivo in grado di misurare la temperatura corporea delle persone. Ne esistono diverse tipologie che si presentano con forme molto distanti fra di loro: ci sono dei piccoli tablet con fotocamera annessa posti sopra dei totem o addirittura dei veri e propri portali molto simili ai “metal detector” degli aeroporti; e poi ci sono le tipiche “pistole” termoscanner, che si avvicinano alla fronte delle persone e premendo un pulsante viene effettuata la misurazione.

Come funzionano i termoscanner?

Tutti i termoscanner hanno in comune una cosa: la misurazione secondo la termografia a infrarossi. Il funzionamento è semplice: ogni corpo emette radiazioni elettromagnetiche e più un corpo è caldo più radiazioni emette. Le radiazioni emesse dal corpo umano sono radiazioni infrarosse e possono essere captate con le cosiddette telecamere termografiche o termocamere che sono appunto quelle presenti sui termoscanner.

Differenze fra termoscanner e termometri

Spesso i termoscanner vengono anche definiti termometri a distanza, ma i termoscanner sono davvero così simili ai termometri? Innanzitutto partiamo con lo spiegare che cos’è esattamente un termometro e come funziona. Il termometro è lo strumento più comune utilizzato per misurare la temperatura corporea. È un  dispositivo facile  da utilizzare basato su un fenomeno fisico noto da molti secoli: due corpi posti a contatto dopo un certo tempo si portano alla stessa temperatura (equilibrio termico). Ecco quindi la prima differenza fra i due dispositivi: il meccanismo di funzionamento. Ma c’è anche un’altra importante differenza: il termometro misura la temperatura corporea mentre il termoscanner misura la temperatura della pelle.

Perché utilizzare il termoscanner?

Il termoscanner quindi sicuramente non dà una misurazione precisa della temperatura corporea delle persone e sicuramente può essere soggetto a degli errori (ad es. se una persona ha preso tanto sole o è molto coperta la temperatura della pelle si può alzare) ma è un dispositivo davvero utile per effettuare uno screening veloce. Sarebbe impossibile ma soprattutto contrario alle norme per il contenimento del contagio misurare la temperatura corporea di tutte le persone che accedono a un luogo pubblico con un termometro da contatto. Il termoscanner risulta quindi essere la soluzione più efficiente ed efficace in questo momento. Rimane comunque consigliato per uso personale il termometro da contatto che permette di conoscere con maggiore precisione la presenza di stati febbrili.

Il Termoscanner in vendita su Ippocrateshop: certificato medicale IIa

Su Ippocrateshop è disponibile un termoscanner con tencologia infrarossi e forma a pistola per misurare la temperatura della pelle. Il nostro termoscanner è un dispositivo medicale certificato CE di grado IIa. Questo significa che ha passato tutti i controlli necessari per poter essere considerato uno strumento diagnostico medicale preciso e affidabile secondo le norme della commissione europea. Questo termoscanner può essere utilizzato in tutti i centri medici, negli ospedali, nelle cliniche, ma anche in uffici pubblici e scuole, per misurare la temperatura corporea all’ingresso e assicurarsi con la massima affidabilità che questa non superi i 37.5, limite massimo stabilito dall’ISS.